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GRANDI AMBIZIONI

Gli acquisti di Bernardini e Volk, uniti alle conferme di ottimi elementi come Ferraris IV, Fasanelli e Chini, sono il segno evidente delle ambizioni giallorosse. Il torneo 1928-29, che decide le partecipanti alla prima serie A a girone unico, può così essere affrontato con la tranquillità derivante dall'aver preparato nel modo migliore il futuro.

Gli acquisti di Bernardini e Volk, oltre a dimostrare nel modo più eloquente possibile le grandi ambizioni della Roma, andavano ad innestarsi su una ossatura di squadra che già aveva dimostrato la sua validità nel corso dell'annata conclusa. Non bisogna dimenticare infatti che in questa prima fase si erano messi in mostra elementi di grande valore come Ferraris IV, Fasanelli e Chini. Il mediano di Borgo, aveva confermato sin dagli esordi le straordinarie doti agonistiche che ne avevano fatto uno dei punti di riferimento della squadra. L'irruenza che era la caratteristica peculiare del suo gioco, aveva la capacità di trasmettersi ai compagni, aggiungendo quell'agonismo che era importantissimo in un calcio come quello italiano che, sin dai primordi, si distingueva per la sua durezza. Il secondo era una mezzala dotata di spiccato senso del goal e aveva tra le sue maggiori doti un ottimo gioco aereo in virtù del quale segnava molte reti. Chini, oriundo argentino, era un'ala dotatissima dal punto di vista tecnico. La grande eleganza del suo gioco spinse la tifoseria a chiamarlo "l'avvocato". Arrivato in Italia su chiamata della Juventus, nel 1926, Chini non si era accordato con la dirigenza bianconera e aveva ripiegato sull'Alba, che era stata ben lieta di dargli ciò che chiedeva. Sin dai suoi esordi nel calcio romano si era messo in luce come una delle migliori punte esterne del calcio italiano, primo asso della collana di argentini che avrebbe poi indossato la maglia della Roma nel corso della sua storia.
L'amalgama creato dalla campagna di rafforzamento, dava precise garanzie in vista di un torneo come quello che stava per iniziare, che si preannunciava molto complicato a causa delle decisioni federali. Il torneo 1928-29 divenne un vero e proprio ponte verso il passaggio al girone unico deciso dalla Federazione al fine di accelerare l'evoluzione dello sport calcistico. I due gironi in cui era ancora diviso il massimo torneo, divennero un torneo di qualificazione che avrebbe dovuto decidere la griglia del successivo torneo, cui avrebbero partecipato di diritto le prime otto di ognuno di essi. Proprio per questo la dirigenza romanista aveva accelerato il potenziamento della squadra, visto che non qualificarsi per la nuova serie A avrebbe in pratica comportato un tradimento dell'idea stessa che era alla base della nascita della Roma.

LA CONFERMA

La Roma parte bene nel torneo che decide le squadre che disputeranno la prima serie A della storia e si tiene sempre nel gruppo di testa. Alla fine i giallorossi sono terzi e, pur mancando l'accesso alle semifinali per il titolo, riescono a centrare l'obiettivo considerato fondamentale, l'entrata nel massimo campionato a girone unico.

