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LA SQUADRA DEL DECENNIO

La scelta è ristretta al grande Genoa di Garbutt e al Torino del Trio. Due grandissime squadre, capaci di caratterizzare l'epoca antecedente all'introduzione del girone unico, ma la scelta non può che cadere sul Torino di Baloncieri, Libonatti e Rossetti II, capace di vincere due scudetti di fila e di cancellare la delusione del 1927-28, quando lo scandalo Allemandi porta alla revoca del titolo.

1919-20. Torna il campionato, dopo i lutti e le distruzioni operati dalla Prima Guerra Mondiale, e il calcio riprende il suo ruolo. Trionfa l'Inter, battendo nella finale di Livorno il Bologna, in un torneo pletorico che denuncia il grande problema che assilla in quel lasso di tempo il nostro football. Sta per diventare manifesta l'impossibilità di garantire qualità ad un torneo al quale partecipano troppe squadre, molte volte non all'altezza della situazione.

1920-21. La Pro Vercelli conferma la sua caratura e il livello di assoluta eccellenza raggiunto ormai da anni. La squadra piemontese, massima espressione di una scuola impostata soprattutto sull'agonismo e sull'organizzazione, la spunta nella finale di Torino sul coriaceo Pisa. Nella Pro Vercelli comincia a farsi notare un certo Virgilio Rosetta, terzino che andrà a comporre con Caligaris una delle più famose coppie difensive di ogni tempo. 

1921-22. E' l'anno in cui il calcio italiano si scinde, portando a maturazione il dissidio tra chi pensa ad un calcio dilettantistico e chi pensa che sia ormai ora di scremare il lotto delle partecipanti, facendo prevalere il principio gerarchico. Ne scaturiscono due tornei: quella della Federazione, il meno nobile, vede la vittoria della Novese; quello degli scissionisti, cui hanno aderito tutte le squadre più forti, vede l'ennesima vittoria della Pro Vercelli, che prevale sulla Fortitudo, vincitrice della Lega Sud. Si chiude il grande ciclo dei piemontesi, anche loro impossibilitati a reggere l'urto con un professionismo sempre più evidente.

IL GIOCATORE DEL DECENNIO

E' Adolfo Baloncieri, straordinario interno di Alessandria e Torino. Cresciuto nei grigi, ben presto ne diventa la guida, per effetto di una classe cristallina e di una potenza atletica non comune. Enrico Marone lo porta al Torino che sta costruendo pensando alla vetta e il Balon lo ripaga ampiamente, formando con Libonatti e Rossetti II, uno straordinario trio capace di portare i granata in vetta.

1922-23. Nell'anno della riunificazione, è il Genoa a prevalere sul resto della compagnia. I grifoni, forti di assoluti fuoriclasse come De Prà, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Catto e Santamaria, dopo aver eliminato la pro Vercelli, sancendo la fine di un'epoca, la più romantica, del nostro calcio, battono agevolmente la Lazio, nella quale fa la sua comparsa ad alti livelli un certo Fulvio Bernardini, in una finalissima che si conclude al cospetto di Mussolini: il regime ha ormai scoperto la valenza propagandistica del calcio.

1923-24. Il Genoa conferma la sua supremazia, piegando nel raggruppamento settentrionale la resistenza del Bologna di Arpinati. Comincia una rivalità esasperata che culminerà nei clamorosi incidenti dell'anno successivo e dovuti principalmente all'ingresso della politica nel governo delle cose calcistiche. In finale, i rossoblù si vedono opporre una strenua resistenza dal sorprendente Savoia di Torre Annunziata, che denuncia i progressi ormai in atto anche nel calcio meridionale. Il calcio italiano va verso l'unificazione.

1924-25. E' l'anno dei clamorosi incidenti tra Bologna e Genoa, che vedono le tifoserie fronteggiarsi con una violenza sino ad allora inusitata. Il Bologna di Arpinati, esce vincitore tra le polemiche dalla vera e propria battaglia inscenata dalle due società e va a vincere il suo primo scudetto contro l'Alba, una delle progenitrici della Roma. Rimarrà però la pessima impressione destata dagli avvenimenti della sfida col Genoa e, soprattutto, la consapevolezza che il calcio è ormai piegato agli interessi del fascismo, che si appresta a farne uno strumento di propaganda. 

 

L'ALLENATORE DEL DECENNIO

E' William Garbutt, primo allenatore professionista del nostro calcio. Dopo essere stato ottimo giocatore in patria, Garbutt viene ingaggiato dal Genoa e costruisce una squadra spettacolosa, grazie all'introduzione di nuove tecniche di allenamento e alla maniacale cura dell'aspetto psicologico. Sotto la sua guida, i grifoni diventano la squadra guida del nostro movimento e arrivano a sfiorare la stella del decimo scudetto.

1925-26. Torna a vincere la Juventus, forte di un grande portiere come Combi, supportato da una straordinaria coppia di terzini formata da Allemandi e Rosetta e di altri fortissimi giocatori come Bigatto, Vojak e Hirzer. I bianconeri piegano con molta facilità la resistenza dell'Alba, esplicitando la distanza che ancora separa le due parti della penisola e tornano alla vittoria, la seconda dopo quella riportata nel 1905.

1926-27. Il Torino risponde alla Juventus, andando a vincere il suo primo scudetto. Che però viene revocato, a causa del primo clamoroso scandalo del nostro calcio, quello che vede come protagonista Allemandi. Il forte difensore bianconero, viene convinto da un dirigente granata a non impegnarsi nel derby decisivo e provoca la decisione della Federazione di revocare lo scudetto vinto dallo squadrone allestito da Enrico Marone facendo perno sul formidabile Trio formato da Baloncieri, Libonatti e Rossetti II. Il titolo in questione, tra le ovvie rimostranze del Bologna, secondo classificato, non sarà mai assegnato.

1927-28. Il Torino si rifà della delusione dell'anno prima, vincendo il suo secondo scudetto, primo effettivo. Ancora una volta il Trio si conferma vero valore aggiunto per una squadra formidabile e sbaraglia ogni concorrenza, dimostrando che la vittoria dell'anno precedente era del tutto legittima e l'assoluta bontà di una intelaiatura priva di punti deboli, nella quale Baloncieri, Libonatti e Rossetti vedono esaltate le loro straordinarie doti di stoccatori.

1928-29. Il Bologna riesce a battere la concorrenza del Torino al termine di tre vere e proprie battaglie che confermano la forza dei granata e danno ancora più valore alla vittoria dei felsinei. Tra i quali si fanno notare un grande portiere come Gianni, un terzino come Monzeglio e, soprattutto, un terminale offensivo come quello rappresentato da Angiolino Schiavio. E' l'ultimo anno in cui il campionato si disputa in gironi: per effetto della riforma dei campionati, decisa dalla Federazione, sta per iniziare l'epoca del girone unico, che avrà un impulso decisivo sulla straordinaria evoluzione del nostro sport più popolare.