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SERIE A 1929-30

La storia completa del primo torneo a girone unico della storia del calcio italiano. Con la nascita della Serie A il calcio italiano diventa un vero fenomeno di costume e caratterizza le domeniche di milioni di appassionati in tutto il paese. La prima squadra a vincere il torneo unificato l'Ambrosiana Inter.

La classifica. La graduatoria completa del campionato 1929-30 e le cifre complete di tutte le squadre partecipanti.
I tabellini. Tutte le partite disputate nel corso dell'annata. Schede complete di date, squadre, arbitri e marcatori di tutto il campionato 1929-30.
La classifica dei marcatori. Clicca qui per conoscere la graduatoria dei cannonieri del campionato 1929-30 e i principali frombolieri dell'annata.

Il personaggio dell'anno senza alcun dubbio Giuseppe Meazza, detto il "balilla" dai tifosi interisti. Il fuoriclasse nerazzurro, ormai sulla strada della piena maturità agonistica, vince la classifica dei cannonieri alla media strepitosa di quasi una rete a partita e sciorina una serie di prestazioni di altissimo livello diventando il punto di riferimento di una squadra nella quale non mancano certo giocatori di alto livello, a cominciare da Allemandi, uno dei migliori difensori italiani dell'era compresa tra le due guerre. E cosa dire poi di Serantoni, uno dei migliori interni mai espressi dal calcio italiano nel corso della sua lunga storia, uno capace di continuare a giocare nonostante una frattura nel corso di una partita disputata dalla Nazionale italiana contro quella tedesca, tanto da far esplicitare al medico tedesco tutta la sua incredulità di fronte a tanta abnegazione? Ma accanto a questi campioni la squadra nerazzurra può schierare tanti ottimi comprimari, come i mediani Rivolta e Castellazzi, il difensore Gianfardoni e gli attaccanti Povero e Blasevich, che ne fanno un complesso privo di punti deboli. Il risultato finale, che vede l'Ambrosiana vincere il titolo, è il premio migliore alla lungimiranza della società nerrazzurra, capace di assemblare nel migliore dei modi una squadra vera.

Nella stagione 1929-30 si disputò il primo derby capitolino della storia, evento che incendiò immediatamente la città. La fusione delle maggiori società romane, compiutasi nel 1927, aveva visto la Lazio rifiutare la sua adesione ad un progetto che avrebbe dovuto sfociare nella formazione di una sola squadra in grado di battersi ai massimi livelli. Proprio per questo motivo la rivalità tra la neonata Roma e la società biancoceleste fu subito al calor bianco. Per tutta la settimana la tensione nella Capitale fu altissima, tanto che si ipotizzò di non far disputare l'incontro per motivi di ordine pubblico. A rendere ancora più elettrica la vigilia concorsero gli echi della vicenda Bernardini, asso romanista che aveva iniziato la sua carriera nella Lazio e che aveva lasciato la società biancocelste nell'infuriare di furibonde polemiche. Alla fine la partita, vinta per la cronaca dalla Roma con rete di Volk (il centravanti romanista divenne in quegli anni la vera bestia nera dei tifosi laziali e del bravo portiere biancoceleste Sclavi) fu giocata senza incidenti, col sospiro di sollievo delle autorità competenti.

La sorpresa dell'anno costituita dal Genoa. Forse non è del tutto esatto parlare di sorpresa, visti i grandi trascorsi del Grifone, capace di vincere nell'era pionieristica del nostro football la bellezza di nove scudetti, ma il ritorno del Genoa, capitanato dal vecchio De Prà (probabilmente il miglior portiere degli anni '20), ad altissimi livelli non era proprio tra le maggiori sicurezze di inizio stagione. Nonostante lo stato di avanzato declino di alcuni dei suoi assi e un organico impoverito dall'addio di De Vecchi, i rossoblù riescono a dar luogo ad un torneo di altissimo livello e a dimostrarsi alla pari delle squadre più rinomate e accreditate della stagione, giungendo infine ad un ottimo secondo posto che riporta i genovesi ai livelli più volte toccati in passato e ad un passo dallo scudetto della stella. Nelle loro file si mette in luce soprattutto lo sfondareti Levratto il quale si conferma uno dei migliori attaccanti del calcio italiano, ma tutto il complesso si muove nel migliore dei modi agli ordini di uno dei migliori trainer dell'epoca, l'inglese Garbutt, che riesce a fare del Genoa un collettivo affidabile e in grado di reggere l'urto di qualsiasi formazione.