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LA FONDAZIONE - PRIMI PASSI - IL PRIMO DOPOGUERRA - DALL'ADDIO DI BERNARDINI AL RITORNO DI SCLAVI - NASCE IL DERBY - IL GIRONE UNICO - DA SCLAVI A PIOLA - IL REGNO DI ZENOBI - I FRATELLI SENTIMENTI - L'ERA TESSAROLO - VERSO IL BARATRO - LA PRIMA RETROCESSIONE - IL RITORNO IN A - L'ERA LENZINI - ARRIVANO CHINAGLIA E MAESTRELLI - ILTRIONFO - INIZIA L'ODISSEA - IL CALCIOSCOMMESSE - IL FIGLIOL PRODIGO - IL SECONDO CALCIOSCOMMESSE - DALL'HANDICAP ALLA RISCOSSA - L'AVVENTO DI CRAGNOTTI - LA SFIDA - ZEMANLANDIA - SVEN GORAN ERIKSSON - LA BEFFA - UNA STAGIONE INDIMENTICABILE- LAZIO OGGI

IL REGNO DI ZENOBI

La politica dei piccoli passi. Le difficoltà spingono il presidente a ricorrere di nuovo al mercato sudamericano: arrivano gli argentini Flamini e Pisa. Un ottimo quarto posto nel 1939-40. Arriva un'altra bandiera: Puccinelli. L'era dell'austerità. La guerra ferma il calcio.

La politica di Zenobi però, se non consentiva di fare voli pindarici, permetteva alla Lazio una vita tranquilla e poneva le basi per un futuro agiato, in un momento in cui il paese stava per precipitare nel dramma della guerra. E a disegnare percorsi meno grigi concorse in maniera determinante una mossa come quella che Zenobi aveva provato nel 1931, il ricorso al mercato sudamericano. In vista della stagione 1939-40 infatti, furono prelevati in Argentina Flamini, Barrera e Pisa, seguiti a breve distanza da Gualtieri e Fazio, tutti elementi di valore tra i quali spiccavano soprattutto Flamini e Pisa che costituirono una delle migliori coppie di interni del calcio italiano dell'epoca. I risultati di questa operazione furono buoni, tanto da produrre un ottimo quarto posto che però non trovò conferma nel 1940-41, nonostante l'arrivo di due elementi come Gradella e Puccinelli. Soprattutto il secondo avrebbe ampiamente ripagato la fiducia della società, diventando la vera e propria rampa di lancio per Piola, il quale si trovava a nozze con i precisi cross provenienti dall'ala ad opera di Puccinelli che gli permettevano di esibire le sue ragguardevoli doti acrobatiche. Una serie di strepitose stagioni giocate in biancoceleste non valsero a Puccinelli la maglia della nazionale solo perchè l'uomo di Bientina si trovò chiuso dallo strepitoso Menti del Grande Torino che, secondo alcuni, aveva in più rispetto al laziale soltanto il vantaggio del miglior affiatamento con molti dei suoi compagni in Nazionale derivante dalla comune militanza granata.
In quella tormentata stagione la salvezza arrivò solo all'ultima giornata e per effetto del quoziente reti rispetto al Novara, provocando non pochi tremori in un pubblico che solo pochi mesi prima aveva visto la sua squadra ad un passo dallo scudetto. Zenobi decise però di insistere sulla via dell'austerità, tanto da decidere soltanto ritocchi minimi alla rosa in vista della stagione 1941-42. Ed ebbe ragione perchè con l'arrivo di Popovich sulla panchina e la conseguente adozione del Sistema, la Lazio riprese a correre proprio nell'anno in cui la Roma andava a vincere il suo primo titolo, rispondendo a questa provocazione con un buon quinto posto. Nel 1942-43 i biancocelesti non riuscirono però a ripetersi e terminarono con un nono posto impreziosito soltanto dalla vittoria di Piola nella classifica dei marcatori. Poco male, in quanto a causa della guerra, anche il calcio dovette fermarsi e il campionato nazionale fu sostituito da tornei di carattere locale, svolti al solo scopo di mantenere in allenamento i giocatori e di dare un diversivo alle bombe e alle distruzioni. Nei due tornei romani disputati tra il 1943 e il 1945, Lazio e Roma si spartirono salomonicamente la posta, vincendone uno a testa. Inoltre i giocatori della Lazio dettero luogo ad una manifestazione di grande sportività firmando in massa una petizione a favore del bomber giallorosso Amadei, squalificato a vita a seguito degli incidenti scoppiati durante una partita di Coppa Italia col Torino.

IL RITORNO ALLA NORMALITA'

La quiete dopo la tempesta: torna il calcio. Non c'e' più Silvio Piola! Un clamoroso errore di valutazione. Le ristrettezze finanziarie portano la Lazio verso il basso, ma, per fortuna, la Roma sta anche peggio. Remondini, il "giocatore al sangue", non basta e la Lazio non riesce a decollare.

