ARCHIVIO STORICO
 HOME

 STORIE

 SQUADRE

 CAMPIONATI

 GIOCATORI

 COPPA ITALIA

 MONDIALI

 BIG MATCH

 COMMUNITY

 LINKS

 CREDITS

 CONTATTI

 

LO SCONTRO TRA HERRERA E ANGELILLO

Grande clamore destò nel periodo a cavallo tra gli anni '50 e '60 lo scontro tra Helenio Herrera e Anton Valentin Angelillo. Il giocatore argentino, dopo aver siglato un primato difficilmente eguagliabile, 33 centri in 34 partite, si vide improvvisamente messo in discussione da Helenio Herrera, più per motivi privati che per cause tecniche. Alla fine, la spuntò il "Mago" e Angelillo si trasferì alla Roma.

I casi riguardanti Ballack, Shevcenko e Beckham, non sono certo una novità nel calcio. Non sempre un investimento importante dà la garanzia di poter essere ripagato. Perchè sono molti i motivi che impediscono ad un giocatore di mostrare appieno il suo talento. A volte basta un allenatore geloso della fama di un asso alle sue dipendenze per tarpare le ali allo stesso. Alla fine degli anni '50 toccò ad Angelillo scoprire questa amara verità. L'asso argentino, dopo un primo anno di ambientamento, nel corso del quale aveva comunque fatto intravvedere le sue doti di goleador mettendo a segno 16 reti in 34 partite era esploso nel modo più fragoroso possibile nel corso dell'annata 1958-59, mettendo a segno ben 33 reti in altrettante partite, record ancora oggi imbattuto nei campionati a 18 squadre. Proprio allora erano cominciati i suoi guai, in quanto Helenio Herrera aveva preso a pretesto la vita privata di Angelillo per metterlo in discussione. Quasi certamente si trattava soltanto di un pretesto per mettere in difficoltà un giocatore che aveva il solo torto di mettere in secondo piano un allenatore incapace di vivere senza far convergere sulla sua persona le attenzioni dell'opinione pubblica. da quel momento Angelillo non riuscì più a ripetere gli strepitosi exploit del 1958-59. Le sue reti cominciarono a diradarsi e nella stagione 1960-61 si vide messo più di una volta in disparte, anche se quando Herrera lo chiamò sul campo rispose da par suo, segnando 8 reti in 15 partite. Infine Moratti decise di obbedire all'aut aut di Herrera e lo cedette alla Roma. In giallorosso Angelillo ritrovò la serenità perduta, anche se non seppe mai ripetere le mirabolanti imprese del primo periodo milanese. A poco a poco si trasformò in ottimo regista, grazie a mezzi tecnici di primordine e divenne uno dei beniamini della folla giallorossa per effetto di una buona continuità di rendimento che gli consentiva di rimanere su livelli di eccellenza anche nelle giornate meno fortunate. Per una sorta di contrappasso, anche Helenio Herrera avrebbe seguito qualche anno dopo il cammino di Angelillo, ma a differenza dell'argentino non riuscì mai a diventare un beniamino della tifoseria romanista, anche se non mancò di farsi notare soprattutto per le dichiarazioni rilasciate a seguito del suo esonero da parte di Marchini, quando per giustificare la mancanza di risultati tirò fuori la storia secondo la quale lo scudetto 1941-42, l'unico vinto dalla Roma sino ad allora, altro non era che il frutto delle attenzioni di Mussolini.

IL BLOCCO PSICOLOGICO DI SORMANI

Angel Benedicto Sormani fu il grande colpo di mercato della Roma e di Marini Dettina nell'estate del 1963 e ne sbancò definitivamente il bilancio per gli anni a venire. L'attaccante brasiliano veniva da una grandissima stagione al Mantova, ma non riuscì a confermarsi con la maglia giallorossa, giocando nettamente al di sotto delle proprie possibilità. Subito ceduto, tornò ben presto ai consueti livelli di rendimento.

