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SERIE A 1968-69

E' l'anno della Fiorentina yè-yè
. La squadra allenata dal Petisso, Pesaola, composta quasi esclusivamente da giovani alle prime armi, riesce a vincere il secondo scudetto della storia gigliata. Picchio De Sisti, Superchi, Pirovano, Merlo, Chiarugi, Ferrante, Esposito e gli altri, riescono ad infrangere la resistenza del grande Milan di Gianni Rivera che va a consolarsi vincendo la seconda Coppa dei Campioni della sua storia.

La classifica. La graduatoria completa del campionato 1968-69 e le cifre complete di tutte le squadre partecipanti.
I tabellini. Tutte le partite disputate nel corso dell'annata. Schede complete di date, squadre, arbitri e marcatori di tutto il campionato 1968-69.
La classifica dei marcatori. La graduatoria dei cannonieri del campionato 1968-69 e i principali frombolieri dell'annata.

Il 1968-69 vede la Fiorentina vincere il secondo scudetto della sua storia. Costruita con grande sagacia da Baglini e guidata la meglio da Pesaola, la squadra gigliata riesce in una impresa di cui pochi la accreditavano alla vigilia. E non tanto per una questione tecnica, quanto per la giovanissima età media di una squadra piena di ragazzi giovanissimi, tra i quali un non anziano come Picchio De Sisti fa la figura del matusalemme. Sottoa la sapiente regia di Picchio, i vari Esposito, Ferrante, Pirovano, Brizi, Chiarugi e Merlo, fanno vedere di che pasta sono fatti e si issano subito in testa alla classifica, sfiancando la resistenza prima del Cagliari di Gigi Riva e poi del Milan di Gianni Rivera. Da mettere in risalto, soprattutto, la tenuta esterna della squadra viola, capace di terminare imbattuta il ciclo delle partite esterne, a riprova di una tenuta nervosa eccezionae per una squadra così imberbe. Il Milan si rifà ampiamente con la conquista della sua seconda Coppa dei Campioni, vinta al Santiago Bernabeu contro l'Ajax della stella nascente Crujff nella notte che segna la consacrazione di Pierino Prati. Da rilevare anche l'ulteriore crescita tecnica dell'ottimo Cagliari di Manlio Scopigno, ormai sulla rampa di lancio per portare in Sardegna quello scudetto che pochi anni sembrava solo un sogno.

Il 1968-69 è caratterizzato anche dalla tragica morte di Giuliano Taccola. Il forte attaccante romanista, nel pieno della sua evoluzione calcistica, muore in circostanze mai del tutto chiarite negli spogliatoi dell'Amsicora, dopo essere stato operato di tonsillite. La sua tragica fine e la gestione delle ore successive alla tragedia da parte di Helenio Herrera, lasciano un solco che non sarà mai colmato tra il Mago, appena trasferitosi nella Capitale e il presidente Alvaro Marchini. La commedia degli equivoci in casa Roma tocca l'apice alla fine della stagione, quando vengono ceduti i gioielli Capello, Spinosi e Landini alla Juventus, nel quadro di un affare che giova solo ai bianconeri. Mentre la stampa romana arriva a minacciare di sparare dai tetti, la Roma si ritrova depauperata di un capitale tecnico che avrebbe dovuto garantire un futuro luminoso e, soprattutto, una guerra latente tra presidente ed allenatore che cova a lungo sotto la cenere e che riesplode ben presto a livelli che rendono ingestibile un ambiente sin troppo passionale come quello romanista. i risultati di questa guerra, si faranno sentire a lungo e contribuiranno non poco ad impedire alla Roma di realizzare le grandi ambizioni che erano state riesumate con l'arrivo di Herrera.    

Le sorprese dell'annata, sono due, una negativa e una positiva. La prima è rappresentata dal Bologna, ormai in caduta libera dopo i fasti dell'inizio decennio. L'addio di Fulvio Bernardini e un rinnovamento non riuscito dei quadri tecnici, portano i felsinei nella zona bassa della classifica, tanto da costringere la dirigenza a chiamare Oronzo Pugliese a risollevare le sorti della squadra. La cessione di Haller e Fogli, il declino di Tumburus, gli incidenti che mettono più di una volta fuori gioco Bulgarelli, appesantiscono presto il cammino della squadra che solo pochi anni prima aveva vinto il suo sesto titolo e fanno capire che l'alta classifica sta diventando un miraggio. La seconda è data dal Verona, appena tornato nella massima serie. Guidati da Cadè, gli scaligeri affrontano il torneo senza eccessivi timori reverenziali e riescono a barcamenarsi abbastanza bene tra i marosi che mettono in grande difficoltà squadre molto più esperte di loro. Pur non avendo grandissime individualità, il Verona mostra una compattezza di squadra che è la dote giusta per poter affrontare squadre più dotate dal punto di vista tecnico. Alla fine la salvezza, ottenuta anche senza grandissime sofferenze, è il giusto premio per Traspedini e compagni.