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IL REUCCIO E MASETTI

La Roma compie il definitivo salto di qualità procedendo all'acquisto del Reuccio di Bari, Costantino, una delle migliori ali dell'epoca. Il barese, titolare della Nazionale di Pozzo, costa un dodicesimo della cifra spesa per costruire Testaccio. Arriva anche un certo Guido Masetti, portiere prelevato dal Verona, che segnerà un'epoca.

L'acquisto di spicco della stagione 1930-31 fu quello dell'ala del Bari e della Nazionale, Costantino. La Roma dette luogo ad un grande sforzo economico per poter schierare nel proprio attacco il Reuccio di Bari, ma il forte attaccante pugliese ripagò la dirigenza della società giallorossa dello sforzo fatto, confermando in pieno le credenziali che ne avevano accompagnato l'avvento. Esploso in giovanissima età, Costantino doveva il suo soprannome alla fantasia dell'immaginifico Bruno Roghi ed era diventato in breve l'idolo della folla barese. Nonostante le minacce della tifoseria pugliese, quando i dirigenti romanisti si presentarono con un assegno da settantamila lire (per capire di quale esborso si trattasse, basti dire che con una cifra dodici volte superiore era stato costruito Testaccio) quelli del Bari non se la sentirono di rispondere negativamente anche perchè a Roma il giocatore avrebbe avuto ben altre prospettive di carriera. Per capirne la caratura basterebbe ricordare il giudizio che di lui dette il famoso Ugo Meisl, inventore del Wunderteam austriaco: "La miglior ala destra d'Europa".
Se quello di Costantino era l'acquisto boom, vi era un altro arrivo di rilievo, forse sottovalutato al momento, ma che poi si sarebbe rivelato di fondamentale importanza, quello del portiere Guido Masetti, che la Roma aveva prelevato dal Verona. Segnalato alla Roma dall'arbitro Del Bianco, egli fu sottoposto ad un provino al termine del quale Burgess disse che portieri come lui ce n'erano almeno mille. Per sua fortuna, e per fortuna della Roma, a ribaltare il giudizio dell'allenatore concorse la lungimiranza di Bernardini che chiese alla società di tesserarlo e fu accontentato. Masetti andava a prendere il posto di Ballante, un posto che non avrebbe più lasciato sino allo scoppio della guerra. Con le sue parate e il suo carisma prese ben presto un posto di rilievo nel cuore della tifoseria romanista, diventando uno dei maggiori simboli della Roma di Testaccio. Inoltre erano da registrare l'arrivo del forte terzino Bodini dalla Cremonese che con la sua forza fisica rendeva ancora più compatto il già forte reparto arretrato e quello della classica mezzala argentina Lombardo.

UN DUELLO DURISSIMO

La Roma ha ormai appreso gli schemi di Burgess e, nonostante una partenza non buonissima, si tiene nella scia della Juventus. Nel primo scontro diretto, i giallorossi perdono 3-2, ma si rifanno abbondantemente nella partita di ritorno battendo i bianconeri con un 5-0 che ispirerà un film e nel quale un ruolo di primo piano viene giocato da Ferraris IV.

