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L'ERA DEI SENTIMENTI

Lucidio Sentimenti IV come Piola: la Juventus lo cede alla Lazio ritenendolo vecchio, con Ciccio, il terzo della stirpe di Bomporto, un vero trascinatore. Primo di nome, quinto nell'ordine: Carver lo indica come il vero segreto della sua Lazio. La clamorosa beffa giocata alla Roma.

Un ruolo fondamentale nella rinascita tecnica della Lazio fu quello dei fratelli Sentimenti. Lucidio era un portiere straordinario, capace da solo di portare punti insperati alla vigilia delle partite, che la Juventus aveva pensato bene di cedere commettendo un errore analogo a quello che la Lazio aveva compiuto con Piola. Ritenendolo vecchio e ormai sul punto del declino, i dirigenti torinesi consegnarono alla Lazio quello che con ogni probabilità è stato il miglior guardiapali della storia biancoceleste. Il fratello Ciccio era invece un centrocampista eclettico, capace di giostrare con eguale bravura in ogni zona del campo e soprattutto il vero e proprio trascinatore della squadra. Negli annali della Lazio e nella mente di chi ebbe la fortuna di assistere a quella gara, rimane la partita iniziale del torneo 1950-51 con l'Inter, quando la Lazio, sotto di tre reti dopo un tempo, fu trascinata al pareggio dallo stesso Sentimenti III, il quale, tra l'altro, si vide annullare la rete della vittoria dall'arbitro in quanto il pallone da lui scagliato era entrato in porta contemporaneamente al fischio finale della giacchetta nera! 
Ad essi, al termine dell'annata si aggiunse il quinto fratello, Primo, che era stato chiesto dalla Roma, ma aveva scelto la società biancoceleste con una operazione che si era trasformata in una vera e propria beffa. Infatti i dirigenti della Roma si erano accordati col giocatore e avevano fissato appuntamento in sede per la firma del contratto. Sentimenti V invece, che con ogni probabilità si era servito della Roma per spuntare un ingaggio più alto con la Lazio, il giorno della firma si recò alla sede biancoceleste dalla quale fece sapere ai dirigenti giallorossi, ancora in trepida attesa e ignari di quanto stava maturando, di aver cambiato idea. Con il suo arrivo, e quello di Malacarne (altro elemento dotato di grandissime doti agonistiche), la Lazio assumeva la sua più classica inquadratura difensiva, quella che avrebbe preso il nome di "difesa di ferro" e che in pratica costituiva la vera e propria linea del Piave dalla quale i biancocelesti stoppavano l'azione avversaria e facevano ripartire la propria, sorprendendo anche le squadre più attrezzate.

LA CONFERMA

La "difesa di ferro" si conferma e trascina la Lazio ad un nuovo quarto posto. L'annata orribile della Roma. La Lazio vince entrambi i derbies e spinge i giallorossi per la prima volta in serie B. I fratelli Sentimenti scortati a casa dalla polizia dopo la seconda stracittadina.

