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ITALIA-GERMANIA 4-3

Quando si parla di Italia-Germania, il pensiero non può che andare lì, a Citta del Messico. Dove, nel giugno del 1970, fu giocata la partita forse più bella della storia del calcio. Una partita che nei canonici 90 minuti regolamentari non aveva dato grandi emozioni e che sembrava dovesse chiudersi con la vittoria degli azzurri. All'ultimo minuto, però, Schnellinger infilò Albertosi, dando inizio ad una vera e propria sarabanda di emozioni.

I Mondiali messicani del 1970, sono stati probabilmente i più belli mai disputati. A renderli tali, fu la concentrazione di fuoriclasse che li caratterizzarono, a partire dalla Perla Nera, Pelè, passando per Seeler, Gerd Muller, Bobby Charlton, Rivera, Riva, solo per citarne alcuni. Ma a renderli veramente indelebili, nel ricordo di coloro che ebbero la ventura di vederli, fu una partita, quella di semifinale tra Italia e Germania, che raggiunse vette di epicità e drammaticità mai toccate prima e dopo di allora. Tanto da scatenare un vero delirio collettivo in Italia, ove milioni di persone scesero nelle strade per festeggiare la vittoria degli azzurri, arrivata allo scadere di una partita che da quel momento fa parte dell'immaginario collettivo di un popolo che pure non indulge spesso al sentimento nazionalistico.
Eppure, i mondiali messicani non erano cominciati nel migliore dei modi per la nostra squadra. Arrivata con la considerazione di una outsider di lusso, sull'onda del titolo europeo conquistato due anni prima a Roma, l'Italia aveva giocato un girone di consolazione abbastanza desolante, nel corso del quale aveva battuto la Svezia grazie ad una clamorosa papera del portiere scandinavo su un tiro di Domenghini, per poi impattare a reti bianche contro Israele e Uruguay. In particolare, aveva dato luogo ad un rendimento molto al di sotto delle aspettative quello che era considerato l'asso della squadra, Gigi Riva. Il bomber del Cagliari, arrivato con la nomina di Pelè bianco, non era riuscito ad ambientarsi subito, frenato probabilmente anche dall'altura, destando grandi perplessità nella critica specializzata. Per fortuna, Riva si risvegliò prepotentemente nel corso del quarto di finale contro il Messico, stendendo i padroni di casa con una ottima doppietta e guidando la squadra ad un roboante 4-1 che, oltre a demolire i sogni di casa dei padroni di casa, aveva dimostrato che l'Italia c'era e voleva tornare a dire la sua, dopo decenni di sofferenze che avevano fatto seguito alla scomparsa del Grande Torino nella sciagura di Superga.

SCHNELLINGER APRE LA SARABANDA

La partita non ebbe grandi sussulti sino al 90'. Dopo la rete di Boninsegna, infatti, l'Italia controllò agevolmente la reazione teutonica, limitando al massimo i pericoli per la porta di Albertosi. Neanche un Beckenbauer eroico, riuscì a destare dal torpore i propri compagni. Poi, però, all'ultimo minuto, il milanista Schnellinger riuscì a segnare il goal del pareggio, dando inizio ad una seconda, incredibile, partita...

In semifinale, gli uomini di Valcareggi si trovarono di fronte l'ostacolo rappresentato dalla Germania. I tedeschi erano una formazione molto quadrata, che poteva contare su alcuni assi, come l'esperto Uwe Seeler e i giovani Beckenbauer e Muller, oltre ad una serie di onesti, ma poderosi comprimari. Nei quarti, i teutonici avevano approfittato al meglio della sventatezza degli inglesi, i quali avevano pensato bene di sostituire Bobby Charlton sul 2-1 per farlo riposare in vista della semifinale e avevano ribaltato il risultato nel finale, prendendosi la rivincita sulla contestata finale di quattro anni prima. Come al solito, i tedeschi avevano sin lì dimostrato di essere squadra disposta a dare l'anima sul campo, anche se alla grande solidità dell'assieme non si univa una eccessiva fantasia. E le impressioni della vigilia, furono ampiamente confermate dall'evolversi della gara. L'Italia, infatti, andò presto in vantaggio con Boninsegna e nel corso del tempo restante, si limitò a controllare agevolmente la reazione di una Germania opaca, limitando al massimo i pericoli per Albertosi. La maratona di cui era stata protagonista la squadra tedesca contro l'Inghilterra, la aveva resa più vulnerabile del solito, proprio in considerazione delle condizioni proibitive in cui si svolgevano le partite. I tedeschi, infatti, cominciarono a denunciare una insolita mancanza di coesione che permise agli azzurri di andare ripetutamente vicini al raddoppio. Anche l'Italia, però, aveva qualche problema, derivante dalla staffetta tra Mazzola e Rivera,  che provocò una certa disorganizzazione nel solido reparto centrale azzurro, cui non bastò il prodigarsi di De Sisti e Domenghini fper impedire la rete del pareggio del milanista Schnellinger, proprio all'ultimo minuto. Quella che per gli azzurri era una disdetta, per la storia del calcio era però una manna dal cielo, perchè andava a cominciare uno degli spettacoli più incredibili mai visti sui campi erbosi, un vero e proprio spot pubblicitario a beneficio del calcio.  Al 94', il solito inesorabile Gerd Muller portava in vantaggio i tedeschi, nelle cui file giganteggiava un Beckenbauer costretto a giocare stoicamente con un braccio al collo, ma quattro minuti dopo, Burgnich pareggiava il conto sugli sviluppi di una punizione. Ogni schema era saltato e le energie cominciavano ad affievolire, con il risultato di rendere la partita una sorta di flipper impazzito, in cui i protagonisti andavano avanti per forza d'inerzia. Al tredicesimo minuto del primo tempo supplementare, Riva confermò di aver ritrovato tutta la sua potenza riportando avanti l'Italia con una rete di grandissima fattura, ma un errore di Rivera consentiva ancora a Muller di pareggiare il conto. Per l'Italia non c'era neanche il tempo di disperarsi, perchè con grande tenacia Boninsegna portava avanti una palla servendola infine a Rivera, appostato al centro, il quale provvedeva a spedirla alle spalle dell'esterrefatto Maier, preso in controtempo. Gli ultimi 10' passarono lentissimi a scandire il trionfo degli azzurri, in una atmosfera quasi irreale. Al triplice fischio finale, mezza Italia si riversava nelle strade per festeggiare una straordinaria vittoria, al grido di "Riva-Rivera, Brasile sotto terra".


