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Anno

Squadra

Serie PT RT
1934-35 Vicenza
B
3 -
1935-36 Vicenza
C
23 4
1936-37 Vicenza
C
26 9
1937-38 Vicenza
C
30 21
1938-39 Fiorentina
B
29 17
1939-40 Fiorentina
A
17 9
1940-41 Fiorentina
A
29 18
1941-42 Torino
A
28 14
1942-43 Torino
A
22 8
1944 Milan
A
9 1
1945-46 Fiorentina
A
18 7
1946-47 Torino
A
14 6
1947-48 Torino
A
38 16
1948-49 Torino
A
29 9
Dati anagrafici
Cognome Menti Nome Romeo
Nato a Vicenza Data 05/09/1919
Altezza ND Peso ND
Esordio 17/09/39, Fiorentina-Genoa 1-1 Ruolo Ala
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 7
 5
27/04/1947
Italia-Svizzera 5-2

 

Inizia a giocare nel Vicenza, giovanissimo e mostra subito i segni distintivi del predestinato. A quindici anni fa il suo esordio nel torneo di serie B e nei tre anni successivi diventa una colonna della squadra veneta, ad onta della giovanissima età. Uno strepitoso torneo, nel 1937-38, lo fa finire sui taccuini degli osservatori di mezza Italia e nella gara ad assicurarsi i suoi servigi, la spunta la Fiorentina. In Toscana, conferma tutto quello che già si sapeva di lui e, anzi, fa ulteriori progressi. Trascina i gigliati in serie A e anche nella massima serie si fa conoscere come implacabile cecchino. Ala tecnica e veloce, non indulge nei preziosismi, anche se non ha nulla da invidiare a nessuno. Se vede sbarrata la strada per andare sul fondo, converge al centro e spara terrificanti bordate che, spesso, finiscono la loro corsa in fondo al sacco. E' ormai un beniamino dello stadio Berta, quando Novo decide di chiamarlo a Torino, ove sta costruendo uno squadrone. I bigliettoni che prospetta alla dirigenza fiorentina, consentono la felice conclusione dell'operazione, anche se la tifoseria gigliata la prende male. Lui, però, è già sulla strada per il Piemonte e in granata continua a sciorinare una gara impeccabile dietro l'altra. Le sue doti, vengono esaltate dal lavoro in mezzo al campo di Mazzola e Loik e se il torneo 1941-42 si conclude con un terzo posto, l'anno successivo vede l'inizio della leggenda della più grande mai comparsa sui campi della penisola. Il Torino vince scudetto e Coppa Italia, prima squadra italiana a riuscire nell'impresa e comincia a diventare Grande. Intanto, però, è arrivata la guerra e lui decide di accasarsi al Milan nel tempo che lo separa dalla ripresa dell'attività. Quando torna il calcio, indossa di nuovo la maglia viola, ma è una semplice parentesi. Dimostra che l'inattività non ha influito su di lui e al termine della stagione torna al Torino, ove però trova l'accanita concorrenza di Ossola e Ferraris. Si impegna al massimo per ritrovare il posto che gli spetta e ci riesce. Nel frattempo, anche Pozzo ha capito che uno come lui non può essere ignorato e lo chiama in Nazionale, ove fa il suo esordio contro la Svizzera. La sua carriera ha ormai preso la piega migliore e ai trionfi nazionali con il Torino, bisogna solo aggiungere la consacrazione internazionale, che tutti si aspettano ai Mondiali del 1950. Purtroppo, non ci arriverà mai, come del resto i suoi compagni. Il 4 maggio del 1949, l'aereo che sta portando a casa il Grande Torino, dopo l'amichevole giocata contro il Benfica a Lisbona, nella quale ha segnato l'ultima rete nella storia del Grande Torino, va a sbattere contro il muraglione della basilica di Superga. E' la sciagura più grave del calcio italiano, che in un colpo solo vede scomparire una intera generazione di campioni, precipitando l'Italia nello sconforto e nel dolore più profondo.

 
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