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IL DOTTORE AL CAPEZZALE

Il nuovo presidente Restagno cerca di invertire la rotta, chiamando al capezzale della squadra Fulvio Bernardini. Il Dottore cerca di far assimilare ai giocatori il Sistema, ma gli manca il tempo. Dopo il suo esonero, arriva un altro ex illustre, Brunella, che riesce a salvare una squadra ormai in caduta libera. Maestrelli messo ai margini.

Un degrado tecnico come quello in atto dalla fine della guerra, poteva essere fermato soltanto con un serio piano a medio termine e proprio per cercare di ovviare alla bisogna il nuovo presidente Restagno chiamò sulla panchina Fulvio Bernardini che, dopo l'addio alla maglia giallorossa si era formato come allenatore alla Mater ed era un convinto assertore del Sistema, il modulo di gioco che aveva fatto la fortuna del Grande Torino. Il Dottore aveva capito la gravità dei problemi e, soprattutto, aveva chiaro che l'unico modo per rimediare alle lacune della rosa, in assenza di mezzi finanziari rilevanti, era quello di convertire la Roma al nuovo modello di gioco, trovando al contempo giocatori giovani in grado di esprimersi al meglio senza le remore mentali che dimostravano gli anziani, legati al modulo che aveva caratterizzato il calcio italiano sino ad allora. 
Ma neanche il "Dottore" riuscì ad invertire la marcia asfittica di una squadra che nel corso dell'estate aveva visto arrivare Merlin, Bacci, Trerè, Spartano e Zecca, troppo poco evidentemente per dare una chiara sterzata. Tra l'altro per poter far assimilare il nuovo verbo calcistico ai suoi giocatori, Bernardini avrebbe avuto bisogno di molto più tempo di quello accordatogli da una dirigenza ormai in preda al panico e di atleti adatti, visto che quelli di cui disponeva avevano sempre giocato col Metodo. Il 24 aprile 1950 Bernardini veniva esonerato e il torneo era chiuso da Brunella, non senza i tremori causati dallo scontro per la salvezza dell'ultima giornata col Novara, quando la Roma chiuse il primo tempo in svantaggio e con un piede in serie B. Per fortuna nella ripresa i giallorossi riuscirono a ribaltare il risultato con Arangelovich e Tontodonati, non senza furiose polemiche dovute al benevolo arbitraggio di Pera che addirittura spinse la Federazione in un primo momento ad annullare il risultato, ordinando la ripetizione del match, decisione che venne poi annullata quando anche i piemontesi ottennero la salvezza insieme alla Roma. Una annata così negativa, lasciava anche gli strascichi legati all'ottimo rapporto instaurato da Bernardini con il capitano Maestrelli. Il forte centrocampista, che pure era stato uno dei beniamini di Sacerdoti, fu praticamente messo ai margini della squadra per aver difeso il Dottore, con ovvie ripercussioni sul livello qualitativo e dei rapporti all'interno dello spogliatoio.

SI CERCA DI CORRERE AI RIPARI

La salvezza ottenuta non vale la conferma per Brunella. Al suo posto arriva Adolfo Baloncieri. La dirigenza sembra finalmente accorgersi del degrado in atto e cerca di correre ai ripari. Si tratta Skoglund, ma arrivano Andersson, Sundqvist e Knut Nordhal. Un altro errore clamoroso: la cessione di Pesaola, ritenuto, erroneamente, rotto.

