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INIZIA L'ERA VIOLA

Appena arriva, Gaetano Anzalone dimostra di non avere idee molto chiare. Il primo errore, clamoroso, Ŕ quello di richiamare Herrera, per calamitare il consenso della piazza. E' solo il primo di una catena di clamorosi errori che hanno come logico corollario, l'istituzionalizzazione della Rometta. Ormai le ambizioni di primato sono state riposte e la navigazione a vista diventa un vero e proprio modus operandi.

L'arrivo di Dino Viola ai vertici societari, spazz˛ via immediatamente i fantasmi della Rometta anzaloniana. L'ingegnere di Aulla aveva idee ben chiare e sapeva che la squadra andava del tutto rifondata, lasciando da parte le mezze misure che avevano caratterizzato la gestione fallimentare del suo predecessore. La sua prima campagna acquisti, fece capire subito che i programmi stavano radicalmente cambiando e che la nuova Roma ambiva a tornare ai vertici del calcio italiano, all'idea originaria che stava alla base della su fondazione. Furono infatti acquistati Carletto Ancelotti, Romeo Benetti, Ramon Turone e Michele Nappi, in una giusta combinazione tra giovani promesse e vecchi combattenti del nostro calcio. Da mettere in rilievo soprattutto l'arrivo di Ancelotti, interno prelevato dal Parma e strappato ad una agguerrita concorrenza, che era considerato il giovane emergente dell'intero panorama italiano. Ma ancora pi¨ clamore destava il ritorno sulla panchina di Liedholm, fresco di scudetto col Milan, il quale andava ad iniziare il suo secondo mandato, con premesse assai diverse da quelle che avevano caratterizzato il primo, quando aveva dovuto arrangiarsi con il materiale tecnico che aveva trovato, senza mai avere la possibilitÓ di dare una continuitÓ al suo lavoro, a causa della esiguitÓ dei mezzi finanziari. Stavolta, le basi societarie erano solide e lui poteva dedicarsi ad un disegno tattico e tecnico di largo respiro. Il Barone, infatti, giÓ dalla scelta del modulo di gioco, la zona, faceva capire che il suo era un progetto di medio e lungo termine estremamente ambizioso, cosa che non poteva che destare sorpresa per chi si era abituato alla aleatorietÓ dei programmi di Anzalone. E il grande entusiasmo sollevato dal nuovo corso di Viola, fu subito testimoniato dalle migliaia e migliaia di tifosi giallorossi che presero d'assalto il Curi di Perugia, per la prima partita ufficiale della stagione 1979-80. Il risultato di 1-0, contro una squadra che aveva appena operato una clamorosa operazione di mercato che aveva portato Pablito Rossi in Umbria, dava l'immediata misura di quanto stava cambiando all'ombra del Colosseo. Sull'onda di quella vittoria, siglata da un calcio di punizione di Di Bartolomei, i giallorossi passarono il turno di Coppa Italia e si presentarono all'avvio del nuovo campionato con la giusta fiducia. Un buon avvio, fu seguito da una serie di passi a vuoto che introdussero gli uomini di Liedholm alla prima stracittadina dell'anno, quella che sarebbe rimasta come una macchia indelebile nella storia sportiva della cittÓ. Prima della partita, infatti, un razzo da segnalazione partito dalla Curva Sud, uccise un tifoso della Lazio, Vincenzo Paparelli, seduto nella curva opposta, scatenando una serie di incidenti che portarono ben presto la situazione sull'orlo della sostenibilitÓ. La partita, giocata pro forma, solo per non peggiorare ancora una situazione drammatica, termin˛ 1-1, con autorete di Rocca e pareggio di Pruzzo. La violenza endemica che caratterizzava la situazione sociale, non risparmiava pi¨ neanche il calcio. Nelle partite successive, la Roma riprese in mano la situazione, mettendo a regime i meccanismi di una macchina complessa come quella che doveva recitare un copione di gioco del tutto nuovo per i nostri campi e giÓ alla sosta natalizia, si ritrov˛ al terzo posto. La marcia ascensionale non era per˛ terminata, tanto che dopo il successo per 4-0 sul Perugia, gli uomini di Liedholm si ritrovarono addirittura al secondo posto, ma un calo di rendimento nel finale di campionato, releg˛ Di Bartolomei e compagni al settimo posto. A rendere trionfale l'annata, arriv˛ per˛ la vittoria in Coppa Italia, la terza della storia romanista, ottenuta a scapito del Torino soltanto ai calci di rigore, dopo una partita in cui l'assedio della Roma non aveva schiodato il risultato dallo 0-0. Era la prima concreta prova del cambio di marcia operato da Viola..

