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Anno

Squadra

Serie PT RT
1954-55 Rosario Central (Argentina)
1955-56 Inter
A
14
9
1956-57 Inter
A
21
10
1957-58 Inter
A
12
-
1958-59 Triestina
A
22
2
1959-60 Spal
A
29
9
1960-61 Spal
A
32
13
1961-62 Spal
A
29
5
1962-63 Spal
A
29
3
1963-64 Spal
A
29
5
1964-65 Spal
B
34
5
1965-66 Spal
A
31
8
1966-67 Spal
A
21
4
1967-68 Spal
A
10
-
Dati anagrafici
Cognome Massei Nome Oscar
Nato a Pergamino (Argentina) Data 29/09/1934
Altezza 1,78 Peso 73
Esordio 22/1/56, Napoli-Inter 0-2 Ruolo Interno
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 -
 -
-

 

Arriva all'Inter giovanissimo e fa vedere subito di essere un signor giocatore. In questa fase della sua carriera è la tipica mezza punta che fa la spola tra il centrocampo e l'attacco. Tecnica sopraffina e grande visione di gioco, oltre alla capacità di farsi valere in zona di tiro, confermano le referenze che lo hanno preceduto. In patria, è stato capocannoniere in massima serie e ha rinunciato alla Nazionale argentina solo in quanto accettando si sarebbe precluso la chiamata in maglia azzurra. In effetti la sua strada sembra segnata, del resto gli basterebbero tre partite con l'Under 21, a norma di regolamento, per poter diventare eleggibile a tutti gli effetti per l'Italia. Purtroppo, però, si rompe i legamenti del ginocchio contro la Roma e a quel punto i suoi sogni azzurri sfumano del tutto. Intanto, deve pensare a tornare quello di prima, con il terrore di non farcela. Rientra in campo, ma per un paio di anni il suo rendimento risente di quanto successo. Intanto, Moratti lo ha spedito alla Triestina, segno evidente della mancanza di fiducia che gli aleggia intorno. Trevisan, tecnico dei giuliani, lo sposta a centrocampo, ove la sua visione di gioco risalta con grande nitidezza. Fisicamente, però, mostra ancora i segni dell'incidente e il suo rendimento stenta a decollare. Un torneo così così, ma poi arriva Mazza, il Mago di campagna e decide di portarlo a Ferrara. La Spal di quegli anni è specializzata nella ricostruzione di giocatori e lui ripaga alla grande. Prende la bacchetta e dirige la squadra da par suo. Detta i ritmi e fa correre a piacimento il pallone, mentre i compagni intorno a lui si muovono come fossero legati da un filo invisibile al direttore d'orchestra. Difficilmente sbaglia la gara ed è il vero allenatore in campo, capace di disegnare geometrie ariose e di far scorrere il gioco sui binari di una consumata perizia. A Ferrara rimane la bellezza di nove stagioni, giocando sempre su altissimi livelli e dimostrandosi uno dei migliori giocatori mai arrivati in Italia, anche se uno dei più sottovalutati a posteriori. Più di una squadra di maggior caratura prova a sfilarlo a Mazza, a partire dal Milan di Rocco, ma lui rimane sempre a Ferrara, anche perchè, come dirà in una intervista, un trasferimento ad una grande squadra avrebbe comportato uno sforzo fisico che lui non potrebbe affrontare. Nella stessa intervista, afferma di aver sempre giocato a scartamento ridotto, dopo l'infortunio, un regime che a Ferrara accettano di buon grado, per tutta la durata della sua militanza spallina. Resta solo da domandarsi dove sarebbe potuto arrivare a pieno regime, considerato quello che riesce a fare con quello che chiama "rendimento minimo". Alla fine del 1968, quando ormai la trentina è scoccata da un bel pezzo, e da un paio di anni soffre anche di labirintite (che si cura regolarmente, ma che costituisce comunque un ulteriore ostacolo)fa le valigie e saluta la compagnia, lasciando un ricordo imperituro.

 

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