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Anno

Squadra

Serie PT RT
1930-31 San Lorenzo (Argentina)
1931-32 Juventus
A
29
2
1932-33 Juventus
A
33
6
1933-34 Juventus
A
34
4
1934-35 Juventus
A
20
2
1935-36 Juventus
A
30
2
1936-37 Juventus
A
27
1
1937-38 Juventus
A
28
1
1938-39 Juventus
A
24
1
Dati anagrafici
Cognome Monti Nome Luis
Nato a Buenos Aires (Argentina) Data 15/05/1901
Altezza ND Peso ND
Esordio 20/9/31, P.Patria-Juve 1-1 Ruolo Centromediano
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 18
 1
27/11/1932
Italia-Ungheria 4-2

 

Lo chiamano il centromediano che cammina, soprannome che gli deriva da un senso tattico sopraffino che gli permette di posizionarsi sempre al meglio in campo e di limitare perciò al massimo i movimenti. E' però un soprannome che non gli rende giustizia, perchè sembrerebbe un giocatore che si muove poco e invece non è così: lui si muove dando un senso ad ogni movimento, che è una cosa del tutto diversa. Arriva in Italia dopo aver giocato e perso la finale del Mondiale 1930 con la sua Argentina. Appena indossa la maglia bianconera, fa vedere di quale stoffa sia fatto. Grande e grosso, forte tecnicamente e nei contrasti, con la sua potenza fisica mette in soggezione gli avversari. Forse dal punto di vista della costruzione del gioco, non è un fenomeno, ma quando lancia tira certe sventagliate di quaranta metri che tagliano il campo e ribaltano il fronte di attacco, con evidente giovamento per i compagni. Arriva come oriundo ed è perciò eleggibile per la nostra Nazionale, che Vittorio Pozzo sta costruendo pezzo dopo pezzo e portando ai vertici internazionali. Per schierarlo al centro della mediana, il Commissario Tecnico sacrifica un fuoriclasse come Bernardini, più tecnico, ma meno forte dal punto di vista agonistico. Con lui, Bertolini e Ferraris IV, la linea mediana diventa una sorta di limite invalicabile per gli avversari e l'Italia si avvia a scalare ulteriori posizioni nel ranking mondiale. Intanto, Monti si diverte a vincere uno scudetto dopo l'altro. E anche a far scomparire tutto quello che trova sulla sua strada. Una volta, la Juventus va in tournèe a Parigi e nella attesa di incontrare il Red Star Racing, lui decide di passare il tempo rubando il veliero che fa bella mostra di sé nella hall dell'albergo, tanto che il proprietario chiama Mazzonis, il presidente bianconero dell'epoca e lo costringe a far riuscire fuori il maltolto se si vuole evitare lo scandalo. Si fa però perdonare in campo, con la sua classe e il suo carisma, che non vengono mai meno nelle otto stagioni passate a Torino, nel corso delle quali mette nel carniere cinque scudetti, cui va aggiunto il Mondiale del 1934, vinto con la Nazionale. Dopo di che, può riprendere la strada di casa.

 

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