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SE NE VA SCLAVI

Arriva a maturazione il dissidio tra puristi e fautori del professionismo. Se ne vanno Vojak e Sclavi. Una Lazio ridimensionata scende gradini nella scala dei valori del calcio italiano e romano. L'ingresso di Remo Zenobi in societÓ. La Podistica diventa SocietÓ Sportiva.

All'inizio della stagione 1925-26 il dilemma professionismo-dilettantismo si ripropose in tutta la sua attualitÓ essendo ormai arrivata a scadenza la leva di Sclavi, Vojak e Cattaneo. L'addio di Ballerini, salutato dai nostalgici con grande dolore, aveva soltanto posticipato lo scoppio della mina vagante innescata dai primi soldi che cominciavano a girare nel mondo sino ad allora quasi incontaminato del calcio italiano. GiÓ da anni ormai, perlomeno nel ricco settentrione, gli atleti pi¨ forti erano disputati a suon di lire dai presidenti pi¨ spregiudicati e c'era solo da attendere che anche a Roma arrivasse la pratica in questione. Giocatori come Sclavi, Vojak, Cattaneo e Bernardini, riconosciuti da tutti come atleti di interesse nazionale, non potevano non diventare oggetto del desiderio di clubs pi¨ danarosi, come infatti successe. I giocatori in questione, consci di quello che stava succedendo attorno a loro, chiesero di poter avere mezzi di sostentamento adeguati per rimanere, anche perchŔ nel frattempo avevano ricevuto buone offerte da altre compagini che giÓ si muovevano in un'ottica di mercantilismo spinto, ma la dirigenza si oppose rendendo inevitabile il loro addio. Un caso veramente particolare era quello rappresentato da Sclavi che, ormai affezionatissimo alla Lazio, aveva chiesto soltanto il minimo vitale e di fronte al diniego dei dirigenti biancocelesti che rendeva impossibile la sua permanenza a Roma in mancanza di mezzi di sostentamento, si accas˛ alla Juventus. Naturalmente tutto ci˛ non poteva che provocare il pratico ridimensionamento delle ambizioni biancocelesti dovuto allo scadimento di un organico che risentý molto delle partenze eccellenti che l'avevano rivoluzionato e il terzo posto alle spalle di Alba e Fortitudo nel girone romano del torneo 1925-26, nonostante le puntuali prodezze di Bernardini e l'ottimo rendimento dei vari Fraschetti, Filippi e Ottier, un terzo posto che sanciva in maniera eloquente l'ormai avvenuto rivoluzionamento delle gerarchie nell'ambito del calcio romano, ove le nuove grandi si chiamavano Alba e Fortitudo. 
In un periodo cosý fosco, rimanevano da notare ancora due cose: l'ingresso in societÓ di Remo Zenobi, quello che nei decenni successivi si sarebbe rivelato uno dei migliori dirigenti della lunga e gloriosa storia della Lazio e il cambiamento della denominazione sociale da Podistica a SocietÓ Sportiva.

L'ADDIO DI FULVIO

Le sirene dei ricchi clubs del Nord tentano Bernardini. Dalle vicende familiari di Fulvio allo scoppio della guerra civile interna alla Lazio tra puristi e sostenitori del professionismo il passo Ŕ breve. La spuntano i puristi e Bernardini parte in direzione Milano. Si prepara la pi¨ grande delle beffe.

