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Anno

Squadra

Serie PT RT
1965-66 Fiorentina A 18 4
1966-67 Fiorentina A 28 2
1967-68 Fiorentina A 26 -
1968-69 Fiorentina A 26 1
1969-70 Fiorentina
A
25 3
1970-71 Fiorentina
A
21 2
1971-72 Fiorentina
A
17 2
1972-73 Fiorentina
A
26 1
1973-74 Fiorentina
A
24 3
1974-75 Fiorentina
A
18 1
1975-76 Fiorentina
A
28 -
1976-77 Inter
A
18
-
1977-78 Inter
A
20
-
1978-79 Lecce B 10 1
1979-80 Lecce B 20 1
1980-81 Lecce B 10
-
1981-82 Lecce B 16 1
Dati anagrafici
Cognome Merlo Nome Claudio
Nato a Roma Data 07/07/1946
Altezza 1,76 Peso 70
Esordio 12/12/65, Inter-Fiorentina 0-0 Ruolo Interno
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 1
 -

05/01/1969
Messico-Italia 1-1


 

Cresce calcisticamente nella Tevere Roma, ove si fa notare subito per la grande intelligenza di gioco. Nonostante la giovanissima età, fa vedere subito una spiccata capacità nella costruzione della manovra e la personalità con cui tiene il campo. Gli osservatori della Fiorentina lo notano e l'affare viene concluso rapidamente, con la sua partenza verso il capoluogo toscano. Già nella prima stagione sull'Arno, conferma quello che si dice di lui e si mette in evidenza come una delle giovani promesse più fulgide del nostro calcio. La Fiorentina sta cambiando pelle e lui è uno degli interpreti del nuovo corso. Con Picchi De Sisti compone una coppia straordinaria, sulla quale si impernia la costruzione della squadra Yè-Yè che, di lì a poco, stupirà l'Italia calcistica. E' dotato di tecnica sopraffina e ottimo senso tattico, costruisce la manovra e spesso si inserisce per la conclusione. Non è un interditore classico, ma non è neanche evanescente nel gioco di rottura, anche se preferisce lavorare di fino e dedicarsi al raccordo della manovra. Anche il settore tecnico delle squadre nazionali si accorge di lui, ma la sua sfortuna è quella di giocare in un momento in cui la fioritura di talenti tra gli interni è realmente eccezionale, con fuoriclasse del calibro di Rivera, Mazzola e Bulgarelli a chiudere la strada a tutti. A lui rimangono solo le briciole, tanto che riesce a giocare una sola gara, contro il Messico nel gennaio del 1969, quando la Fiorentina si avvia a trionfare per la seconda volta e ad appuntarsi lo scudetto sulle maglie. Quella partita col Messico sembra il preludio ad un suo ingresso in pianta stabile nell'organico azzurro, ma poi non se ne fa nulla e a lui non rimane che consolarsi con la maglia viola. La sua continuità di rendimento è eccezionale e anche quando nell'estate del 1974 Picchio De Sisti torna a casa, nella sua Roma, lui continua a dimostrare la sua grande classe, senza steccare una gara. Tanto che l'Inter, nell'estate del 1976, quando è ormai chiaro che Sandrino Mazzola si avvia verso il tramonto, pensa a lui per rimpiazzarlo. Purtroppo, però, il trasferimento in nerazzurro si rivela un clamoroso errore. Ha appena trenta anni e non è vecchio, ma d'incanto sembra smarrire la sua verve, sembra quasi che anni di battaglie in mezzo al campo, sommino all'improvviso i loro risultati, affrettandone il logorio. In due stagioni colleziona 38 gare, senza mai fornire il rendimento che lo aveva reso famoso, anche se riesce ad aggiungere una Coppa Italia al suo palmares. Nell'estate del 1978 scende la penisola in direzione Lecce e anche lui incappa nel calcioscommesse, facendosi squalificare per un anno. E' una brutta macchia su una carriera che va a chiudersi in tono minore nel 1982, sempre coi salentini.

 

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