ARCHIVIO STORICO
 HOME

 STORIE

 SQUADRE

 CAMPIONATI

 GIOCATORI

 COPPA ITALIA

 MONDIALI

 BIG MATCH

 COMMUNITY

 LINKS

 CREDITS

 CONTATTI

 

LA FONDAZIONE - PRIMI PASSI - IL PRIMO DOPOGUERRA - DALL'ADDIO DI BERNARDINI AL RITORNO DI SCLAVI - NASCE IL DERBY - IL GIRONE UNICO - DA SCLAVI A PIOLA - IL REGNO DI ZENOBI - I FRATELLI SENTIMENTI - L'ERA TESSAROLO - VERSO IL BARATRO - LA PRIMA RETROCESSIONE - IL RITORNO IN A - L'ERA LENZINI - ARRIVANO CHINAGLIA E MAESTRELLI - ILTRIONFO - INIZIA L'ODISSEA - IL CALCIOSCOMMESSE - IL FIGLIOL PRODIGO - IL SECONDO CALCIOSCOMMESSE - DALL'HANDICAP ALLA RISCOSSA - L'AVVENTO DI CRAGNOTTI - LA SFIDA - ZEMANLANDIA - SVEN GORAN ERIKSSON - LA BEFFA - UNA STAGIONE INDIMENTICABILE- LAZIO OGGI

L'ERA GUALDI

Zenobi lascia la mano a Gualdi. Finalmente si cambia la rotta. Arrivano i grandi campioni. Un acquisto clamoroso: arriva Silvio Piola dal Novara. L'acquisto di  Ferraris IV dalla Roma provoca grande clamore. Una sola nota negativa: l'addio del grandissimo Ezio Sclavi.

Nel 1934 però Remo Zenobi, la cui politica improntata al buon senso aveva avuto come conseguenza un aumento del già folto plotone degli scontenti che nella società biancoceleste era sempre di casa, lasciò la presidenza a Gualdi, il quale recava con sè un piano di ampio respiro che avrebbe dovuto saldamente installare la Lazio nei quartieri nobili del calcio italiano e che andava a rompere con una tradizione sin lì consolidata, che però con gli anni e l'ingresso del professionismo era diventata una vera e propria palla al piede e fondata sul rigore, un rigore al quale le altre società che andavano per la maggiore avevano ormai derogato da un bel pezzo investendo cifre consistenti senza troppo curarsi della tenuta del bilancio. 
Sin dalla sua prima campagna acquisti Gualdi fece capire chiaramente le sue intenzioni, procedendo all'acquisto di Piola, Blason, Viani, Levratto e Ferraris IV. Erano cinque acquisti di grandissimo valore, tra i quali spiccavano, per diversi motivi quelli di Piola e di Ferraris IV. Piola era la più grande promessa del calcio italiano e per averlo la Lazio aveva dovuto dar luogo ad un vero e proprio intrigo politico che aveva interessato le alte sfere del PNF, mentre Ferraris IV era stato l'elemento più in vista della Roma, oltre che uno dei punti di forza della Nazionale di Pozzo laureatasi campione del mondo proprio nel 1934 e il suo ingaggio poteva essere considerato una parziale rivalsa a quello di Bernardini da parte della società giallorossa. Sul fronte delle partenze v'era però da registrare quella dolorosissima di Ezio Sclavi, il quale ripresosi da un grave infortunio al menisco patito nel corso del torneo precedente, si era visto sbarrare la porta dall'arrivo di Blason, che la Lazio aveva preso per garantirsi non solo un futuro (vista la giovanissima età del portiere veneto), ma anche per ovviare ai guai fisici di cui nelle ultime stagioni era stato vittima il povero Sclavi. Trovata la porta sbarrata dal concorrente e vistosi offrire la lista gratuita in segno di riconoscenza per tutto ciò che aveva dato alla Lazio negli anni trascosri a Roma il portiere di Stradella si era perciò accordato col Catania ove andò a terminare una carriera di grandissimo livello. Con la sua partenza finiva in pratica un'epoca, forse la più romantica del calcio laziale. 

L'ASCESA

La grande delusione del 1934-35. Gualdi non si scoraggia: arriva Monza, un altro pezzo di storia laziale. Ancora una delusione nel 1935-36. Il nuovo sforzo finanziario di Gualdi porta finalmente i frutti: la Lazio ad un passo dalla vetta, in Italia e in Europa.