Il termine della guerra vide il calcio riprendere la sua funzione di principale svago degli italiani, tanto di più al termine di un conflitto terribile come quello che aveva distrutto l'Europa negli anni precedenti. Alla ripresa dell'attività la Lazio presentò alcune facce nuove, tra le quali facevano spicco quella del mediano Alzani e quella del terzino Antonazzi, giocatori di ottimo livello che avrebbero caratterizzato in maniera prepotente l'era successiva della squadra biancoceleste, diventando vere e proprie colonne di quella che sarebbe divenuta la famosa difesa di ferro. Romolo Alzani era un vigoroso mediano cresciuto nella Roma, ove però non aveva trovato spazio, ragion per cui aveva preferito la cessione in provincia, a Rimini, ove la Lazio lo aveva scovato e apprezzato, per via di doti agonistiche fuori dal comune. Checco Antonazzi era un terzino provvisto di un micidiale senso dell'anticipo ed era considerato il prototipo del moderno terzino sistemista. Delle sue grandi doti difensive si accorsero, e per molti anni, i migliori esterni del nostro campionato, che non di rado si videro spoetizzare e mettere al margine della partita dal forte terzino laziale. A fronte di questi arrivi, v'era però una mancanza clamorosa, quella di Silvio Piola che era stato ceduto alla Juventus a seguito di una valutazione disastrosa della sua età che aveva spinto la dirigenza a considerarlo un reperto museale ormai prossimo al pensionamento. Mai vaticinio fu più infausto. Il grande centravanti di Robbio Lomellina avrebbe clamorosamente smentito questa valutazione della dirigenza laziale giocando ancora per un decennio e ritornando a vestire, alla bella età di 38 anni, la casacca azzurra!
I primi tornei del dopoguerra videro una Lazio non molto brillante. La partenza di Piola era l'indice più vistoso di un deterioramento del materiale tecnico in un momento in cui le strettezze imposte dalla situazione postbellica non consentivano grandi investimenti. Nel 1945-46, che aveva visto il ritorno dei gironi per motivi di carattere logistico dovuti alle distruzioni operate dal conflitto, immessa nel girone centromeridionale insieme a Roma, Fiorentina, Livorno, Siena, Salernitana, Pescara e Napoli, la Lazio addirittura non riuscì a qualificarsi per il girone finale nonostante la bravura del trainer Cargnelli, uno degli allenatori più apprezzati dell'epoca. Nè andò meglio nel torneo successivo, quando la Lazio si piazzò al tredicesimo posto, potendo consolarsi soltanto con la contemporanea crisi della Roma che si stava avvicinando a grandi passi verso l'unica retrocessione della sua storia. Neanche il 1947-48 fu esaltante. In questa annata, chiusa al decimo posto, l'unica nota lieta fu costituita dall'arrivo del difensore Remondini che divenne subito una delle colonne della squadra in virtù di una cattiveria agonistica che lo portava a giocare anche in condizioni di precaria salute fisica. Storiche rimasero le sue prestazioni e la sua abnegazione in occasione di partite nel corso delle quali, col sangue colante dalla testa o con gravi infortuni che avrebbero consigliato a chiunque di fermarsi, il terzino rimase impavidamente al suo posto, tanto da spingere Bruno Roghi a definirlo "il giocatore al sangue". Ma neanche il bravo Remondini e la sua cattiveria agonistica potevano fare i miracoli a fronte di una rosa nella quale i giocatori di livello si contavano sul palmo di una mano, soprattutto di fronte a squadre che potevano ricorrere all'ulteriore chanche offerta dalla riapertura delle frontiere che portò in Italia veri e propri fuoriclasse come Nordhal, Nyers, John Hansen, Skoglund e compagnia calciante.

CAMBIO DI REGISTRO

Finalmente Zenobi si accorge della crisi e prende provvedimenti. Arrivano i fratelli Sentimenti, ma non solo loro. Il "Corsaro della Cordigliera" mette a soqquadro Roma. La "difesa di ferro" riporta in alto il vessillo biancoceleste: la Lazio termina ad un insperato quarto posto.

Soltanto l'ennesima annata negativa, quella 1948-49 (chiusa ad un preoccupante tredicesimo posto) spinse finalmente "Papà" Zenobi a cambiare rotta e ad affidare all'allenatore Sperone una squadra di livello tecnico più elevato e in grado di navigare meglio nell'agitato mare del campionato italiano. Furono acquisiti infatti il portiere Lucidio Sentimenti IV e il fratello di questi, Ciccio (il terzo della dinastia), oltre al forte terzino Furiassi, mentre in Paraguay fu scovato uno dei più funambolici atleti che abbiano mai calcato i campi italiani, Dionisio Arce, detto "il Corsaro della Cordigliera", un giocatore che alle tare caratteriali che gli avrebbero impedito di sfruttare appieno il suo immenso talento, univa doti tecniche spaventose che, in giornata di grazia, lo facevano diventare un vero pericolo pubblico. Con questa nuova inquadratura e, soprattutto grazie alla tenuta del reparto difensivo (nella quale faceva spicco soprattutto uno straordinario Lucidio Sentimenti IV il cui rendimento ben presto provocò grandi dubbi nella dirigenza della Juventus che lo aveva ceduto credendolo vecchio), la Lazio riuscì nel 1949-50 a cambiare decisamente rotta. Il solito inizio stentato (sconfitte con Juventus in casa, Como e Padova fuori) sembrarono far ripiombare l'ambiente laziale nell'incubo dell'anno precedente, ma poi le nubi addensatesi in questo squarcio iniziale furono allontanate dalla splendida vittoria nel derby del 16 ottobre, vinto dalla Lazio con un robusto 3-1. La difesa di ferro cominciava a stringere le sue maglie, come fu confermato dal successivo pareggio a reti inviolate di Milano. E la saldezza della tenuta difensiva si riverberò positivamente anche sui reparti avanzati, come dimostrarono il 5-2 esterno sulla Sampdoria e il 4-0 rifilato al Novara alla decima giornata. La sconfitta onorevole di Milano contro i nerazzurri, alla tredicesima giornata, si rivelò così un incidente di percorso. Terminato al settimo posto il girone di andata, la Lazio cambiò marcia nel ritorno, andando a vincere sul campo della Juventus capolista e confermando il suo stato di grazia nel corso della gara casalinga col Milan, battuto 3-2. Per effetto di una splendida seconda parte di campionato, la Lazio riuscì così a raggiungere un ottimo quarto posto, dietro a Milan, Inter e Juventus.