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Anno

Squadra

Serie

PT

RT

1962-63 Legnano C 23 6
1963-64 Cagliari B 26 8
1964-65 Cagliari A 32 9
1965-66 Cagliari A 34 11
1966-67 Cagliari A 23 18
1967-68 Cagliari A 26 13
1968-69 Cagliari A 29 20
1969-70 Cagliari A 28 21
1970-71 Cagliari A 13 8
1971-72 Cagliari A 30 21
1972-73 Cagliari A 26 12
1973-74 Cagliari A 25 15
1974-75 Cagliari A 8 2
1975-76 Cagliari A 15 6
Dati anagrafici
Cognome Riva Nome Luigi
Nato a Leggiuno (Varese) Data 07/11/1944
Altezza 1,80 Peso 78
Esordio 13/9/64, Roma-Cagliari 2-1 Ruolo Attaccante
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 42
 35
27/06/1965
 Ungheria-Italia 2-1

 

"Rombo di Tuono": basta il soprannome affibbiatogli dal grande Gianni Brera per evocarne il gioco. Attaccante strapotente sul piano fisico, imbattibile nello scatto breve, dotato di tiro fortissimo da corta e media distanza, ottimo nel gioco aereo, caratterizza l'epopea del grande Cagliari che, incredibilmente, arriva allo scudetto del 1969-70, coronando il periodo più bello della squadra sarda. Inizia a giocare nelle giovanili del Laveno Mombello per poi passare al Legnano ove, giovanissimo lascia intravedere subito le doti del grande attaccante. Sono gli osservatori del Cagliari ad accorgersi di questo giovanissimo che pur ancora non rifinito da un punto di vista tecnico, già semina il terrore nelle aree avversarie. Nell'estate del 1963, il suo sbarco sulle coste sarde si concretizza ed è l'inizio di una vera e propria epopea. Nella prima stagione non segna moltissimo, ma dimostra di essere pronto a diventare una vera bocca da fuoco, come puntualmente fa a partire dalla stagione successiva, quando è la grande rivelazione del massimo campionato. Anche il settore tecnico delle squadre nazionali si accorge di lui e già nel giugno del 1965 si veste d'azzurro. Ormai la sua ascesa è irrefrenabile e il Cagliari comincia a costruire intorno a lui, pezzo dopo pezzo, un vero squadrone. Solo gli infortuni riescono a frenarlo. Nel marzo del 1967, in una gara contro il Portogallo, si frattura il perone, ma riesce a riprendersi rapidamente e a tornare al centro dell'attacco del Cagliari e della Nazionale, iniziando il periodo più felice della sua carriera. Nell'estate del 1968 contribuisce alla vittoria dell'Italia agli Europei, con una rete nella ripetizione della finalissima contro la Yugoslavia. Nel 1968-69 conferma la sua vena, vincendo la classifica dei cannonieri e portando il Cagliari sempre più in alto. Anche in Europa la sua fama comincia ad essere molto consistente, tanto che nella edizione 1969 del Pallone d'Oro arriva al secondo posto dietro Gianni Rivera, per soli quattro voti di scarto. Ma è il 1969-70 il suo anno d'oro. Proprio in quella stagione, infatti, conduce per mano il suo Cagliari alla conquista dello scudetto e si presenta ai Mondiali del Messico come la risposta europea a Pelè. Nelle prime partite stenta, come del resto l'Italia, ma nei quarti esplode letteralmente demolendo i padroni di casa, per poi confermarsi con una meravigliosa rete nella semifinale con la Germania, una delle più belle partite di ogni epoca. Solo il Brasile riesce ad impedirgli di coronare nel migliore dei modi un anno strepitoso. Intanto, gli squadroni del Nord intensificano la caccia e cercano di strapparlo al Cagliari, ma ha ormai sposato la causa isolana e dice no a qualsiasi ipotesi di trasferimento. Per la gente dell'isola, del resto è ormai un simbolo e Giggirriva, tutto attaccato ripaga l'amore della gente sarda a modo suo, rinunciando a prospettive di carriera e guadagni maggiori. Purtroppo, la sfortuna è ancora in agguato e nella stagione successiva, riporta una nuova frattura, stavolta a tibia e perone, in una partita tra gli azzurri e l'Austria. Ci mette un intero anno per riprendersi e lo fa nel migliore dei modi, ma proprio gli infortuni stanno per accorciare notevolmente la sua carriera. Si presenta in grandi condizioni ai mondiali tedeschi del 1974, ma viene coinvolto in una disfatta che richiama i tempi della Corea. Potrebbe ancora dare molto al calcio, ma la sfortuna si accanisce contro di lui, tanto che tra il 1974 e il 1976 riesce a giocare solo 23 gare, segnando comunque otto reti, a dimostrazione che la mira è sempre quella dei tempi buoni. Nel febbraio del 1976, però, in un duro contrasto con Aldo Bet riporta un grave strappo muscolare all'adduttore, che va ad aggiungersi ai postumi degli infortuni precedenti. Stavolta, è la fine: cerca di tornare in campo, ma non ce la fa e alla fine deve rassegnarsi a lasciare il calcio, a soli 31 anni, entrando definitivamente nella leggenda.   

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