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RAGGIO DI LUNA

La Roma strappa il grande Selmosson alla Lazio, tra le proteste della tifoseria rivale. Arriva Piedone, ovvero Pedro Manfredini. Piedone dimostra subito le sue doti, ma spacca la tifoseria a metà. Con lui, anche David e Zaglio, promesse poi mantenute del nostro calcio. Nonostante le reti di Manfredini la Roma termina solo al nono posto. Neanche Foni fa miracoli.

La coppia formata da Nordhal e Busini fu confermata anche per la stagione successiva, preceduta da una campagna acquisti a sensazione che vide arrivare alla Roma il fuoriclasse svedese Arne Selmosson, strappato alla Lazio al termine di una trattativa che aveva provocato la furiosa sollevazione della tifoseria biancoceleste, il portiere Cudicini dell'Udinese, il difensore David del Vicenza e il mediano Zaglio della Spal. Era senza dubbio una campagna acquisti di grandissimo spessore, se solo si considera che David e Zaglio erano tra i giovani centrocampisti italiani i più promettenti e già erano finiti sul taccuino dei maggiori clubs, mentre lo svedese Selmosson era uno dei più apprezzati uomini squadra del calcio italiano e aveva ampiamente dimostrato negli anni passati a Udine e alla Lazio le sue straordinarie capacità. 
Partita, come logica imponeva dopo gli sforzi fatti in sede di rafforzamento, tra le favorite per la vittoria finale, la Roma ottenne alla fine soltanto un deludente sesto posto, preludio all'arrivo di uno dei più celebrati tecnici dell'epoca, Mario Foni, ex terzino della Nazionale campione del mondo nel 1938, col quale la dirigenza sperava di riuscire ad eliminare i difetti che avevano impedito alla squadra di raccogliere quanto seminato. Il pezzo forte della campagna di rafforzamento fu costituito da Pedro Waldemar Manfredini, attaccante argentino consigliato da Stabile e Cesarini, un giocatore che avrebbe fatto epoca e spaccato a metà la tifoseria giallorossa, così come aveva fatto in Argentina ove molti non vedevano di buon occhio l'essenzialità del suo gioco e il fatto che privilegiasse la praticità all' estetica. Le 16 reti segnate da "Piedone" (come era stato subito ribattezzato dai tifosi romanisti l'asso argentino a causa di una foto scattata al suo arrivo nella Capitale che ne ritraeva in primo piano le preziose estremità) in 24 partite, non bastarono però per andare oltre un mediocrissimo nono posto nel torneo 1959-60, ottenuto nonostante l'introduzione del libero decisa da Foni per dare maggiore ermeticità ad una difesa che negli anni precedenti si era sempre mostrata il reparto meno efficiente della squadra e l'ottimo rendimento palesato da David e Zaglio, i quali dimostrarono che le ottime referenze che li avevano accompagnati, non erano certo usurpate. La squadra aveva però dimostrato una sconcertante mancanza di continuità e una cronica incapacità di superare le difficoltà, mancanze che ne avevano appesantito il cammino sino a portarla nel limbo dell'anonimato.

ANACLETO V

Avvicendamento al vertice della società: arriva Anacleto Gianni, che decide di dar luogo ad una grande campagna acquisti, comprando il grande Pepe Schiaffino, Lojacono e Fontana. Foni non riesce però a trovare la quadratura del cerchio e la Roma arriva soltanto quinta. Alla fine dell'anno arriva però la vittoria in Coppa delle Fiere.

