ARCHIVIO STORICO
 HOME

 STORIE

 SQUADRE

 CAMPIONATI

 GIOCATORI

 COPPA ITALIA

 MONDIALI

 BIG MATCH

 COMMUNITY

 LINKS

 CREDITS

 CONTATTI

 

LA FONDAZIONE - GLI ANNI '50 E LA SAMP DEI VECCHIETTI TERRIBILI - IL PRIMO PERIODO BUIO - I GRIGI ANNI '70 - INIZIA L'ERA MANTOVANI - DALLA PRIMA COPPA ITALIA ALLO SCUDETTO - LA DELUSIONE DI WEMBLEY - DALLA MORTE DI MANTOVANI ALLA SERIE B - ARRIVA GARRONE

NASCE LA SAMPDORIA

Le avventurose vicende di Andrea Doria e Sampierdarenese. Dalla fusione che dà vita alla Dominante, al fallimento del progetto che dovrebbe dar luogo ad una unica squadra in grado di competere per la supremazia cittadina col Genoa. I vertici fascisti fanno e disfano, dando luogo ad una sarabanda senza fine. Dopo la guerra rinascono le due società che vengono ammesse alla serie A. Al termine della stagione 1945-46, nasce la Sampdoria.

Il primo torneo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva visto la partecipazione di ben tre società genovesi al girone settentrionale della Serie A: il Genoa, l'Andrea Doria e la Sampierdarenese. Mentre scontata era stata l'ammissione di Genoa e Sampierdarenese, molto sorprendente era stata invece quella dell'Andrea Doria, che aveva potuto godere di un permesso speciale concessole dal Presidente della Federazione, Mauro, a causa delle vessazioni che questa società aveva subito durante il regime fascista. Infatti, l'Andrea Doria, nel 1928 aveva dovuto subire la fusione con la Sampierdarenese che aveva dato luogo alla Dominante, progetto portato avanti dagli alti comandi della 26° Legione della Milizia Fascista, un pò sul modello di quello che aveva portato alla costituzione della Roma e che in pratica mirava ad inglobare tutte le realtà calcistiche cittadine in una unica società. Gli ex doriani, però, non si erano dati per vinti e un gruppo di indomabili, capeggiati da paolo Franchetti, aveva costituito l'Alessandro Volta, presieduta da Olivari, la quale aveva ricomincaito dalla prima divisione dilettanti, per poi far rivivere l'antica denominazione Andrea Doria. Nel 1931-32, la squadra era arrivata in serie C, dove era rimasta sino al 1936, allorchè i soci dell'Andrea Doria dovettero arrendersi alle angustie economiche, di cui erano direttamente responsabili le gerarchie fasciste cittadine, che avevano mosso tutte le pedine possibili per strozzarli finanziarmente. Per quanto concerne la Sampierdarenese, essa era nata nel 1911 come Società Ginnastica Comunale, su impulso di un gruppo di studenti (Cornetto, Lenuzza, Riccardi, Scatti, Berlingeri, Pastorino, Calvi, Langerotto e Siegris). Dopo aver cominciato nella terza categoria, la Sampierdarenese era passata nel 1915 in seconda. Nel 1920, la sezione calcistica si rese autonoma e assorbì la dissestata Pro Liguria, acquisendo così il diritto a prendere parte al torneo di prima categoria. Infine, come abbiamo visto, nel 1928, anche la Sampierdarenese si era dovuta rassegnare alla scomparsa. Non era però finita lì, poichè nel frattempo, la Dominante aveva dato a sua volta luogo ad una nuova fusione con Rivarolese e Sestrese, dalla quale era nato il Liguria, esperimento che però ben presto era