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Anno

Squadra

Serie PT RT
1937-38 Central M. (Uruguay)
1938-39 Bologna
A
28
19
1939-40 Bologna
A
30
14
1940-41 Bologna
A
27
22
1941-42 Bologna
A
28
14
1942-43 Bologna
A
20
10
1944 Bologna
A
6
8
1945-46 Milan
A
35
15
1946-47 Milan
A
34
21
1947-48 Milan
A
34
17
1948-49 Milan
A
11
2
1949-50 Legnano
B
33
21
1950-51 Legnano
B
5
4
Dati anagrafici
Cognome Puricelli Nome Hector
Nato a Montevideo (Uruguay) Data 15/09/1916
Altezza ND Peso ND
Esordio 18/9/38, Genoa-Bologna 2-3 Ruolo Centravanti
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 1
 1
12/11/1939
Svizzera-Italia 3-1

 

Il Bologna lo scova al Central di Montevideo, una squadra di non primissimo piano del panorama uruguagio. Di lui si sa solo che in patria ha segnato molto e che dispone di avi italiani, per cui può essere tesserato da oriundo. E ancora una volta, i petroniani confermano il loro fiuto sul mercato sudamericano. Puricelli, infatti, dopo alcuni mesi in cui rimane fermo per poter avere il nullaosta della federazione di origine, comincia subito a far vedere di essere attaccante di razza. Alla prima stagione in Emilia, vince scudetto e classifica dei marcatori e, soprattutto, mette in mostra una dote particolare, un colpo di testa che spesso non lascia scampo ai portieri avversari. La sua peculiarità è il rimanere in elevazione un attimo in più degli avversari, che gli consente di prendere la mira per tirare vere e proprie sassate oppure indirizzare la palla negli angoli, con traiettorie beffarde. Lo chiamano "Testina d'oro" e il bello è che in Uruguay nessuno conosceva questa sua dote, in quanto il gioco dalle sue parti tende a concludersi per vie interne e col lancio smarcante, invece che col cross. Al Bologna, invece, può disporre di una rampa di lancio di eccezione, quella costituita da Biavati, il quale non si fa pregare per andare via in doppio passo sulla fascia per far spiovere invitanti traversoni al centro, su cui Puricelli va a nozze. Se il colpo di testa è la sua specialità, anche coi piedi, comunque, sa farci, eccome. Bravo tecnicamente, ha un buon tiro da corta e media distanza. Segna caterve di reti e anche Pozzo si accorge della sua bravura, facendolo esordire in Nazionale, in una partita persa contro la Svizzera, in cui comunque segna l'unica rete azzurra. Ormai comunque di calcio internazionale non si parla più, poiché la guerra è ormai arrivata. Dopo sei stagioni, in cui ha segnato copiosamente, al ritorno dell'attività indossa la maglia del Milan, ove per tre anni si conferma cecchino inesorabile. Poi, nel 1948-49, l'età fa sentire i suoi effetti. Gioca appena undici partite, con due reti, e alla fine della stagione se ne va a Legnano, ove vince la classifica dei cannonieri della serie B. Nella stagione successiva, però, gioca poco e alla fine decide che è arrivato il momento di lasciare spazio ai giovani e dedicarsi alla nuova carriera di allenatore.

 
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