ARRIVA IL DIVINO FALCAO: LA ROMA AD UN PASSO DAL TITOLO

Nell'estate del 1980, si apre la febbrile caccia allo straniero da parte delle societÓ italiane. Dopo aver cercato di accaparrarsi Zico, Viola sposta le sue attenzioni su Paulo Roberto Falcao, cervello dell'Internacional di Porto Alegre e lo porta nella Capitale. E' il tassello fondamentale nella costruzione della Grande Roma. La Roma arriva ad un passo dal secondo scudetto, perdendolo solo per una disgraziata decisione arbitrale. 

Nell'estate del 1980, la Federazione decise di riaprire le frontiere chiuse all'indomani della sconfitta con la Corea del 1966. Nelle trattative che fecero seguito a questa decisione, fu proprio la Roma a distinguersi. Dopo avere a lungo cercato di acquistare Zico, attaccante brasiliano del Flamengo, Viola rivolse le sue attenzioni a Paulo Roberto Falcao, cervello dell'Internacional di Porto Alegre. Se ad una prima occhiata poteva sembrare un ripiegamento, gli esperti di calcio internazionale sapevano benissimo che non era cosý. Falcao, infatti, era il tipico giocatore capace si aumentare in maniera esponenziale il rendimento dei compagni, il perno sul quale impostare il gioco della squadra, un vero e proprio allenatore in campo. E la Roma edizione 1980-81, dimostr˛ subito il vero significato della presenza di Falcao tra le sue file. I giallorossi, infatti, partirono benissimo, tanto da issarsi subito nelle prime posizioni e, nonostante qualche passaggio a vuoto, come lo 0-4 preso a Napoli, fecero chiaramente capire che chi voleva il titolo doveva fare i conti con loro. La definitiva consacrazione si ebbe a San Siro, contro l'Inter, stordita da un 4-2 che non ammetteva repliche. Quel giorno, il gioco e l'autoritÓ messa in campo dalla Roma, sorpresero non poco gli osservatori pi¨ attenti. Non si era mai vista, in Italia, una squadra capace di andare in trasferta ad imporre il proprio gioco, come avevano fatto Falcao e compagni quel giorno. E la conferma arriv˛ nelle successive partite, che videro la Roma giocare sempre allo stesso modo e con lo stesso atteggiamento, indipendentemente dal campo ove era chiamata ad esprimersi. Dopo aver girato in testa il girone di andata, Falcao e compagni cominciarono per˛ a perdere qualche punto di troppo, anche per mera sfortuna, permettendo alla Juventus di superarli e di presentarsi con un punto di vantaggio al redde rationem di Torino. Quella partita sarebbe rimasta impressa nella storia del calcio italiano, soprattutto a causa del clamoroso errore dell'arbitro Bergamo, dopo aver espulso Furino, colpevole di una reiterata serie di fallacci ai danni di un indemoniato Falcao, alla mezzora della ripresa annull˛ la rete del vantaggio romanista, siglata da Turone, per un inesistente fuorigioco. Mentre le migliaia di tifosi romanisti che avevano seguito la squadra al Comunale liberavano l'urlo di gioia, il fischietto di Livorno decideva di consegnarsi al pubblico ludibrio, annullando la rete che avrebbe cambiato la storia di quel torneo, su segnalazione di un guardialinee sin troppo svagato e poco preparato. Il clamoroso errore di Bergamo, inaugurava una rivalitÓ al calor bianco tra le due societÓ, che non si sarebbe mai spenta e anzi, col passare degli anni si sarebbe addirittura acuita. Grazie a quel madornale errore, i bianconeri, che giÓ avevano usufruito dei graziosi regali delle giacchette nere nelle partite precedenti, riuscirono alla fine del torneo a precedere la Roma, in un mare di polemiche che dettero l'inizio ad una rivalitÓ che non sarebbe mai terminata. Neanche la parziale rivincita offerta dalla vittoria nella semifinale di Coppa Italia, riuscý a stemperare l'amarezza dell'ambiente giallorosso, tanto che la vittoria della Coppa Italia, la quarta, pass˛ praticamente sotto silenzio in un ambiente che si stava giÓ preparando per la rivincita.   