Ma il peggio doveva ancora venire. Infatti la grande crescita tecnica di Bernardini era stata seguita con attenzione dai grandi clubs del Nord, ove il professionismo aveva giÓ fatto breccia. Le grandi doti palesate da Bernardini erano state attentamente studiate dalle squadre che andavano per la maggiore e la sua esponenziale crescita agonistica seguita col massimo dell'attenzione. La prima ad interessarsi a Fuffo era stata la Juventus che aveva ricevuto un cortese diniego dallo stesso Bernardini che ancora non era entrato in un'ottica di sfruttamento del suo immenso talento e che ancora era affascinato da quell'ideale olimpico che aveva caratterizzato la Lazio sin dagli esordi. Tra l'altro la societÓ aveva aiutato per quel che poteva Bernardini, trovandogli un posto come fattorino in banca e assumendo il fratello come segretario, oltre a seguirne gli studi e questo aveva legato ancora di pi¨ Bernardini alla societÓ biancoceleste. Poi per˛ era arrivata una offerta principesca dell'Inter, 3.000 di stipendio mensile 50.000 di ingaggio e Bernardini aveva capitolato, anche perchŔ la sua estrazione popolare non poteva che renderlo permeabile a simili avances. Nonostante la promessa fatta in punto di morte al padre di non lasciare mai la societÓ nella quale era cresciuto, Bernardini si rese conto che non era possibile rifiutare una offerta come quella che gli era pervenuta e, andato a vuoto un ultimo tentativo da parte del Governatore di Roma, Filippo Cremonesi, di coinvolgere i commercianti romani al fine di racimolare una offerta almeno pari a quella nerazzurra, avvenne l'inevitabile. Tra l'altro la persona che pi¨ di ogni altra avrebbe potuto adoperarsi per impedire la partenza di Bernardini, quell'Olindo Bitetti che per Fuffo era una figura importantissima, dimostr˛ in questa occasione una grandissima onestÓ intellettuale e, avendo sempre sostenuto che il professionismo era il futuro del calcio e che non bisognava guardare alle cose calcistiche con la lente deformante del sentimentalismo, decise di non andare contro le sue teorie cercando di trattenere quello che per lui era una sorta di figlio. La cosa peggiore fu che la sua partenza avvenne in una sorta di guerra civile societaria che impedý a tutti i soci e tifosi laziali di guardare con luciditÓ ai fatti. Sarebbe infatti bastato blindare il contratto di Bernardini inserendo una clausola in base alla quale in caso di cessione il giocatore sarebbe dovuto tornare alla Lazio per non assistere al suo ritorno due anni dopo, ma, per somma beffa, sull'altra sponda del Tevere.

IL RITORNO DI SCLAVI

Dal declassamento nell'ambito del calcio romano, a quello nazionale. La Lazio precipita nella seconda serie. Per fortuna si verifica il ritorno di Ezio Sclavi. La rinascita tecnica della squadra riporta la Lazio nella massima serie. Di nuovo nel calcio che conta. Nuove nuvole sul cielo biancoceleste.

In mezzo allo sconquasso provocato dall'affare Bernardini e alle polemiche che continuavano a dividere le varie anime di cui era composta la compagine societaria, nessuno si era accorto di cosa andava maturando nel frattempo. Se l'addio di Bernardini preludeva ad un ridimensionamento delle aspettative, in considerazione del vuoto tecnico che esso lasciava nei ranghi di una squadra che giÓ negli anni precedenti non si era dimostrata di eccelso livello, ancor pi¨ disastrosa per la Lazio fu la riforma dei campionati che interess˛ il calcio italiano in quel lasso di tempo e che rese del tutto visibile il declino cui era andata incontro la societÓ fondata da Bigiarelli negli ultimi anni. Il riordino del torneo in gironi territoriali e il privilegio concesso ai risultati degli ultimi quattro campionati, vide infatti la Lazio assegnata alla Prima Divisione, in pratica la serie B dell'epoca, il primo declassamento della storia per la squadra biancoceleste che si ritrov˛ a lottare sugli insidiosi campetti del meridione ove il passato blasone della societÓ biancoceleste non costituiva certo una credenziale da rispettare quanto uno stimolo a battersi con ancora maggior accanimento.
Per sua fortuna, in un momento talmente critico da rasentare la drammaticitÓ, la Lazio ritrov˛ Ezio Sclavi il quale, dopo una stagione passata a Torino a fare la riserva dell'inattaccabile Combi, e con la prospettiva di rimanere a Torino a guardare le evoluzioni del portiere della Nazionale oppure a spostarsi in difesa, come gli era stato prospettato dalla dirigenza bianconera, non ci pens˛ due volte quando la societÓ biancoceleste lo richiam˛ alla base in quanto il legame affettivo con la Lazio pi¨ che reciso era stato rinforzato dagli avvenimenti dell'anno precedente. Oltre alle superbe prestazioni del suo portierone la Lazio potŔ contare anche su quelle di Saraceni, spostato in difesa, e di Fiorini, oltre che sul discreto comportamento di tutti i componenti della sua rosa, grazie al quale la massima divisione potŔ essere riconquistata nell'arco di una sola annata, anche se la stagione si concluse con una tremenda scoppola rimediata a Novara, un 9-1 che rappresenta ancora la pi¨ severa batosta della storia biancoceleste. Il peggio sembrava passato, ma altre nuvole andavano addensandosi sulla Lazio mettendone addirittura in pericolo la sopravvivenza.