Nonostante le premesse e gli entusiasmi destati da siffatta campagna acquisti, il torneo 1934-35 si rivelò un mezzo fallimento. La Lazio infatti, che aveva provveduto a sostituire il bravo Sturmer con un altro austriaco, Walter Alt, dopo un ottimo inizio che la vide innalzarsi in vetta alla classifica alla quinta giornata, vide gradatamente appesantirsi il suo cammino nelle giornate successive. Il primo campanello d'allarme arrivò alla settima giornata, quando il non trascendentale Milan venne a passeggiare a Roma, rifilando un clamoroso 4-1 agli uomini di Alt. Le quattro sconfitte consecutive che caratterizzarono quel periodo, spensero ogni sogno di gloria, anche se poi la squadra presieduta da Gualdi riuscì a piazzarsi ad un discreto quinto posto, risultato che però, e giustamente, fu ritenuto del tutto inadeguato alle grandi spese sostenute nel corso dell'estate e alle aspettative che tali spese avevano alimentato nell'ambiente.
La delusione che aveva colpito la tifoseria, spinse Gualdi ad effettuare una vera rivoluzione con le acquisizioni di Monza, Baldo, Camolese, Visentin, Zacconi e D'Odorico, tutti elementi di buona, se non ottima, caratura. Tra di essi spiccava il giovane terzino Monza, prelevato dal Livorno, che avrebbe giocato ancora per molti anni, inanellando una serie di stagioni di ottimo livello che non lo portarono in Nazionale soltanto per effetto di una concorrenza eccezionale in un ruolo che continuava a proporre nel nostro paese interpreti di grande rilievo. Ancora una volta la squadra allenata da Alt fu preceduta da grandi aspettative ai nastri di partenza. Già alla quarta giornata, però, tali aspettative erano state spazzate via da una grandissima Roma che, pur priva di Guaita, Scopelli e Stagnaro, fuggiti nel corso dell'estate, aveva rivelato una forza difensiva granitica e si apprestava a disputare un campionato di vertice che la avrebbe portata ad un solo punto dallo scudetto. L'1-0 col quale la Roma sconfisse la Lazio, fece capire ancora una volta ai tifosi biancocelesti che la strada che portava al vertice era sin troppo accidentata per una squadra che andava ulteriormente rafforzata. Alla fine della stagione il risultato ottenuto sul campo fu molto inferiore alle aspettative, un settimo posto che certo non poteva soddisfare una persona ambiziosa come Gualdi il quale riteneva che la sua presidenza potesse avere un senso solo nell'ottica di una decisa scalata ai vertici del calcio italiano, l'unica che potesse giustificare una esposizione economica cui nessuno, nella storia ormai decennale della Lazio, aveva mai dato luogo. La conseguenza fu un nuovo congruo sforzo finanziario che portò all'acquisizione del terzetto alessandrino composto da Busani, Riccardi e Milano, oltre a quella del vicentino Costa, tutti elementi richiestissimi e contesi dai maggiori clubs. Era con questa inquadratura che la Lazio si avviava verso la sua annata più esaltante dell'era compresa tra le due guerre. Dopo aver chiuso il girone di andata al primo posto infatti, la squadra di Gualdi vedeva allontanarsi la vetta soltanto per effetto di una serie di infortuni che ne decimava le file e consentiva al Bologna di allontanarsi. Con un grande rush finale comunque i biancocelesti riuscivano a chiudere con un ottimo secondo posto a tre punti dai felsinei e potevano ampiamente recriminare sul fatto che proprio la Roma si era posta di traverso sulla strada che portava al titolo togliendo quattro punti alla Lazio e concedendoli tutti e quattro al Bologna. Inoltre l'annata era impreziosita dalla finale di Coppa Europa persa in maniera rocambolesca contro il Ferencvaros, anche per effetto di un arbitraggio scandaloso nella partita di andata giocata in Ungheria che aveva praticamente consegnato il risultato ai magiari e che era stato ampiamente denunciato da Bruno Roghi sulla "Gazzetta dello Sport".

L'ADDIO DI GUALDI

I grandi successi della squadra provocano invidia. Lo scontro societario provoca infine l'irreparabile: Gualdi, offeso, decide di lasciare il timone. Fine dei sogni di primato. Comincia l'era di Remo Zenobi. Una campagna acquisti in tono minore. Ricomincia l'era degli stenti.

L'ottimo comportamento della squadra nel torneo 36-37 aveva però avuto l'effetto di rinfocolare gli scontri che periodicamente agitavano la società, divisa in fazioni rese nemiche da concezioni opposte di come doveva essere condotta la stessa. Lo scontro definitivo si ebbe nel corso dell'anno successivo, allorchè Gualdi, ormai stanco della situazione e deluso dall'ottavo posto della squadra, prese a pretesto un intervento esterno in una questione riguardante Piola (fu Marinelli a ingerirsi nella conduzione societaria dopo che il centravanti gli aveva chiesto di adoperarsi per fargli togliere una multa), per lasciare il timone societario. Avendo compreso che la sua politica non era stata fonte di unione e che i suoi sforzi non erano stati universalmente apprezzati, Gualdi ritenne di dover togliere il disturbo, disturbato evidentemente dalla mancanza di gratitudine di un ambiente che probabilmente non ricordava le sofferenze che erano il pane quotidiano prima della sua gestione.
Ritornava così al timone della Lazio Zenobi, alfiere di una visione artigianale del tutto opposta a quella di Gualdi. Il cambio di linea fu subito esplicitato da una campagna acquisti in tono minore che vide arrivare Ramella e un Allemandi in declino se non palesemante in disarmo, troppo poco evidentemente per rimanere sui livelli precedenti. Cominciava di conseguenza un periodo non propriamente esaltante, nel corso del quale la nota più lieta era costituita dall'ingresso in prima squadra di molti giovani provenienti dal vivaio, tra i quali si facevano notare soprattutto Vettraino e Ferri. Tra le poche note liete di campionati assai mediocri finiti spesso con qualche apprensione, vi fu la prima vittoria ottenuta dalla Lazio a Testaccio, il 15 gennaio 1939, allorchè le reti di Zacconi e Busani consentirono ai biancocelesti di espugnare per la prima volta la tana giallorossa. Era però troppo poco se raffrontato ai fasti dell'era Gualdi.