Nonostante il salvataggio operato nell'anno appena finito, Brunella non fu confermato per la stagione 1950-51 ad onta di precedenti assicurazioni dategli da Restagno. Ancora una volta, si metteva da parte una carta, quella della perfetta conoscenza dell'ambiente, che avrebbe potuto rimediare in parte alle magagne della rosa. Con ogni probabilità, la dirigenza giallorossa riteneva ancora che il materiale tecnico posto a disposizione del settore tecnico potesse dare quello che non aveva dato sino ad allora e questa errata valutazione testimonia la confusione che ormai regnava sovrana alla Roma. Al posto di Brunella, arrivava una vecchia gloria del calcio nazionale, Adolfo Baloncieri, proprio mentre la società sembrava finalmente accorgersi dei nuvoloni che si stavano addensando sempre più fitti sul cielo di Roma. Dopo aver trattato Nacka Skoglund, che avrebbe potuto veramente rimpinguare la cifra tecnica di una squadra sempre più povera, però dalla Svezia arrivavano Knut Nordhal (fratello del pompiere rossonero, il quale doveva il suo ingaggio proprio alla speranza che sarebbe stato seguito di lì a poco dal più illustre consanguineo), Andersson e Sundqvist, mentre sul mercato interno si procedeva alla acquisizione del portiere Tessari e del terzino Eliani. Di tutta questa campagna acquisti, a bocce ferme, sarebbe stato da salvare il solo Eliani, che nel corso della sua permanenza a Roma confermò ampiamente le referenze con le quali era giunto e che testimoniavano la validità di un difensore di primo piano. Gli svedesi, infatti, non riuscirono mai ad ambientarsi appieno in un calcio difficile come il nostro, nonostante il grande credito che avevano accumulato nel corso della militanza in patria e pagarono le difficoltà di adattamento con un rendimento mai in grado di aiutare realmente la squadra. Sul fronte delle partenze, da registrare quella di Pesaola, uno dei maggiori beniamini del pubblico romanista, il quale fu vittima di un clamoroso errore di valutazione della dirigenza dopo un infortunio che lo aveva costretto a saltare buona parte del torneo appena concluso. Ritenendo difficile una sua piena guarigione, e confidando sulle qualità di Andersson, il Petisso fu spedito a Novara, ove avrebbe dimostrato di essere tornato invece in piena efficienza atletica e avrebbe spiccato il volo verso Napoli, per poi arrivare addirittura a vestire la maglia della Nazionale.

SERIE B

La Roma dimostra subito la sua inconsistenza. Nonostante la scoperta di Arcadio Venturi, la squadra rimane subito invischiata in fondo alla classifica. Baloncieri lascia a Serantoni, che a sua volta è rilevato da Guido Masetti. La sterzata operata dal vecchio portiere dello scudetto arriva troppo tardi: la Roma, per la prima volta, è in Serie B!

L'inizio del torneo si incaricò subito di smentire ogni illusione sulla consistenza della squadra di Baloncieri, con tre sconfitte consecutive che la trascinarono sul fondo della classifica. Gli svedesi non erano esattamente dei fulmini di guerra e non potevano risolvere d'incanto problemi sedimentati nel corso degli anni, mentre il gruppo degli italiani era costituito da molti onesti mestieranti, ma scarseggiava di qualità tecnica se si fa eccezione per Arcadio Venturi, uno dei giovani emergenti del calcio italiano, la cui acerba bravura fu subito notata (in particolare dall'Inter che gli avrebbe fatto una corte serrata per anni, senza che i dirigenti romanisti ritenessero di dover corrispondere a tali amorevoli effusioni) senza che però potesse bastare ad una decisa inversione di rotta. 
Dopo nove giornate Baloncieri fu così costretto a passare la mano ad un'altro grande giocatore del passato, Serantoni, ma neanche questi riuscì ad invertire la rotta di una squadra sconclusionata e priva di carattere tanto da riuscire ad ottenere soltanto quattro pareggi lontano dalle mura amiche. Quando la serie B cominciò a diventare un'ipotesi estremamente concreta, la dirigenza, ormai in pieno stato confusionale tentò la carta della disperazione, quella rappresentata da Masetti il quale, sedutosi sulla panchina della squadra che soltanto otto anni prima aveva condotto per mano allo scudetto, riuscì a dare una sterzata, ottenendo nelle ultime quattro partite cinque punti. Tra l'altro a rendere ancora più difficle il compito, contribuiva la rissosità di un ambiente dove ormai era guerra aperta per bande. I giocatori furono accusati di non impegnarsi abbastanza e ciò naturalmente non poteva contribuire a farli rendere in maniera più adeguata ai lauti ingaggi che riscuotevano. L'ultima speranza era rappresentata dalla partita interna con il Milan neocampione. Quel giorno si strinsero attorno alla Roma oltre alla tifoseria anche i campioni che in un recente passato ne avevano scritto le pagine più belle nel tentativo di scongiurare un evento che nessuno avrebbe immaginato possibile soltanto pochi anni prima, ma era tutto inutile, perchè alla vittoria della Roma faceva riscontro quella del Padova contro il Napoli di Amadei (che pure aveva cercato di spingere i suoi compagni a fermare la compagine veneta in modo da fare un favore alla squadra che lo aveva visto crescere) che segnava la condanna definitiva alla cadetteria. Per la prima volta la società fondata in una calda estate del 1927 per combattere da pari a pari con gli squadroni del Nord si trovava ad assaporare l'amaro sapore della serie B.