E col vero e proprio frangiflutti offerto dalla difesa di ferro, la Lazio potè rituffarsi nel periglioso mare del campionato italiano, confermando la sua crescita tecnica nonostante un rendimento offensivo non proprio esaltante dovuto alla mancanza di un grande stoccatore. Alla partenza di un ottimo attaccante come il vecchio Romano Penzo, distintosi nei tre anni passati a Roma per l'ottimo rendimento sotto porta, non fece riscontro l'arrivo di un ariete capace di finalizzare il gioco architettato dalla squadra e questo impedì alla Lazio un ulteriore salto di qualità che avrebbe potuto portarla nella vera e propria lotta per il titolo. Nonostante questo inconveniente, la squadra di Zenobi dette luogo ad una ottima annata che la confermò al quarto posto e proprio nell'anno peggiore della Roma, costretta ad assaporare per la prima ed unica volta nella sua storia il gusto amaro della serie B, spintavi anche dalla squadra biancoceleste che vinse entrambi i derbies. Erano ormai lontani anni luce gli anni in cui la Roma poteva guardare dall'alto in basso la Lazio. Tra l'altro la seconda stracittadina si chiuse con la folla romanista in tumulto e avvelenata coi fratelli Sentimenti, i quali dopo essere tornati a casa scortati dalle camionette dei carabinieri, vollero dimostrare tutta la loro lazialità aprendo la stessa agli sportivi biancocelesti per festeggiare degnamente l'evento.
La Lazio come detto e nonostante il non esaltante rendimento offerto dall'attacco (ove aveva deluso soprattutto la piccola e funambolica ala Unzain, pescata in Paraguay con la speranza di ripetere l'operazione Arce, ma trovatosi presto a malpartito di fronte alle ruvidezze dei difensori italiani), riuscì a confermare il risultato dell'anno precedente e la qualifica di damigella d'onore delle tre grandi che in quel lasso di tempo dominavano il calcio italiano, Juventus, Milan e Inter. E soprattutto, diede l'ultimo grande sussulto al campionato andando a battere il Milan a domicilio e mettendone in pericolo il primato che, per fortuna dei rossoneri, fu confermato solo grazie alla concomitante sconfitta dei cugini nerazzurri a Torino coi granata.

LA MORTE DI ZENOBI

E' di nuovo guerra irriducibile tra le fazioni. Tessarolo eletto contraltare della politica della lesina. "Mamma li Turchi", arriva il gigantesco Sukru. Papà Zenobi resiste ancora un anno e poi decide di rassegnare le dimissioni. La morte improvvisa di un grande dirigente.

Intanto però stava per tornare bollente la situazione sul fronte societario, ove non pochi rimproveravano a Zenobi la politica della lesina e avevano eletto in Tessarolo l'uomo capace di scalzarlo dalla presidenza e di avviare una nuova fase più dinamica e più ambiziosa. Ancora una volta tornava alla ribalta il vero e proprio male oscuro della Lazio, l'incapacità da parte di chi le voleva bene di comprendere le ragioni degli altri e a farne le spese non poteva che essere la stessa Lazio, in perenne guerra civile tra le fazioni.
Zenobi riuscì a resistere ancora un anno, nel corso del quale la squadra, rinforzata dal gigante turco Sukru, dai nordici Lofgren e Larsen e da Gegè Fuin, riuscì ad ottenere un buon quinto posto sotto la guida di Peppino Bigogno. All'inizio dell'anno successivo però il "Presidentone", il quale aveva sempre giustificato la sua politica oculata con la mancanza di un grande stadio a Roma, decise infine di passare la mano agli avversari non sopportando più l'accusa mossagli da più parti, in base alla quale non aveva mai voluto aprire le porte della società a soci più facoltosi in quanto guidato da un morboso attaccamento al potere. Il pretesto per la rottura definitiva fu rappresentato dall'acquisto di Bergamo dalla Sampdoria per la cifra di 23 milioni, effettuato da un gruppo di consiglieri che non si erano consultati con lui passando sopra allegramente alle ragioni di bilancio che sconsigliavano mosse di questo genere. Il 14 aprile del 1953 Zenobi si presentava all'assemblea sociale e rassegnava le dimissioni, non senza prima aver ricordato i suoi meriti, tra i quali v'era quello, non piccolo, di aver vinto sette derby su otto (l'ultimo proprio pochi giorni prima con una doppietta di Puccinelli) nel corso della sua presidenza. Nè bisognava dimenticare il fatto che la Lazio era riuscita in quegli anni a ridurre in maniera esponenziale il gap che la divideva storicamente dalle grandi del nostro calcio. Era la fine di un'epoca non solo in senso figurato, perchè soltanto un mese dopo aver lasciato la presidenza Zenobi moriva ad Ischia e proprio mentre vedeva la luce quello Stadio Olimpico tanto agognato...