fallito con la caduta in serie C. Di fronte a questa situazione, il Segretario del Fascio di Sampierdarena, Benvenuti, aveva convocato Luigi Cornetto, uno dei fondatori della Sampierdarenese, il quale aveva ripreso contatto coi vecchi soci e aveva accettato l'incarico di ricostruire la società dalle fondamenta, con una unica condizione: quella di riprendere l'antica denominazione. La nuova società era andata talmente bene, da ritrovarsi nel giro di pochi anni in serie A. Ancora una volta, però, le turbolenze societarie erano dietro l'angolo e, quando le grandi acciaerie di Sestri e Cornigliano, che davano grande aiuto alla squadra, chiesero una compensazione per l'aiuto economico dato, il presidente Moio, un ex colonnello dei carabinieri divenuto capo dell'ufficio personale dell'Ansaldo, decise di darla mutando nuovamente il nome in Liguria. La sarabanda in questione, finì soltanto con l'arrivo della guerra, dopo di che, si tornò alla situazione esistente alla fine del primo conflitto mondiale, con Sampierdarenese e Andrea Doria ancora una volta sulla breccia. 
Il torneo 1945-46, non fu molto brillante per il calcio della Superba. Tutte e tre le squadre cittadine, avevano dato luogo ad un torneo stentato, caratterizzato più dalle ombre che dalle luci. In particolare, l'Andrea Doria si era classificata al decimo posto, mentre la Sampierdarenese era arrivata quattordicesima ed ultima. Quando la Federazione decise di tornare al girone unico, si venne a creare una situazione abbastanza controversa, poichè la Sampierdarenese si trovava in cattive acque dal punto di vista economico, ma avrebbe avuto diritto a partecipare alla successiva serie A, mentre l'Andrea Doria, che sotto il profilo finanziario non aveva eccessivi problemi, si sarebbe trovata nella serie cadetta. Il tutto era dovuto alla decisione della Federazione di privilegiare i titoli sportivi acquisiti nel tempo. A rendere ancora più amaro il verdetto federale per i doriani, concorreva il fatto che i vertici societari, sulla base di assicurazioni precedenti, si erano già mossi bloccando Bassetto per la bella cifra di oltre tre milioni di lire. Fu a questo punto che Cornetto e Parodi decisero l'abboccamento segreto che avrebbe sbloccato una situazione intricatissima. Nel corso di un colloquio a quattro occhi, i due concordarono su un punto che difficilmente poteva essere confutato: tre squadre a Genova erano troppe. Quando Cornetto espose il risultato di questo colloquio all'assemblea dei soci della Sampierdarenese, l'accoglienza fu gelida, se non rabbiosa. Fu necessaria una seconda convocazione, nel corso della quale furono smussati alcuni angoli e date assicurazioni che fecero breccia anche nei soci più refrattari. Ma il passi definitivo venne nel corso di una terza assemblea, quando Corti, in rappresentanza della parte doriana perorò con tanta passione la necessità di unire le forze, da sgombrare il campo dalle ultime incomprensioni. Il 6 luglio 1946, nello studio dell'avvocato Bruzzone, fu così firmata la convenzione che sanciva la nascita della Unione Calcio Sampierdarenese-Doria, ovvero la Sampdoria. Presidente era Pietro Sanguineti. 
 

