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Anno

Squadra

Serie PT RT
1957 Racing  A 28 8
1957-58 Bologna A 28 8
1958-59 Bologna A 15 5
1959-60 Atalanta A 29 7
1960-61 Atalanta A 24 4
1961-62 Atalanta A 27 11
1962-63 Inter A 15 4
1963-64 Fiorentina A 19 3
1964-65 Fiorentina A 29 8
1965-66 Fiorentina A 2 -
Dati anagrafici
Cognome Maschio Nome Humberto
Nato a Avellaneda (Argentina) Data 20/02/1933
Altezza 1,74 Peso 73
Esordio 15/9/57, Lazio-Bologna 4-3 Ruolo Attaccante
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 2
 -

5/5/62, Italia-Francia 2-1


 

Con Angelillo e Sivori, forma il famoso trio degli "angeli dalla faccia sporca" che trascina la nazionale argentina al trionfo nel campionato sudamericano del 1957. In particolare, è proprio lui, con le sue reti, ben nove, a risultare l'uomo copertina della manifestazione e ad attirare molti sguardi interessati. E' il classico regista dai piedi buoni che caratterizza il calcio platense. Ha cominciato nell'Arsenal per poi passare al Quilmes e al Racing. Nell'Accademia del Futbol, si è confermato ai massimi livelli: dotato di tecnica sopraffina, vede il gioco come pochi. E' lento nei movimenti, ma rapido di cervello e sa disegnare geometrie ariose a vantaggio dei compagni. Ama il passaggio filtrante, capace di smarcare i propri attaccanti di fronte al portiere, ma non di rado provvede lui a concludere l'azione, tanto che nel 1955 è stato vicecapocannoniere del campionato, con diciotto reti. Il suo acquisto da parte del Bologna, provoca una mezza sommossa popolare, ma porta anche la bellezza di 87 milioni di lire nelle classe del club. Sotto le due torri, però, non rende per quanto è stato pagato. Viene infatti frenato dalle alchimie tattiche che vedono il suo spostamento dalla cabina di regia ad interno di attacco. Bencic, infatti, non capisce che la sua lentezza lo rende poco idoneo a quel ruolo e lo espone ai colpi dei difensori avversari. Lui si adatta e a sprazzi mostra la sua classe, ma il suo primo torneo italiano si svolge all'insegna dell'incostanza. Poi, arriva Foni, il maestro del catenaccio e per lui è notte fonda. Gli viene spesso preferito Randon e gioca solo quindici gare, corredate da cinque reti. Alla fine dell'anno, per sua fortuna, bussa all'uscio del Bologna il Presidente dell'Atalanta Tentorio, che conclude l'affare e lo mette a disposizione di Valcareggi, il quale lo restituisce al suo vero ruolo di regista. E Maschio rinasce letteralmente, giocando tre campionati ad altissimi livelli di rendimento, che ricordano al mondo del calcio italiano chi sia in realtà questo giocatore ombroso di carattere, ma solare nel gioco. Tanto che sfruttando il suo status di oriundo, viene convocato in Nazionale per i Mondiali cileni del 1962. L'Italia si presenta con un vero squadrone, ma ha la sfortuna di capitare nel girone dei padroni di casa, che architettano una campagna contro gli oriundi traditori, che dovrebbe allarmare non poco i vertici federali in vista della partita tra le due compagini. Maschio viene invece mandato in campo e i cileni lo massacrano letteralmente. Lionel Sanchez gli spacca il naso con un pugno, senza che l'ineffabile Aston faccia una piega e i suoi compagni cadono nella trappola, reagendo. Vengono espulsi David e Ferrini e l'Italia finisce la gara sotto di due reti. Al ritorno in Italia, Maschio si ritrova con una nuova casacca, sempre nerazzurra, quella dell'Inter, ove però si ritrova chiuso da Suarez nel suo ruolo e può giocare, bene, solo quindici gare. Segna quattro reti e concorre allo scudetto, ma alla fine della stagione se ne va a Firenze. La prima annata è così così, ma alla seconda esplode letteralmente e torna ai suoi livelli più alti. E' il degno epilogo per un campione vero, poiché nel 1965 cede alla nostalgia di casa e alle insistenze del Racing che lo rivuole nelle sue file. Saluta l'Italia e torna a giocare in patria, ove vince ancora uno scudetto, prima di abbandonare il calcio giocato.

 

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