La delusione dell'anno appena concluso, spinse Foni a chiedere un deciso rafforzamento alla società, ove nel frattempo si era verificata l'ascesa alla presidenza da parte di Anacleto Gianni, il quale decise di presentarsi al meglio alla tifoseria e di accontentare le richieste dell'allenatore nel tentativo di portare la Roma al livello delle squadre più forti, dando luogo ad un altro notevolissimo sforzo finanziario. Giunsero così nella Capitale il forte terzino Fontana, prelevato dal Milan, l'argentino Lojacono, estroso attaccante prelevato dalla Fiorentina e Pepe Schiaffino, uno dei più grandi giocatori che abbiano mai calcato i campi della penisola, che però era ormai nella fase calante della carriera e per avere il quale la Roma aveva provveduto ad un esborso economico che costituiva un vero e proprio azzardo. Molto più prezioso sarebbe risultato all'atto pratico l'acquisto di Ramon Lojacono, interno dotato di un tiro micidiale che, nelle giornate di grazia, costituiva un vero e proprio pericolo pubblico per le difese avversarie, ma che godeva di pessima reputazione a causa di una inclinazione alla bella vita che lo esponeva alle critiche di chi riteneva che un atleta non poteva dissipare le proprie energie nei night della Capitale. 
All'inizio della stagione comunque, il morale era altissimo, tanto che Foni, nelle interviste rilasciate, si reputò più che soddisfatto degli arrivi, spingendosi a definire fortissima la sua squadra che però, all'atto pratico riuscì a cogliere soltanto un quinto posto che non poteva certo giustificare lo sforzo finanziario messo in atto in estate. A rendere meno negativa l'annata arrivò nell'ottobre del 1961 la vittoria nella seconda edizione della Coppa delle Fiere (progenitrice della coppa UEFA), ottenuta a spese degli inglesi del Birmingham battuti 2-2 e 2-0 in una doppia finale macchiata dalle scorrettezze degli avversari. Nella partita di ritorno, vedendo ormai compromesse le proprie speranze dalle reti di Lojacono e Pestrin, gli inglesi cominciarono a menare botte da orbi, senza però riuscire a cambiare il corso di una partita ormai segnata. Nel corso del cammino, la Roma aveva eliminato i belgi dell'Union St. Gilloise, i forti tedeschi del Colonia e gli scozzesi dell'Hibernian, dimostrando una forza che solo raramente aveva sciorinato in campo nazionale. A pagare il contraddittorio cammino della squadra, sarebbe stato proprio il tecnico, che dopo l'incredibile sconfitta nel derby di ritorno rischiò addirittura di non finire la stagione. I suoi giorni romani erano comunque contati.

ARRIVA ANCHE ANGELILLO

Gianni chiama Carniglia al capezzale della squadra. E insieme al nuovo allenatore arrivano anche Angelillo, il più celebrato stoccatore dell'epoca, Carpanesi e Jonsson. Ancora una volta la Roma parte tra le favorite e ancora una volta termina soltanto quinta, facendo in tal modo guadagnare al suo presidente il soprannome di Anacleto V°.

Nel tentativo di dare una decisa sterzata, Gianni aveva infatti deciso di affidare la conduzione tecnica della squadra a Carniglia, ex trainer della Fiorentina e convinto assertore del bel gioco e, in vista della stagione 1961-62, acquisì i cartellini di Angelillo dall'Inter, di Carpanesi dalla Spal e del poderoso mediano Jonsson dalla Fiorentina. Particolare sensazione destò l'acquisto di Angelillo, entrato in rotta di collisione con Helenio Herrera a causa di una vicenda privata, e che sembrava l'uomo adatto per far fare il salto di qualità ad una squadra piena di grandi individualità, soprattutto dal centrocampo in poi, ma che non riusciva a concretizzare la grande mole di gioco che era solita proporre. Se si considera che Angelillo era il più celebrato stoccatore dell'epoca, non sembrava un azzardo pronosticare una Roma da scudetto. 
Ancora una volta i risultati furono molto inferiori alle grandi attese attese che avevano fatto seguito ad una campagna così congegnata, concretizzandosi in un quinto posto che ebbe l'effetto di far bollare il povero Gianni come Anacleto V, giudizio abbastanza ingeneroso per un presidente che aveva investito moltissimo nel tentativo di far spiccare il salto di qualità definitivo alla Roma. Purtroppo per i giallorossi, Angelillo aveva sì dimostrato di essere giocatore fortissimo, ma era ormai in preda ad una involuzione tattica che lo aveva visto arretrare il suo raggio di azione sino a proporsi nelle nuove vesti di regista, riproponendo ancora una volta in tutta la sua complessità il problema della finalizzazione del gioco che ormai assillava la squadra giallorossa da anni, nonostante la presenza di Manfredini in attacco. Presenza che tra l'altro non era graditissima a Carniglia, al quale non piaceva la scarsa partecipazione del connazionale alla costruzione della manovra. I due furono protagonisti di un vero e proprio teatrino, nel quale l'uno fungeva da nemico dell'altro, che appassionò la stampa romana, ma che certo non contribuiva alle fortune della squadra. La nota più lieta dell'annata fu costituita dalla definitiva affermazione di due prodotti del vivaio giallorosso, Giancarlo De Sisti e Giampaolo Menichelli. Il primo era un interno dotato di grande tecnica e vivissima intelligenza tattica, che ad onta della sua giovanissima età aveva subito dimostrato di essere un campione ed era stato preso sotto la sua ala protettiva da Pepe Schiaffino, il secondo un'ala classica capace di andare sul fondo a ripetizione e di rifornire gli attaccanti di cross invitanti. Di loro si sarebbe sentito parlare ancora per molto tempo. Purtroppo, su altri lidi.