Nell'estate del 1963, la Roma si svenò letteralmente per Sormani, attaccante brasiliano che aveva segnato la bellezza di 29 reti nelle due stagioni precedenti disputate al Mantova, rivelandosi come uno dei migliori bomber del nostro calcio. Purtroppo per la Roma, Sormani non riuscì mai ad ambientarsi nella Capitale, frenato da un blocco psicologico dovuto alla paura di non riuscire a ripagare l'ingente investimento fatto dalla società. Sin dall'inizio il brasiliano stentò e le sue prestazioni si rivelarono lontane anni luce da quelle fornite coi virgiliani. In maglia giallorossa, Sormani riuscì a disputare 25 partite, raggranellando la miseria di sei reti, troppo poco per giustificare l'esborso ingente che ne aveva caratterizzato l'acquisizione. La dirigenza romanista decise allora di cederlo e la mancanza di pazienza che distinse questa operazione fu punita dal pronto ritorno di Sormani ai consueti livelli di rendimento. Negli anni successivi, il brasiliano sarebbe divenuto un punto di forza del grande Milan di Nereo Rocco, per poi confermarsi ad altissimi livelli al Napoli, confermando che la pessima stagione con la Roma era soltanto la consueta eccezione che caratterizza le regole e che la stessa era stata causata dal fatto che il giocatore non aveva retto alla pressione psicologica derivante dal clamore con cui l'opinione pubblica aveva accolto la consistenza della cifra che aveva consentito il suo trasferimento a Roma. Per la Roma, come spesso succede, al danno si aggiunse la beffa di vedere Sormani tornare ai consueti livelli di rendimento e di aver messo a repentaglio per gli anni a venire il bilancio, tanto da dover aprire la stagione delle cessioni, la più clamorosa delle quali fu quella di Picchio De Sisti alla Fiorentina, della quale i giallorossi si sarebbero pentiti a lungo. Stava per aprirsi la stagione della Rometta, stagione che si sarebbe conclusa soltanto con l'avvento di Viola... 

BELLO DI NOTTE

Nel 1982-83, la Juventus beffò la Roma soffiandole quel Zbigniew Boniek, che sembrava ormai destinato ai giallorossi. Il polacco era uno dei migliori giocatori europei, come del resto confermò ai mondiali del 1982 in Spagna. Nella Juventus però, non riuscì a fornire il rendimento che la tifoseria bianoconera si aspettava, se non nelle partite serali di Coppa. Tanto da essere bollato da Gianni Agnelli come "Bello di notte".

La campagna acquisti in vista della stagione 1982-83, fu caratterizzata da due clamorosi colpi della Juventus. La squadra bianconera, che aveva vinto i due campionati precedenti, pur tra molte polemiche, si era infatti assicurata le prestazioni di due dei migliori giocatori europei di quegli anni, Michel Platini e Zibì Boniek, ponendosi in tal modo come la naturale favorita della stagione entrante. Il caso del polacco, fu probabilmente il più eclatante, soprattutto in considerazione del fatto che l'attaccante era stato soffiato alla Roma dopo una trattativa che aveva visto l'intervento diretto della famiglia Agnelli, che aveva posto sul tavolo della trattativa tutto il suo peso interessando del fatto anche il potere politico. In un primo momento, l'operazione fu salutata con grande entusiasmo dalla tifoseria bianconera, soprattutto in considerazione delle prestazioni sciorinate da Boniek nel corso dei mondiali di Spagna ove, l'attaccante aveva trascinato la sua squadra alla semifinale poi persa con l'Italia. Poi però, Boniek rivelò inaspettate difficoltà nell'approccio con il calcio italiano. Le sue difficoltà furono tra l'altro amplificate dall'inaspettato rendimento di una Roma che proprio in quell'anno si avviava a vincere il suo secondo scudetto, guidata da un fuoriclasse straordinario come Paulo Roberto Falcao. Se però in campionato il polacco stentava, nelle partite europee, ove non esistevano i clamorosi catenacci in vigore nel nostro paese, riusciva a ritrovare gli estri che lo avevano portato ad essere considerato un asso. Nel corso di un intervista, Gianni Agnelli siglò questa strana (ma non troppo) caratteristica di Boniek, definendolo "Bello di Notte", parafrasando il titolo di un film di successo di qualche anno prima. Il nomignolo affibbiatogli da Agnelli, sarebbe rimasto a lungo come un marchio. La stagione bianconera del polacco non decollò mai, tanto che la dirigenza bianconera decise di sostituirlo con un altro grande talento come Michael Laudrup. Fu questa la fortuna di Zibì, il quale potè infine vestire la maglia di quella Roma che non aveva mai smesso di seguirlo. E proprio a Roma, Boniek tornò a giocare anche di giorno ai livelli che lo avevano fatto emergere, in particolare nel corso della sua prima annata in giallorosso, allorchè la squadra allenata da Eriksson riuscì nell'impresa di recuperare 9 punti di distacco alla Juventus per poi perdere lo scudetto a seguito dell'incredibile sconfitta con il già retrocesso Lecce alla penultima giornata.