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NASCITA DI UNA RIVALITA'

La nascita della Roma. Vaccaro salva la Lazio dalla scomparsa. La riforma dei campionati porta alla nascita del girone unico. Lo spareggio di Milano contro il Napoli per l'ammissione al primo campionato di Serie A. Nasce il mito di Ezio Sclavi, che diventa "San Pietro" per i tifosi napoletani.

Nel 1927 vi fu una svolta epocale nell'ambito del calcio romano. Proprio in quell'anno infatti nasceva l'Associazione Sportiva Roma, che era il risultato di una serie di fusioni che avevano interessato tutte le maggiori società calcistiche romane ad eccezione della Lazio che pure, nei piani originari concepiti da coloro che si erano attivati per dar luogo alla nuova società, avrebbe dovuto far parte del gioco soprattutto in considerazione del fatto che la società biancoceleste aveva lo stadio, la Rondinella, che invece le altre società non avevano. Quando capirono che nel piano di ristrutturazione del calcio romano era prevista la scomparsa della società fondata ventisette anni prima da Bigiarelli, i dirigenti della Lazio, Vaccaro in testa, si opposero alla scomparsa della società e poterono farlo proprio in base al fatto che la Lazio era stata eretta ad Ente Morale e questo gli permetteva di opporsi anche a decisioni prese in alto. Naturalmente tale opposizione venne presa per l'ennesimo atto di superbìa e di snobismo da parte di coloro che invece avevano rinunciato alla precedente ragione sociale in favore della nascita della Roma e ciò acuì ancora di più una rivalità che si preannunciava rovente.
Il 1928 fu un anno cruciale per il calcio italiano. In quell'anno infatti fu approvata dalla Federazione una riforma che prevedeva di lì a due anni la nascita di un torneo a girone unico, in vista del quale il campionato 1928-29 diventava un torneo di classificazione: i due gironi in cui era divisa la massima serie doveva portare le prime otto di essi alla nascente serie A. La riforma in questione era il naturale sbocco del dissidio che aveva visto contrapporsi le due anime in cui era diviso il calcio italiano, la prima ormai decisa ad imboccare decisamente la via dell'evoluzione e ad essa decisa anche a sacrificare le società più deboli, la seconda decisa a resistere alla modernizzazione in atto in nome dell'universalità dello sport. La Lazio fu inserita in un girone che comprendeva tra le altre Bologna, Juventus e Ambrosiana e si trovò ben presto a lottare per l'ultimo posto a disposizione per la serie A insieme al Napoli. La lotta tra le due squadre non si risolse nella stagione regolare e fu necessaria una coda, uno spareggio che la Federazione decise di far disputare a Milano onde evitare che grandi masse di tifosi potessero spostarsi al seguito delle squadre. Fu tutto inutile perchè a Milano, il 23 giugno 1929, si presentarono migliaia di sostenitori delle due squadre, per una partita che assunse toni drammatici. Sul punteggio di 2-1 per il Napoli e con la Lazio ridotta già in dieci per l'espulsione di Saraceni infatti, Caimmi uno dei più risoluti nella contesa, si accorse che Rier andava defilandosi sempre di più dalla stessa in preda ad evidente sfiducia. Accostatosi perciò al compagno di squadra, chiese spiegazioni su un comportamento che riteneva inaccettabile e non ritenendo valide le giustificazioni addotte da Rier lo aggredì verbalmente provocandone la reazione piccata. I due cominciarono a picchiarsi tra di loro costringendo Sclavi, che si era accorto di ciò che andava maturando, a far da paciere per impedire che l'arbitro Carraro procedesse, come da regolamento, alla loro espulsione. Caimmi nella concitazione del momento colpì anche Sclavi che riuscì a non perdere la calma e a convincere l'arbitro che poteva riprendere la partita, nel prosieguo della quale Cevenini V riuscì a siglare il goal del pareggio che fu difeso con una serie di straordinarie parate dallo stesso portiere. Soltanto una volta rientrati negli spogliatoi Sclavi decise di restituire, con gli interessi, lo schiaffo ricevuto, dimostrando ancora una volta il suo estremo attaccamento ai colori sociali. Proprio quel giorno nacque la leggenda di "San Pietro", come fu ribattezzato il portiere di Stradella dai tifosi partenopei e veramente di miracoli potè parlarsi nel caso di quello che era successo a Milano, anticipando un successivo e famosissimo film del grande De Sica. Quando sembrava necessario un'altro spareggio, visto ormai con palese paura da entrambe le parti in causa, la Federazione decise infine di tagliare la testa al toro accogliendo la richiesta della Triestina di essere ripescata e, in conseguenza dell'allargamento a 18 squadre della massima serie, immettendo sia Lazio che Napoli in serie A.

UN DIFFICILE ESORDIO

Dal ripescaggio in serie A alle e sofferenze del primo torneo a girone unico. Dopo la grande vittoria contro il Bologna, cominciano gli stenti contro le squadrette. La Lazio si rivela un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Una strana caratteristica frena i biancocelesti.