CONTINUA LA CACCIA AL TITOLO

Dopo l'errore di Bergamo, Viola si rimette all'opera per completare la rosa ed eliminare i punti deboli. Nell'estate del 1981, arriva un altro tassello fondamentale nella costruzione della Grande Roma, Sebino Nela. La Roma edizione 1981-82 parte forte e va in testa, ma ancora una volta una discussa decisione arbitrale tarpa le ali ai giallorossi. Alla fine dell'anno arriva un terzo posto che Ŕ comunque la conferma del cammino intrapreso.

Se la stagione 1980-81 si chiudeva tra grandi polemiche, non bisognava per˛ dimenticare la realtÓ di una squadra ormai in piena rampa di lancio. Dino Viola, decise di mettere da parte le polemiche su quanto accaduto con la incredibile decisione di Bergamo e di partire da questo dato di fatto per rimettersi all'opera, cercando di trovare sul mercato estivo i pezzi che potevano fare al caso di una rosa che era ancora da completare. Il suo operato, culmin˛ nell'arrivo di un altro pezzi fondamentale del progetto, quel Sebino Nela, difensore esterno scovato a Genova, sulla sponda rossoblu, che andava a ricoprire la fascia destra con la sua vigoria fisica e la sua giÓ ottima tecnica. Anche la fascia destra vedeva un arrivo eccellente, quello di Marangon, terzino giÓ nel giro della Nazionale, mentre all'attacco era da registrare l'inserimento di Odoacre Chierico, estrosa ala proveniente dall'Inter, che andava a costituire un ottima alternativa a Bruno Conti e Scarnecchia. Ancora una volta, Viola confermava l'acume che aveva distinto le sue mosse da quando aveva preso la guida societaria e la Roma si presentava ai nastri di partenza per una conferma ad alti livelli. Che non tardava ad arrivare, tanto che la squadra di Liedholm, dopo poche giornate riusciva di nuovo ad issarsi in testa alla classifica, nonostante un avvio incerto che aveva spinto pi¨ di qualcuno ad interrogarsi sulla eventualitÓ che quello dell'anno precedente fosse stato solo un fuoco di paglia. Il segnale della riscossa, veniva dato dalla grande vittoria di Torino, contro la Juventus, alla settima giornata, propiziata da una rete di Falcao in apertura di secondo tempo, che, se da un lato era solo una platonica rivincita, dall'altro era il segnale pi¨ eloquente della reale statura della squadra. Ancora una volta, per˛, arrivava una discussa decisione arbitrale a fermare la corsa dei giallorossi: il fattaccio, avveniva alla nona giornata, a San Siro contro l'Inter, quando con la Roma in vantaggio per 2-1, Agnolin procedeva alla espulsione di Falcao per un intervento a gambe unite, il carrinho, che avrebbe potuto essere al massimo sanzionato con una ammonizione. Ridotti in dieci uomini per oltre un ora di gara, e nonostante una condotta estremamente coraggiosa, gli uomini di Liedholm erano costretti a cedere il passo ai nerazzurri e cominciavano un periodo difficile, che li avrebbe a poco a poco allontanati dalla lotta per il primato. L'ultima possibilitÓ di rientrarvi, era quella con i bianconeri, nel ritorno, quando per˛, una Roma decimata da infortuni e squalifiche era costretta alla sconfitta. Nel finale di torneo, i giallorossi riuscivano comunque a riprendersi e a dar luogo a buone prestazioni, che permettevano loro di chiudere ad un ottimo terzo posto che, se da un lato era inferiore alle previsioni e alle mire di inizio stagione, dall'altro confermava la loro definitiva entrata nel ristretto novero delle squadre in grado di disputarsi il titolo di anno in anno. Se si considera il punto di partenza della presidenza Viola, si comprende subito come erano passati anni luce nel breve spazio di tre stagioni. A conferma della statura raggiunta dall'undici di Liedholm, nell'estate due giallorossi riuscivano a distinguersi ai massimi livelli possibili. Al Mondiale di Spagna, infatti, Bruno Conti era forse il miglior elemento della intera manifestazione e trascinava l'Italia al terzo trionfo mondiale della sua storia, mentre Falcao si faceva ammirare in tutta la sua classe in un Brasile galattico che proprio dall'Italia si vedeva sbarrare la strada di un trionfo che sembrava scontato.