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LA ROMA AI ROMANI

La Roma gioca la prima partita della sua storia contro l'Ujpest, al Motovelodromo Appio e la vince 2-1. La prima rete della storia è di Cappa. La rosa di prima squadra si caratterizza per il massiccio impiego di giocatori romani: soltanto tre atleti vengono da fuori. Gli sportivi romani, si schierano in larga parte per la neonata società.

Il battesimo della Roma avvenne il 28 luglio del 1927, sul terreno del Motovelodromo Appio che era stato prescelto come campo dopo il diniego della Lazio, che aveva mandato a monte il piano di usare la Rondinella. Esso fu preferito al campo della Madonna del Riposo, ove giocava la Fortitudo, al campo dell'Alba e a quello della Roman, campi di gioco giudicati del tutto insufficienti alla bisogna di una squadra che puntava ad avere una massiccia rappresentanza di pubblico. Era comunque una sistemazione provvisoria in attesa della costruzione di uno stadio nuovo sul modello di quello dell'Everton, già progettato dalla dirigenza. La partita di esordio fu contro i forti ungheresi dell'Ujpest, superati per 2-1, risultato che dette subito una misura della statura della Roma, soprattutto se si considera la forza della squadra ungherese, tra le migliori del tempo e vessillifera di quel calcio danubiano che andava per la maggiore. Il primo goal ufficiale della storia romanista fu segnato da Cappa.
La Roma si caratterizzò subito per il larghissimo uso di calciatori romani. Della rosa originaria solo tre giocatori provenivano da fuori, il portiere Rapetti, alessandrino, il toscano Cappa e l'italoargentino Chini, primo straniero a vestire il giallorosso. Nel corso della prima partita con l'Ujpest erano stati provati anche due ungheresi, Heger e Boros, che però erano stati scartati. Anche il largo concorso di elementi romani spiega il larghissimo consenso popolare che subito si affermò attorno alla Roma. Il rifiuto inspiegabile della dirigenza laziale di usare il nome e i colori cittadini, stava maturando i suoi naturali frutti. I tanti sportivi che già avevano scelto Fortitudo, Roman, Alba e le altre squadre che avevano deciso di partecipare alla fusione, permisero alla Roma di godere di una sterminata legione di tifosi che ridusse ben presto la tifoseria della Lazio ad una sparuta minoranza. Inoltre, il carattere popolare che caratterizzò immediatamente la nuova società, fece sì che la Lazio potesse contare soltanto nei quartieri dove si annidava la ricca borghesia cittadina. Era ormai chiaro che la Capitale era nettamente orientata per la Roma.

TRANSIZIONE

Il primo anno della neonata società non è esaltante, ma nemmeno deprimente. La Roma, rinforzata dal solo Bussich, chiude il suo girone ad un dignitoso ottavo posto. La vittoria nella Coppa CONI, una sorta di rivincita del campionato, fa però capire le potenzialità della nuova società, nata per spezzare il dominio degli squadroni del Nord.