UN RICORDO INDELEBILE

In finale, l'Italia perse nettamente col Brasile. Purtroppo le tossine di quella incredibile partita, pesarono non poco sui destini azzurri. Ai quali, però, rimase la soddisfazione di aver disputato, e vinto, una delle più belle partite di ogni epoca. Ancora oggi, se si parla di Italia-Germania, la mente corre allo Stadio Azteca, ove i messicani posero una targa a perenne ricordo dei ventidue eroi che consegnarono alla leggenda il mondiale del 1970.

La finale, e non poteva essere diversamente, fu ampiamente condizionata da quella battaglia. Le tossine accumulate nell'epico scontro di semifinale pesarono in maniera determinante sui muscoli degli undici azzurri. Valcareggi non ebbe il coraggio di modificare qualcosa nella formazione che tanto bene si era comportata sino ad allora e la sua scelta si dimostrò un errore esiziale. Di fronte ad un Brasile infarcito di straordinari solisti, Riva e compagni riuscirono a resistere un tempo, per poi crollare nella ripresa. L'iniziale rete di Pelè, fu pareggiata da Boninsegna al trentottesimo minuto, grazie ad uno svarione della difesa verdeoro. Col passare del tempo, però, gli azzurri vedevano avvicinarsi sempre più rapidamente la fine. A poco a poco gli sbarramenti predisposti da Valcareggi saltarono e quando al ventesimo minuto della ripresa Gerson, con un forte tiro dal limite dell'area, battè Albertosi, fu chiaro a tutti che per gli azzurri il sogno di portare definitivamente a casa la Coppa Rimet era destinato a rimanere tale. Jairzinho, cinque minuti più tardi, e Carlos Alberto a quattro minuti dal termine, fissarono il risultato su un 4-1 che non ammetteva repliche. La partita finiva però con il ridicolo siparietto dei sei minuti concessi da Valcareggi a Rivera, l'uomo più atteso dai tifosi italiani, che inaugurava la campagna di stampa predisposta da una stampa indegna, la quale arrivava ad adontare l'ipotesi che col milanista in campo le cose sarebbero potute andare diversamente. In questo modo, si apriva la strada agli incresciosi episodi che caratterizzarono il ritorno degli azzurri in Italia, ove furono accolti all'aeroporto di Fiumicino con un fitto lancio di pomodori! La realtà era che anche con Rivera in campo le cose non sarebbero state molto diverse, contro un avversario molto più fresco e a suo agio nelle condizioni che caratterizzano quel mondiale. Rimaneva per l'Italia la consolazione di un ritorno nell'elitè del calcio mondiale, a ventuno anni dal disastro di Superga e, soprattutto, la soddisfazione di aver giocato, e vinto, una delle più belle partite mai disputate nella storia del calcio mondiale. Tanto da indurre i messicani a mettere una targa commemorativa nello stadio che era stato il teatro della partita, giusto premio ai ventidue giocatori che in quella gara si erano trasformati, nella fantasia popolare, in veri e propri titani. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, ogni volta che Italia e Germania incrociano le loro strade, il pensiero torna a quella incredibile partita e alla grandinata di reti ed emozioni che si susseguirono nei drammatici supplementari che la consegnarono alla leggenda. Quante volte, anche a voi, è capitato di ripensare dove eravate quella notte a vedere la partita?