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Anno

Squadra

Serie PT RT
1935-36 Juventus
A
7 -
1936-37 Juventus
A
30 -
1937-38 Juventus
A
30 -
1938-39 Juventus
A
12 -
1939-40 Juventus
A
28 1
1940-41 Juventus
A
30 1
1941-42 Juventus
A
30 1
1942-43 Juventus
A
13 -
1944 Juventus
A
14 1
1945-46 Juventus
A
36 7
1946-47 Alessandria
A
38 5
1947-48 Juventus
A
29 3
1948-49 Juventus
A
38 -
1949-50 Juventus
A
6 -
1950-51 Novara
A
22 1
1951-52 Novara
A
3 -
Dati anagrafici
Cognome Rava Nome Pietro
Nato a Cassine (Alessandria) Data 21/01/1916
Altezza ND Peso ND
Esordio 3/11/35, Fiorentina-Juve 1-1 Ruolo Terzino
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 30
 -
03/08/1936, Italia-USA 1-0

 

La sua leggenda, nasce sul campo dei Ferrovieri, in Corso Parigi (oggi Corso Rosselli), ove inizia a giocare a pallone coi ragazzi della sua età. Nel corso di una di queste partite, viene notato da un socio della Juventus, Greppi, al quale non sfugge l'impeto con cui affronta la contesa giocando all'ala. Lo stesso Greppi, mette all'erta un dirigente bianconero, Maccagno, il quale allaccia i contatti con il ragazzo e lo tessera. Il suo esordio in prima squadra, avviene nel torneo 1935-36, in sostituzione di Viri Rosetta, in una trasferta a Firenze che i bianconeri pareggiano 1-1 ed è subito chiaro che si tratta di un predestinato. Forte fisicamente, di piede e di testa, ha doti agonistiche eccellenti e quando la contesa si infiamma, va a nozze. In quella stagione gioca poco, ma dimostra subito di essere un grande terzino e, poiché è studente universitario, Pozzo lo chiama in azzurro per le Olimpiadi di Berlino. Al suo esordio, contro gli USA, si fa espellere, ma poi gioca tutte le gare contribuendo largamente al successo. E nel campionato successivo, forma con Foni un altra grande linea di terzini, che si afferma anche in azzurro: i due infatti saranno i terzini della Nazionale campione del mondo a Parigi nel 1938. Nonostante ciò, alla Juventus lo pagano poco, al livello delle riserve e lui decide di entrare in sciopero, per far capire alla dirigenza l'assurdità della situazione, finendo fuori squadra, sino a che la situazione non si accomoda e può riprendere a giocare da par suo. Almeno sino a quando non arriva la guerra. Lui viene spedito in Russia e ha la fortuna di essere ancora studente, cosa che gli consente di chiedere una licenza per motivi di studio e scampare alla rotta dell'Armir. Naturalmente perde due anni, o quasi, limitandosi a prendere parte al torneo organizzato dalla Federazione per tenere in allenamento in giocatori, per poi riprendere, sempre in bianconero, quando l'attività riprende regolarmente. Nell'estate del 1946, viene ceduto all'Alessandria, in quanto ritenuto ormai anziano, ma il grande campionato che disputa coi mandrogni, costringe la dirigenza bianconera ad un ripensamento. Torna a Torino e disputa ancora tre stagioni, l'ultima in tono minore. In effetti, l'età sta lasciando segni vistosi sul suo modo di giocare e la forza fisica sta scemando. Va a Novara e, dopo un primo torneo in cui riesce a dare un valido contributo, nel 1951-52 gioca appena tre gare, dopo di che decide che è arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo.

 
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