Una volta ripescata, la Lazio dovette pensare ad un deciso rafforzamento in vista di una stagione che si preannunciava impegnativa e nel corso della quale si sarebbe disputato il primo derby della storia, in vista del quale la dirigenza biancoceleste non voleva farsi trovare impreparata proprio per dimostrare di aver fatto la scelta giusta rifiutando la confluenza nella Roma. Tra l'altro il deterioramento tecnico della squadra era sotto gli occhi di tutti, come stavano a dimostrare le sofferenze della stagione appena conclusa e soltanto correndo ai ripari, la Lazio poteva sperare di non fare la parte del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro rappresentati dalle varie Ambrosiana, Bologna, Juventus, Torino, Milan e Roma. Furono così acquisiti tra gli altri il roccioso terzino Tognotti, i centrocampisti Foni (un elemento promettentissimo scovato ad Udine e del quale alla Lazio, a differenza della Juventus, non si accorsero della qualità che ne avrebbero fatto un terzino straordinario) e Malatesta, gli attaccanti Pastore (già affermato a livello nazionale dopo aver vestito la maglia della Juventus e attore cinematografico di buona notorietà) e Ziroli (ala che aveva avuto precedenti con la Roma e protagonista di una curiosa e poliedrica carriera che lo vide cominciare in porta per poi spostarsi all'attacco e finire da terzino). 
Pur in considerazione della prevista difficoltà di un torneo che avrebbe riunito il meglio del calcio italiano, sembrava una campagna di rafforzamento del tutto adeguata e in grado di risparmiare quei patimenti d'animo cui ormai erano abituati i tifosi della Lazio. In panchina v'era Piero Piselli e questo fatto poteva essere considerato abbastanza straordinario in un momento storico in cui la maggior parte degli allenatori di vertice era di origine straniera (inglesi o ungheresi per la stragrande maggioranza). Purtroppo, i timori dei più avveduti tra gli sportivi biancocelesti, che avevano subito messo in guardia sulla difficoltà del torneo che andava ad iniziare, furono ben presto confermati dal responso del campo. Dopo una partenza a sensazione, che vide la Lazio rifilare un clamoroso 3-0 al Bologna, il campioanto si tramutò ben presto in una sorta di Via Crucis per i biancocelesti, mai capaci di lasciare le zone basse della classifica, soprattutto a causa di una strana caratteristica, quella di giocare bene con le squadre più forti e di inanellare prestazioni sconfortanti con squadre di minore lignaggio, perdendo punti preziosi che avrebbero potuto consentire una navigazione più tranquilla. La squadra non seppe mai trovare l'amalgama necessario a reggere il preventivato urto con le varie corazzate che avevano subito fatto intendere di essere su un livello superiore a quello dei bianocelesti. E tra queste corazzate andava annoverata proprio la Roma, forte dei vari Volk, Bernardini e Ferraris IV. Stava per arrivare il primo derby della storia romana!

IL PRIMO DERBY!

Una settimana di grandi paure precede la partita più attesa. Il forfait di Bernardini. Sclavi non basta, il responso del campo dice Roma. Una sconfortante constatazione: la Roma vince non solo sul campo, ma anche sulle tribune. Una stentata salvezza dovuta all'aiuto dei giallorossi.

Il torneo 1929-30 procedette perciò in maniera estremamente tormentata per la Lazio. Il suo cammino appesantito oltremodo dall'incapacità di farsi valere con le piccole, andò avanti a strappi. La squadra biancoceleste riuscì a passare con estrema facilità dall'esaltante 3-0 ottenuto alla prima giornata col fortissimo Bologna, alle sconfitte con Padova e Brescia, senza mai acquistare una sufficiente continuità di rendimento rimanendo ben presto attardata in classifica e in piena lotta per retrocedere. A rendere ancora più difficile la navigazione della Lazio, concorsero non poco le due stracittadine. Alla prima, tenuta alla nona giornata, la squadra di Piselli arrivò abbastanza clamorosamente a braccetto coi cugini, che avevano avuto un inizio oltremodo difficile. La settimana del derby fu preceduto da voci allarmistiche, che sembravano il preludio ad una partita piena di incidenti, tanto che le autorità di pubblica sicurezza pensarono ad un certo momento di non far giocare la partita. La gara si disputò invece e nella massima correttezza, terminando con la vittoria della Roma grazie ad una rete di Volk. Alla grande sfida non partecipò Fulvio Bernardini, che probabilmente non se la sentì di giocare così presto contro la squadra in cui era nato calcisticamente.
Da questo momento le due squadre presero una strada del tutto divergente: i giallorossi presero lo slancio per issarsi nelle zone alte della classifica, la Lazio cominciò ad inabissarsi nei bassifondi della classifica, che non avrebbe più saputo lasciare. Ma la cosa più sconfortante lasciata come strascico di quella prima stracittadina fu la pratica constatasazione che la Roma si era rivelata più forte non solo sul piano squisitamente tecnico, ma anche su quello del tifo, in quanto la stragrande parte degli sportivi cittadini aveva abbracciato la fede giallorossa, relegando la Lazio in una posizione di secondo piano. L'unica nota lieta di una stagione così sofferta fu la salvezza ottenuta soltanto grazie alla differenza reti e grazie al contributo decisivo proprio della Roma, che battè all'ultima giornata il Padova. Quel giorno successe un fatto insolito e mai più ripetutosi in quanto al termine della partita dirigenti e tifosi laziali fecero il giro del campo agitando i propri stendardi in segno di ringraziamento per il comportamento sportivo della Roma.