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Anno Squadra Serie PT RT
1960-61 Inter

A

1 1
1961-62 Inter

A

1

-

1962-63 Inter

A

23 10
1963-64 Inter

A

29

9

1964-65 Inter

A

33

17
1965-66 Inter

A

30

19

1966-67 Inter

A

30 17
1967-68 Inter

A

28

7

1968-69 Inter

A

29 7
1969-70 Inter

A

28

4

1970-71 Inter

A

29 7
1971-72 Inter

A

28

7

1972-73 Inter

A

26 2
1973-74 Inter

A

26

4

1974-75 Inter

A

23 3
1975-76 Inter

A

25

2

1976-77 Inter

A

28 1
Dati anagrafici
Cognome Mazzola Nome Sandro
Nato a Torino  Data 08/11/1942
Altezza 1,79 Peso 74
Esordio 10/6/61, Juve-Inter 9-1 Ruolo Mezzala
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 70

22

12/5/1963,
Italia-Brasile 3-0


 

In un filmato degli anni '40, lo si vede bambino battere il grande Valerio Bacigalupo, che naturalmente si presta al gioco. E' un predestinato e crescendo lo dimostra in pieno. E' il figlio maggiore del grande Valentino e sin da quando entra nel vivaio dell'Inter, in tanti aspettano di vedere con curiosità cosa riuscirà a combinare. Il suo esordio è molto rumoroso ed avviene in una gara che rimarrà famosa, quella del giugno 1961 che vede i nerazzurri schierare per protesta verso la Federazione la propria formazione Primavera contro la Juventus. Sivori e compagni infieriscono in maniera inspiegabile contro quel manipolo di ragazzini, ma la rete interista, su rigore, la sigla proprio lui. Entra in pianta stabile in prima squadra due stagioni dopo e conferma quanto si dice nell'ambiente di lui. Attaccante rapido e dotato di straordinaria tecnica, può ricoprire tutti i ruoli di attacco e con eguale efficacia. Helenio Herrera non esita a dargli una maglia da titolare e in molti si commuovono nel vedere il figlio del grande Valentino riportare il cognome Mazzola all'onore delle cronache. E' uno dei protagonisti dell'Inter euromondiale, forse il principale. Le sue reti sono spesso opere d'arte, come quando in Coppa smarca mezza squadra avversaria, gli ungheresi del Vasas, per poi smarcare il rimanente una volta che a qualcuno di loro è venuta la pessima idea di rallentarlo. Naturalmente, arriva presto anche la Nazionale, ove fa il suo esordio in una partita contro il grande Brasile di Pelè. Sia con Fabbri che con Valcareggi, una maglia per lui la si trova sempre, e ben presto scoppia una fortissima rivalità con Gianni Rivera, l'enfant prodige dell'altra sponda milanese, che assumerà tinte grottesche in occasione dei mondiali del 1970 quando, avendo a disposizione entrambi, Valcareggi si inventa la staffetta. Con il passare degli anni, arretra il proprio raggio di azione e si trasforma in grande interno di punta, ruolo nel quale può sfruttare una discreta capacità motoria e la grande intelligenza tattica. Negli ultimi anni, poi, si trasforma in apprezzato tornante e anche in questo ruolo fornisce prova di grande classe. Questa soluzione tra l'altro, permette a Valcareggi di schierare sia lui che Rivera, tagliando la testa al toro di una rivalità che rischia di riverberarsi come un boomerang sull'Italia, anche se la spedizione di Monaco, del 1974 va a finire male lo stesso, ma per altri motivi. Smette nell'estate del 1977, dopo aver vinto tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, cui va aggiunto l'Europeo conquistato con la casacca azzurra.

 

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