PRIMI PASSI

La "squadra dei milionari" dà luogo ad una robusta campagna acquisti, che vede arrivare oltre a Bassetto, il forte mediano Fattori. Dopo un ottimo inizio, la squadra allenata da Galluzzi chiude al decimo posto, vincendo i primi due derbies della storia. Nell'estate però, viene ceduto Fattori all'Inter, senza adeguato rimpiazzo. La stagione 1947-48 vede la Sampdoria arrancare in fondo alla classifica.

La neonata società, fu subito ribattezzata dalla stampa sportiva, la "squadra dei milionari", per effetto della floridezza economica apportata dai vecchi vertici doriani. La maglia prescelta, fu derivante dalla fusione tra i colori che avevano caratterizzato Andrea Doria, bianco-blu, e Sampierdarenese, bianco-rosso-nero. Allenatore fu scelto Galluzzi, ex giocatore di buon livello della Fiorentina che, una volta trasformatosi in tecnico, aveva introdotto il Sistema nella squadra gigliata. La squadra fu naturalmente composta attingendo al meglio delle rose di Andrea Doria e Sampierdarenese. Dalla prima furono prescelti il portiere Lusetti, i mediani Bovoli, Poggi e Gramaglia, l'interno Baldini, l'ala Parodi. Dalla Sampierdarenese furono invece scelti l'altro portiere Bonetti, il jolly difensivo Borrini, il mediano Bertani, l'interno Fiorini. La rosa fu naturalmente integrata con una robusta campagna acquisti che vide arrivare sotto la Lanterna i terzini Piacentini dal Torino, Pischianz dal Venezia e Zorzi dal Milan il forte mediano Fattori dal Vicenza, l'interno Bassetto (una grande promessa del calcio italiano) dal Vicenza, le ali Fabbri (il futuro Commissario Tecnico della Nazionale) dall'Inter e Frugali dall'Alessandria, e l'attaccante Barsanti, sempre dai nerazzurri milanesi. Con questa inquadratura, la Sampdoria andava ad affrontare il primo torneo della sua storia, con qualche timore, ma anche con fondate speranze di reggere l'urto con le consorelle. La prima partita, a Roma contro i giallorossi, confermò i timori della vigilia. Il centravanti romanista Amadei rispose con una tripletta alla rete di Bassetto, sollevando più di una perplessità in un ambiente che ancora ricordava il pessimo comportamento dell'anno precedente. Alla seconda giornata, però, Pinella Baldini regalò la prima vittoria della sua storia alla Sampdoria, proprio nella settimana che precedeva un impegno da far tremare i polsi, quello col Grande Torino. La partita del Filadelfia dette la conferma della buona levatura degli uomini di Galluzzi, il cui Sistema resse al confronto con quello della squadra monstre del momento. Ancora Baldini, fu autore della rete che pareggiò quella di Valentino Mazzola, regalando ai doriani un punto sul quale nessuno faceva affidamento alla vigilia. E quando alla quarta giornata anche il Milan veniva regolato in rimonta, con il solito Baldini autore stavolta di una doppietta, l'entusiasmo dell'ambiente doriano toccò le stelle. Fu la sconfitta interna con il Bologna a riportare tutti coi piedi per terra, ma fu un bene, in quanto nella successiva partita, Baldini e compagni affrontarono con la dovuta concentrazione il primo derby della storia con il Genoa. La stracittadina non ebbe praticamente storia e le reti di Baldini, Frugali e Fiorini consegnarono la vittoria alla Sampdoria, senza alcuna possibilità di replica della controparte. Dopo la sconfitta esterna con la Lazio, i doriani ripresero il loro cammino andando a violare il campo dell'Alessandria, per poi maramaldeggiare sul Bari a Marassi. Alla tredicesima giornata, grazie alla vittoria a tavolino a Venezia, gli uomini di Galluzzi si trovarono addirittura al quarto posto, ma da questo momento iniziò un periodo grigio che terminò solo alla prima giornata del girone di ritorno, col 4-0 inflitto alla Roma. Se la parte alta della classifica si era ormai allontanata decisamente, la Sampdoria continuò comunque con una andatura che gli permise di installarsi saldamente nella parte tranquilla della graduatoria e di togliersi ancora qualche soddisfazione, come la seconda vittoria nel derby di ritorno col Genoa, un 3-2 propiziato dalle reti di D'Alconzo e Bassetto (doppietta). Alla fine della stagione, la squadra doriana si classificò al decimo posto, un piazzamento che, se poteva provocare qualche rimpianto, poteva anche essere visto con una certa soddisfazione visto che era stato guadagnato insieme a squadre come Inter, Lazio e Genoa. 
La squadra che si era comportata così validamente, fu però smantellata nel corso dell'estate. In particolare, fu ceduto il mediano Fattori, uno dei punti di forza della squadra, il quale fu prelevato insieme a Fiorini dall'Inter. Inoltre partivano il forte terzino Piacentini, in direzione Lazio e Mondino Fabbri, che andava all'Atalanta. Gli arrivi di Ballico dalla Spal, di Cassano e Koenig dalla Lazio, del terzino Vicich dalla Juventus e degli argentini Calichio, Garro e Bello, non compensarono le partenze e sin dalle prime giornate, la Sampdoria si trovò invischiata nella lotta per non retrocedere. Il nuovo tecnico, Baloncieri, non riuscì mai a dare una fisionomia netta ad una squadra in crisi di identità, ma per fortuna dei blucerchiati arrivò l'esplosione ad altissimi livelli di Adriano Bassetto a togliere le castagne dal fuoco. Le 21 reti del fortissimo interno, unite alle 13 di Baldini, consentirono alla Sampdoria di chiudere a 36 punti, due soltanto sopra la zona retrocessione. Gli errori dell'estate erano stati pagati a caro prezzo.        


SENZA INFAMIA E SENZA LODE

Il torneo 1948-49 vede la Sampdoria, rinforzata da Gei, Curti, Lucentini, Lorenzo e Coscia, arrivare al quinto posto. La Sciagura di Superga impedisce però di guardare con gioia al risultato finale. La dirigenza doriana fa però un errore di valutazione e il mancato rafforzamento della rosa, produce una certa stasi di risultati negli anni a venire. Tredicesima nel 149-50 e dodicesima nell'anno successivo, è una sampdoria senza infamia e senza lode.  