La prima stagione della Roma non fu esaltante, ma neanche deprimente. Alla rosa già ricordata, la dirigenza aveva pensato di aggiungere soltanto l'attaccante triestino Bussich, un poderoso centravanti che aveva avuto modo di farsi notare con la maglia dell'Inter. Era del tutto evidente l'intento della dirigenza di saggiare la forza della squadra nel corso del suo primo torneo e di intervenire una volta avutane la giusta valutazione. 
Inserita nel girone B, insieme a squadroni come Bologna, Inter e Juventus, la squadra giallorossa chiuse all'ottavo posto con 18 punti, per effetto di sei vittorie, altrettanti pareggi e otto sconfitte, un comportamento tutto sommato molto onorevole. Il maggior realizzatore della squadra, era stato Bussich, autore di otto reti, una sola più di Chini. Proprio la mancanza di un grandissimo attaccante, si era rivelato il punto debole della squadra, se si considera che il Torino aveva potuto godere delle 28 reti di Baloncieri e delle 23 di Libonatti, cifre rispetto alle quali quelle di Bussich non potevano che impallidire.
Al termine della stagione, la Roma dimostrò la raggiunta efficienza andando a vincere la Coppa CONI, che era considerata una sorta di rivincita del campionato. Dopo aver vinto il proprio girone eliminatorio su Napoli, La Dominante, Cremonese, Brescia, Pro Patria e Novara, i giallorossi batterono nella finalissima il Modena nello spareggio dopo che due combattutissime gare non erano riuscite a spezzare l'equilibrio tra le due compagini. Questa la formazione schierata dalla Roma nella gara giocata a Firenze il 29 luglio 1928: Ballante; Mattei I, Corbjons; Ferraris IV, Degni, Rovida; Maddaluno, Fasanelli, Bussich, Bossi, Chini. A decidere la partita, terminata 1-1 nei tempi regolamentari, con reti di Corbjons su rigore al 22' e di Mazzoni al 45', fu Bussich. La sua rete. arrivata al 5' del secondo tempo supplementare spezzò finalmente l'equilibrio dando la vittoria e la coppa alla Roma.

ECCO LO SQUADRONE

La società decide di dar corpo alle ambizioni della tifoseria e di potenziare la squadra in maniera significativa. L'acquisto più sensazionale è quello di Fulvio Bernardini, uno dei migliori giocatori dell'epoca. Arriva anche Rodolfo Volk, il futuro Sciabbolone, primo grande attaccante nella storia del club giallorosso. E poi, Barzan e D'Aquino.

Dopo questa prima annata di transizione, la dirigenza giallorossa decise di dar corpo alle ambizioni che avevano accompagnato la nascita della Roma e di favorire il salto di qualità della squadra, esaudendo le grandi aspettative della tifoseria. L'acquisto più eclatante, quello che veramente dava la misura della ambizioni romaniste fu quello di un vero e proprio fuoriclasse come Fulvio Bernardini, centromediano prelevato dall'Inter, con un grandissimo sforzo finanziario. Ma oltre a Bernardini arrivava un fortissimo attaccante, il fiumano Volk, per avere il quale la Roma dovette superare la concorrenza del Napoli, che aveva messo già da tempo gli occhi sul giocatore. Con l'acquisto di Volk (che aveva già giocato col nome di Bolteni con la maglia della Fiorentina), si andava a colmare il vuoto al centro dell'attacco che aveva frenato la Roma nel corso del torneo appena terminato, dando così alla squadra un terminale offensivo di tutto rispetto. 
A dare in modo particolare il segno della crescita della Roma era comunque l'acquisto di Bernardini, primo giocatore del centrosud ad aver indossato la casacca della nazionale e giocatore considerato tra i migliori del calcio mondiale dell'epoca. Il suo acquisto da parte della Roma destava particolare scalpore per un altro particolare: egli infatti si era formato calcisticamente nella Lazio che aveva lasciato soltanto due anni prima tra l'infuriare delle polemiche e il suo ritorno a Roma, sull'altra sponda del Tevere poteva essere considerato l'ennesimo colpo inferto dalla Roma alla rivale cittadina. Oltre a questi due assi, arrivarono a Roma altri validissimi giocatori come il terzino Barzan dal Milan, il mediano novarese D'Aquino, l'ala della Reggiana Benatti e il giovanissimo Eusebio, prelevato dall'Alba. Erano tutti elementi che nel corso degli anni precedenti si erano messi in grande evidenza e fatto convergere su di loro le attenzioni degli osservatori. In particolare, Barzan aveva già avuto modo di entrare nel giro delle Nazionali, mentre D'Aquino era considerato uno dei migliori centrocampisti italiani. Il loro acquisto, che aveva comportato un forte esborso, denotava anche la buona capacità di movimento della dirigenza romanista. Stava per nascere lo squadrone tanto sognato.