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NASCE IL CIUCCIO

Anche a Napoli e in Campania arriva il calcio grazie ai marinai inglesi. Nascono il Naples, l'Internazionale e il Savoia. Il Savoia gioca la finalissima per il titolo, ma il divario con il Nord è notevole. La debolezza delle squadre di Napoli consiglia il loro accorpamento. Naples e Internazionale formano la Internaples. Finalmente il Calcio Napoli.

La genesi del calcio a Napoli, non si discostò da quella avvenuta in molte altre città italiane. Il primo pallone, vera e propria rarità dell'epoca, arrivò infatti per mano di alcuni marinai inglesi che, in questo modo, usavano trascorrere il tempo passato a terra tra una navigazione e l'altra e trasmettevano la passione per il nuovo gioco da loro inventato agli indigeni. Le loro evoluzioni spinsero ben presto molti ragazzi napoletani, vogliosi di fare attività sportiva, ad imitarli nel tentativo di domare quello che all'epoca doveva sembrare uno strano attrezzo. L'impulso dato dagli inglesi si diffuse ben presto, e in maniera febbrile, all'ombra del Vesuvio e nella provincia, come stava del resto succedendo anche nel resto d'Italia, con il fiorire di tutta una serie di clubs, tra i quali si distinsero il Naples, l'Internazionale del britannico William Phots e, soprattutto, il Savoia di Torre Annunziata, squadra che, per buona parte degli anni '20, fu una vera e propria stella del calcio centromeridionale, tanto da arrivare a disputare una finale nazionale per il titolo.
Se in un primo momento, la fioritura di squadre cittadine fu salutato come un fattore positivo, portando all'allargamento della base da cui poter trarre materiale umano su cui lavorare, alla lunga la dispersione che ne derivò comportò una certa debolezza delle stesse, fenomeno visibile dalle scoppole che via via rimediavano nei confronti con squadre di altre regioni. Come sarebbe accaduto da lì a poco anche a Roma, proprio per ovviare alla debolezza che era la principale caratteristica delle società cittadine, anche a Napoli cominciò perciò il periodo delle fusioni, che avrebbero dovuto portare in breve tempo al varo di una squadra realmente competitiva, anche ai massimi livelli, come era nei sogni degli sportivi partenopei. Da una prima fusione tra Naples e Internazionale, nacque l'Internaples, superato poi dalla nascita del Calcio Napoli, avvenuta nell'agosto del 1926, ad opera di dirigenti, giocatori e semplici appassionati, convenuti al Ristorante D'Angelo. Anche a Napoli, cominciava a delinearsi lo squadrone sognato.   

PRIME DELUSIONI

I primi passi non sono esaltanti. Ascarelli è il primo Presidente. Un solo punto nel disastroso torneo 1926-27. E' subito Sallustro. Il grande Attila, però, non basta e il Napoli rischia grosso, arrivando terzultimo. Verso il Girone Unico per la scelta delle sedici regine che si giocheranno il passaporto per la prima serie A della storia del nostro calcio.

I primi passi della nuova società non furono certo proprio esaltanti, con grande delusione degli sportivi partenopei che avevano sperato in una squadra immediatamente al passo con le migliori. Il primo torneo disputato a livello nazionale, quello del 1926-27, vide il ciuccio terminare con un solo punto in classifica, effetto di un misero pareggio riportato contro il Brescia. Le ambizioni presto esplicitate dal primo Presidente della società, Giorgio Ascarelli, sembrarono a quel punto sin troppo eccessive per una squadra che stava muovendo i primi passi. Eppure qualcosa di positivo, poteva già intravvedersi. In particolare si era messo subito in grande evidenza il centravanti Attila Sallustro, nativo di Asuncion, quello che sarebbe diventato in breve l'idolo dei tifosi partenopei. Attaccante dotato di classe cristallina, Sallustro si faceva notare sul campo non solo per le doti tecniche, ma anche per un comportamento da vero e proprio gentleman. Da rilevare che Sallustro non pretese un soldo per indossare la casacca del Napoli, tanto che Ascarelli, per ricompensarlo in parte, decise di donargli una lussuosa Balilla. In difesa si era invece distinto il forte terzino Paulo Innocenti, prelevato dal Bologna e ben presto tramutatosi in una colonna difensiva.
Nè la classe di Sallustro, nè la solidità di Innocenti potevano però reggere l'urto contro squadre nettamente più forti, tanto che il Napoli si trovò ancora una volta a malpartito nell'urto con le corazzate che già caratterizzavano il calcio italiano dell'epoca. Ad evitare una ingloriosa retrocessione nella serie inferiore, provvide il buon comportamento della squadra nella Coppa CONI, una sorta di torneo di consolazione per le squadre deluse dal campionato, nella quale il Napoli ottenne un onorevole terzo posto. Nel campionato successivo, il Napoli andò molto meglio e i punti conquistati furono quindici, che però non servirono ad evitare un terzultimo posto ancora una volta molto al di sotto delle aspettative. Per fortuna del Napoli, era in atto una riorganizzazione del calcio italiano, che stava sfociando nella nascita del girone unico, cosicchè i partenopei furono ammessi nel successivo torneo in uno dei due gironi dai quali sarebbero state scremate le sedici regine che avrebbero avuto accesso al primo campionato di serie A della storia.