Gli errori dell'estate precedente, furono adeguatamente compresi dalla dirigenza doriana in quella del 1948. Stavolta le cose furono fatte con grande discernimento. La zavorra rappresentata dalla colonia argentina, fu rispedita al mittente e avvicendata con il centravanti Juan Carlos Lorenzo, prelevato dal Boca Juniors e l'interno Josè Osvaldo Curti, del River Plate, giocatori di sicuro livello che potevano garantire un rendimento costante. Sul mercato interno, erano da rilevare l'arrivo di Aristide Coscia, classico interno acquistato dall'Alessandria dopo aver costituito uno dei punti di forza della Roma tricolore del 1941-42 e quello di Renato Gei, interno dalle spiccate attitudini offensive prelevato dalla Fiorentina. Inoltre la società dimostrava di saper guardare al futuro, procedendo agli acquisti di due promesse come l'ala Lucentini del Tolentino e l'altra ala Prunecchi, che si era messo in grande evidenza nella Carrarese. In panchina rimaneva Adolfo Baloncieri, che stavolta riusciva ad assemblare al meglio la rosa consegnatagli dalla campagna estiva e, dopo aver limato in maniera adeguata le magagne che nell'anno precedente aveva portato verso il basso la squadra, riusciva a presentare ai nastri di partenza del torneo 1948-49 una formazione completamente rinnovata nel gioco e nello spirito. L'inizio non era dei migliori, soprattutto a causa di una non perfetta tenuta difensiva che vanificava le buone cose prodotte dal settore offensivo. Nelle prime quattro giornate la Sampdoria subiva la bellezza di dieci reti e guadagnava solo tre punti. Alla quinta giornata, però, il derby con il Genoa, fece vedere una squadra da sogno, capace di spazzare via l'avversaria concittadina con un roboante 5-1. La battuta di arresto col Modena, non scoraggiò i doriani, i quali nella settima giornata compirono una nuova impresa, sconfiggendo la Juventus 2-0. Alla decima giornata, il 4-2 esterno rifilato alla Roma, confermò le grandi attitudini offensive dei blucerchiati, risultato della sapienza tecnica e tattica di una coppia di interni come quella formata da Bassetto e Gei e della puntuale chiusura della manovra assicurata dal solito Baldini. Ma non soltanto loro, se si pensa che Baloncieri poteva contare anche su riserve di ottimo livello come Lorenzo e Lucentini, capaci di non far pesare troppo le eventuali assenze dei big e sulla costanza ad alti livelli di Coscia e Gramaglia. Dopo aver girato al quinto posto il girone di andata, la Sampdoria si confermò su alti livelli anche nella parte discendente del torneo, continuando a mostrare una facilità di manovra e una prolificità che autorizzavano la tifoseria a coltivare sogni di alta classifica. Alla quinta giornata di ritorno, addirittura, gli uomini di Baloncieri si trovavano al secondo posto, in coabitazione con l'Inter, ma una piccola crisi li allontanò dalla parte più nobile della classifica, anche se i blucerchiati non scesero mai sotto al quinto posto che sarebbe poi stato il piazzamento finale. Piazzamento che però contava poco, in considerazione della terribile sciagura che nel maggio del 1949 colpì il Grande Torino, il cui aereo andò a schiantarsi contro il muraglione della cattedrale di Superga. Era la più grave sciagura che avesse mai colpito il calcio italiano e pensare al pur ottimo comportamento della squadra in simili condizioni, diventava quasi impossibile.
L'estate del 1949, vide la dirigenza doriana muoversi con una certa circospezione. L'ottimo comportamento palesato dalla squadra nella stagione appena conclusa, spinse la società a pochi colpi, tesi a consolidare una rosa che aveva mostrato il suo valore. Ancora una volta la Sampdoria si rivolse al mercato argentino, sostituendo Curti, troppo discontinuo, con Sabbatella, ala del River Plate. Sul mercato interno, il colpo di maggior rilevanza fu quello riguardante il terzino Edy Gratton, acquistato dal Milan. Sempre in difesa, c'era da registrare l'innesto di Arrighini, roccioso terzino del Padova e di Umberto Mannocci, centromediano del Livorno, mentre la mediana veniva puntellata con l'acquisto di Agostinelli, mediano del Mantova. Era una campagna di semplice consolidamento e se da un lato, consentì alla Sampdoria di rimanere su discreti livelli di rendimento, dall'altro impedì alla squadra, ancora affidata a Baloncieri, di dar luogo ad una ulteriore crescita. Il tredicesimo posto finale confermò questa realtà. La dirigenza non volle però mutare linea e anche la campagna acquisti in vista della stagione 1950-51 vide soltanto ritocchi marginali. Arrivarono il mediano della nazionale svedese, Gaerd, che però non riuscì a dimostrare le sue doti e, dal Genoa, l'altro mediano Bergamo. Partiva però, verso la parte rossoblù della Lanterna, Baldini, e si trattava di una cessione abbastanza dolorosa, visto che l'interno era stato il primo giocatore sampdoriano ad indossare la maglia della Nazionale. Ne derivò un dodicesimo posto finale, senza infamia e senza lode.