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Interno capace di
scorrazzare per il campo, è anche in possesso di buona tecnica e capacità di
inserirsi in avanti. E' il tipico interno sgobbone degli anni a cavallo
della guerra e la sua dedizione gli consente di farsi notare dalla
Fiorentina, con la quale fa il suo esordio in serie A. Nonostante la
giovanissima età, che sembra promettere grandi sviluppi, i viola lo cedono
al Genoa, appena caduto in serie B, da dove raggiunge Lucca, agli ordini di
Erbstein. E' la sua fortuna. Il futuro inventore del Grande Torino, capisce
che si tratta di un giocatore utilissimo e gli dona una maglia da titolare,
con la quale gioca un grande biennio, impreziosito dalla vittoria alle
Olimpiadi, con la squadra universitaria approntata da Pozzo. Va alla Lazio e
qui la sua carriera ha uno stop inatteso. Entra infatti in rotta di
collisione con Zenobi, per una questione di soldi e rimane fermo un anno,
per poi essere ceduto al Torino. Ormai, però, è l'ombra del bel giocatore di
qualche anno prima e ben presto entra nella fase d'ombra di una carriera che
declina rapidamente. |