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Anno

Squadra

Serie PT RT
1952-53 Cremonese C

29

1

1953-54 Cremonese C 39 1
1954-55 Roma
A
8 -
1955-56 Roma A 30 -
1956-57 Roma A 30 -
1957-58 Roma A 9 -
1958-59 Roma A 18 -
1959-60 Roma A 34 -
1960-61 Roma A 32 1
1961-62 Roma
A
34 -
1962-63 Roma A 33 -
1963-64 Roma A 29 -
1964-65 Roma A 34 -
1965-66 Roma A 30 -
1966-67 Roma A 30 1
1967-68 Roma A 27 -
1968-69 Roma A 8 -
Dati anagrafici
Cognome Losi Nome Giacomo
Nato a Soncino (Cremona) Data 10/09/1935
Altezza ND Peso ND
Esordio 20/3/55, Roma-Inter 3-0 Ruolo Terzino
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 11
 -

13/03/1960
Spagna-Italia 3-1

 

Core De Roma: così è noto al grande pubblico romanista, ancora oggi, Giacomino Losi. Arriva nella capitale da Cremona, ove si è messo in mostra come uno dei migliori difensori della terza serie, nonostante la giovanissima età. E' un terzino roccioso, basso di statura, ma dotato di straordinaria reattività, che gli consente di saltare altissimo e di recuperare in maniera spettacolosa quando cercano di tagliarlo fuori dall'azione. Inoltre ha una grande particolarità, l'intelligenza nel prevedere gli sviluppi della manovra avversaria, che gli permette di farsi trovare sempre al posto giusto e nel momento giusto. Nella prima annata, scende in campo solo otto volte, facendo però vedere quello che sa fare e conquistando subito consensi unanimi tra osservatori e tifosi. Già nel 1955-56, però, conquista quel posto da titolare che non lascerà più. Quello che colpisce maggiormente i tifosi, è lo straordinario attaccamento alla maglia, quella voglia di buttare il cuore oltre l'ostacolo che richiama alla mente la tradizione testaccina, di cui diventa l'erede più degno. In una partita contro la Sampdoria, si infortuna e deve spostarsi all'ala, con la squadra sotto di un goal. La Roma pareggia, ma lui non è ancora pago e su un corner va a saltare di testa in area, segnando la rete della vittoria. Da quel giorno diventa un mito e non esce più dal cuore dei sempre generosi tifosi giallorossi. Anche la Nazionale si accorge di lui e riesce ad indossare la maglia azzurra undici volte, in una epoca in cui una partita internazionale è una cosa seria e giocare nella Roma non è esattamente un grande vantaggio rispetto ai colleghi che militano negli squadroni del Nord. Però è una vera icona della Rometta, la squadra simpatica a tutti, soprattutto perchè lascia con grande generosità la posta in palio ogni volta che si reca in trasferta. Vince poco in carriera, due Coppe Italia e una Coppa delle Fiere, ma rimane in una ideale antologia romanista come uno dei difensori più forti di ogni epoca. Il suo addio, arriva con Herrera, che pure ha sempre sognato di allenarlo: purtroppo, ormai l'età avanza imperiosamente e reclama i suoi diritti, costringendolo ad abbandonare il calcio giocato per non diventare patetico. Non abbandona però la sua Roma, di cui è ancora oggi tifoso sfegatato.

 
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