Il torneo 1930-31 si trasformò ben presto in un duello tra la Roma e la Juventus, le quali oscurarono immediatamente ogni altra concorrente. La squadra giallorossa aveva ormai portato a maturazione la sua evoluzione e aveva mandato a memoria i piani tattici di Burgess, allenatore che dal punto di vista dell'approccio alla partita non era secondo a nessuno. Grande preparatore atletico, l'inglese portò alla Roma la teoria degli scambi che portava i terzini a cambiare posto coi mediani e a portarsi sulle ali. Il suo gioco, una sorta di calcio totale ante litteram, fece diventare la Roma un vero rullo compressore e fu uno dei suoi segreti in quella esaltante stagione che la vide competere per la prima volta per il titolo.
L'inizio del torneo non fu esaltante per la Roma, che proprio in quel lasso di tempo accumulò un ritardo che poi si sarebbe rivelato determinante. La prima sconfitta arrivò alla quinta giornata a Torino con la Juventus, in una partita estremamente spettacolare che però ancora non si pensava che sarebbe stata una delle partite fondamentali dell'anno. In effetti, la critica specializzata mostrava ancora alcune remore nel considerare la Roma una valida alternativa a Juventus, Bologna e Ambrosiana, squadre molto più accreditate, in linea teorica, nella corsa al titolo. All'ottava giornata cinque punti dividevano la Roma dalla Juventus capolista. Da quel momento però i giallorossi cominciarono a macinare risultati mantenendosi nella scia dei bianconeri e anzi accorciando le distanze. Alla tredicesima giornata la grande vittoria riportata sul campo del Torino (4-1) portò la Roma ad un solo punto dalla Juventus, ma la sconfitta casalinga col Milan permise ai bianconeri di riallontanarsi, mettendo tra loro e gli uomini di Burgess una distanza di discreta sicurezza. La sconfitta di Napoli della ventunesima giornata sembrò porre una pietra tombale sulle ambizioni romaniste, ma la settimana successiva il tremendo 5-0 rifilato alla Juve e che vide tra i maggiori protagonisti Ferraris IV, dimostrò che la Roma non intendeva mollare. Questa partita sarebbe rimasta famosa a lungo anche per aver ispirato un film dell'epoca. Il tremendo rovescio subito quel giorno a Roma, provocò non poche polemiche nell'ambiente bianconero, il quale accusò l'atmosfera di intimidazione creata da Ferraris IV, accusa che però non si reggeva in piedi, visto il piglio gladiatorio col quale il forte atleta di Borgo era solito affrontare la contesa. Ben presto gli stessi juventini si resero conto della assurdità di questa accusa e le polemiche rientrarono.

DECIDE IL DERBY

La svolta del torneo si verifica nel corso della stracittadina di ritorno, quando la Lazio pareggia 2-2 e una serie di clamorosi incidenti innescati dal litigio tra De Micheli e Vaccaro, costringono all'intervento dei carabinieri a cavallo per scongiurare il peggio. La Roma chiude seconda e Volk vince la classifica dei cannonieri.

La svolta del torneo si ebbe alla ventottesima giornata quando la Lazio, in un derby funestato da incidenti gravissimi innestati da uno scontro tra il focoso De Micheli e il Presidente Federale Vaccaro, alto dirigente della squadra biancoceleste che si era sempre dimostrato acerrimo nemico della Roma sin dai tempi della fusione che ne aveva portato alla nascita, e terminato con i carabinieri a cavallo in campo, impose il 2-2 ad una Roma lanciatissima. I giallorossi, che quel giorno dimostrarono una non perfetta padronanza mentale di fronte alla provocazioni evidentemente studiate di Vaccaro, non poterono così approfittare della contemporanea sconfitta bianconera a Torino e soprattutto, si trovarono con la squadra decimata dalle squalifiche in vista della trasferta con l'Ambrosiana, persa nettamente nel giorno in cui la Lazio batteva la Juventus, dimostrando che il pareggio della stracittadina era tutt'altro che impresa isolata. 
Svaniva così il sogno di portare per la prima volta lo scudetto al centrosud, anche se rimaneva l'orgoglio per un torneo eccezionale, terminato al secondo posto e la consapevolezza che la Roma era ormai entrata nel ristretto novero delle big. Il piano originario che aveva portato alla nascita della Roma, confermava nel modo migliore la validità dell'assunto iniziale.
Altro motivo di orgoglio per i giallorossi fu la vittoria nella classifica dei cannonieri da parte di Volk, il primo giocatore della Roma a riuscire nell'impresa. Il fiumano aveva uno stile molto particolare, in quanto era solito giocare spalle alle porta, per poi girarsi di scatto, ad onta della poderosa mole e mollare terrificanti sberle che mandavano spesso il pallone in fondo alla rete avversaria tra la sorpresa dei portieri. La messe di reti che metteva regolarmente a segno alla fine dell'anno, faceva dimenticare i limiti derivanti dalla scarsa partecipazione alla manovra a tifosi e tecnici. Purtroppo per Volk, il non aver mai voluto affinare le doti tecniche, avrebbe avuto conseguenze infauste sulla parte finale della carriera, accelerandone il declino quando la vigoria fisica cominciò a scemare.