UN DRAMMATICO SPAREGGIO

Il Napoli è un vaso di coccio tra i vasi di ferro. Ancora una volta il Napoli arriva terzultimo, insieme alla Lazio. Lo spareggio di Milano vede arrivare frotte di tifosi da Roma e Napoli: Sclavi para tutto, ma soprattutto mette pace tra Rier e Caimmi, con la Lazio già in dieci. San Pietro. La Federazione evita l'ulteriore spareggio. E' Serie A!


Ancora una volta però, il Napoli si dimostrò un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro tanto che al termine della stagione regolare i partenopei si classificarono al terzultimo posto, in scomoda coabitazione con la Lazio, nonostante l'ottimo rendimento di Buscaglia, Pampaloni e Sallustro. Si rese perciò necessario lo spareggio per stabilire quale delle due squadre avrebbe potuto fregiarsi dell'onore di disputare la massima serie e quale sarebbe malinconicamente discesa negli inferi della cadetteria.
Lo spareggio che fu disputato a Milano, vide calare nel capoluogo lombardo frotte di tifosi delle due squadre, desiderosi di assistere i propri beniamini in una contesa che si preannuciava drammatica. Treni speciali furono organizzati da Roma e da Napoli, per uno scontro che si preannuciava al  calor bianco. E in effetti, l'andamento della partita fu drammatico, in linea con l'importanza della posta. A caratterizzarlo furono soprattutto le strepitose e ripetute parate del portiere laziale Sclavi, che praticamente da solo tenne botta di fronte all'assedio del Napoli e permise alla sua squadra di tenersi in linea di galleggiamento. In particolare, il portierone  biancoceleste fu involontario protagonista di un episodio farsesco, allorchè, sul risultato di 2-1 per il Napoli dovette intervenire per calmare due compagni di squadra che si stavano azzuffando tra di loro in mezzo al campo, rimediando uno schiaffone da Caimmi che però era indirizzato a Rier, ritenuto troppo morbido dal primo di fronte all'assalto napoletano. La Lazio era già rimasta in dieci uomini per effetto dell'espulsione di Saraceni e qualora Rier e Caimmi avessero continuato nella loro assurda disputa, l'arbitro si sarebbe visto costretto ad espellere anche loro. L'intervento di Sclavi fu forse il più determinante tra i tanti che quel giorno il portiere laziale ebbe modo di sciorinare, tanto che alla fine della contesa i tifosi napoletani decisero di ribattezzarlo San Pietro, e permise alla Lazio di chiudere la contesa sul 2-2. Quando si stava per decidere la data e il luogo dell'ulteriore spareggio, cui naturalmente le parti guardavano con malcelato timore, la Federazione decise di risparmiare un nuovo drammatico testa a testa e di allargare le maglie del nuovo torneo ammettendo diciotto squadre invece di sedici, consentendo sia alla Lazio che al Napoli di far parte della massima divisione. Per fortuna del Napoli, i tempi bui stavano per finire, poichè stava arrivando Garbutt, uno dei migliori allenatori del calcio italiano di quella epoca.