In un torneo così difficile, nel quale squadre blasonate e di ben più antica nascita si trovarono immediatamente in grande difficoltà, la Roma confermò la sua grande crescita tecnica sin dalla prima giornata quando sconfisse il Legnano 4-1, con le reti di Bernardini, Volk, Fasanelli e Chini. La sconfitta di Bari, per mano di Costantino, fu seguita da una nuova quaterna a spese del Prato, con Chini grande protagonista ed autore di una tripletta. Dopo due pareggi con larga messe di reti, la Roma andò ad espugnare l'ostico campo del Novara, per poi incappare in un passo falso interno col Padova, che però fu subito riscattato dal successo esterno con la Dominante e dalla sventagliata di rei inflitta al Modena. La prima parte del campionato, mise subito in chiaro pregi e difetti della squadra giallorossa: tra i primi la grande facilità nel creare gioco e segnare, tra i secondi una certa fragilità difensiva e la timidezza con cui erano affrontati gli impegni fuori casa. Il cammino dei giallorossi andò comunque avanti con una certa regolarità che, se non consentì alla squadra di entrare nelle semifinali che avrebbero assegnato il titolo, permise comunque a Bernardini e compagni di centrare agevolmente l'obiettivo primario della stagione andando a conquistare un ottimo terzo posto nel girone alle spalle di Torino e Milan, che inseriva la Roma tra le squadre che avrebbero avuto l'onore di disputare la prima serie A della storia. 
Nel corso delle 30 partite dell'annata, i giallorossi ottennero 17 vittorie, 6 pareggi e 7 sconfitte, mettendo a segno 71 reti e subendone 34. Tra le maggiori imprese d'annata vanno ricordate le vittorie contro il Torino (6-1) e contro i rossoneri del Milan in trasferta. Il cannoniere principe della Roma fu naturalmente Volk, che mise a segno ben 25 reti mentre Fasanelli e Chini furono autori di 14 centri. Il torneo della Roma assume maggior valore se si considera che la Lazio nell'altro girone ebbe accesso alla serie A soltanto grazie all'allargamento deciso dalla Lega.

IL PRIMO DERBY. E TESTACCIO...

In vista del primo torneo a girone unico, la Roma adotta solo ritocchi marginali. Il panchina Garbutt lascia il posto a Baccani. Il sesto posto finale, leggermente inferiore alle grandi aspettative iniziali, è comunque impreziosito dalle vittorie nei due derbies dell'anno contro la Lazio. Viene costruito Campo Testaccio: inizia la leggenda.

In vista del primo torneo a girone unico, la Roma adottò solo ritocchi marginali ad una rosa che aveva mostrato di essere molto competitiva. Arrivarono perciò i giovani Corsanini e Dalle Vedove dalla Cremonese, oltre ad Ossoinach, attaccante proveniente dal Prato, mentre fu da registrare la cessione del portiere Rapetti che lasciava il suo posto di titolare al pittoresco Ballante. La novità maggiore fu quella registrata in panchina ove Garbutt, passato al Napoli fu sostituito da Baccani, uno dei componenti della Commissione Tecnica della Nazionale, il quale a sua voltà lasciò nel corso della stagione in favore di un'altro inglese, Burgess. Il campionato 1929-30 vide la Roma confermare le sue doti, con un sesto posto finale che fu arricchito da una serie di grosse soddisfazioni come le vittorie contro l'Ambrosiana e il Genoa, prime due classificate e le goleade con la Cremonese (9-0!), il Padova (8-0) e la Pro Vercelli (7-0). Ma a rendere ancor più esaltante l'annata appena conclusa concorsero soprattutto i primi due derbies della storia del calcio romano, entrambi vinti dai giallorossi col punteggio di 1-0 e 3-1, a conferma della già netta supremazia romanista nelle gerarchie cittadine, supremazia resa ancora più netta dal grande favore incontrato dalla Roma presso gli sportivi della Capitale, che avevano ben presto ridotto i supporters biancocelesti ad una sparuta minoranza. Cannoniere principe fu, naturalmente, Sigghefrido Volk, con 21 reti, mentre Chini e Bernardini ne misero a segno, rispettivamente, 13 e 11.
Ma la grande novità dell'anno fu il nuovo campo, Testaccio, ove la Roma giocò per la prima volta il 3 novembre 1929 contro il Brescia e che negli anni a seguire avrebbe assunto dimensioni quasi mitologiche nella psicologia degli sportivi romani. Il nuovo campo di gioco, era stato progettato sull'esempio degli stadi inglesi, in particolare prendendo spunto da quello dell'Everton. Le sue tribune, dipinte in legno giallo e rosso, potevano contenere 8.000 posti a sedere e si tramutavano in una vera tana ove la squadra giallorossa regnava incontrastata. Costato circa un milione e mezzo dell'epoca, nella sua storia Testaccio ospitò 234 partite, con 150 vittorie della Roma, 34 pareggi e 30 sconfitte.