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ARRIVA BERNARDINI

Dalla fine del dominio sulle altre squadre romane all'arrivo di un certo Fulvio Bernardini. La Lazio diventa Ente Morale grazie a Enrico Boselli. Gli infuocati derby romani spingono la famiglia a chiedere l'avanzamento di Fuffo nel reparto avanzato, per fortuna della Lazio e del calcio italiano.

Alla ripresa dell'attivitÓ, la Lazio si ritrov˛ con tanti atleti in meno, ma con un campione in pi¨, Fulvio Bernardini. Per somma fortuna della societÓ biancoceleste, Bernardini recatosi ad un provino con la Fortitudo, aveva trovato il cancello del campo chiuso ed aveva perci˛ deciso di rivolgersi alla Lazio, ove tutti si resero immediatamente conto delle sue grandi doti. Il quattordicenne fuoriclasse, sino a quel momento aveva giocato in una squadretta di quartiere, l'Esquilia nel ruolo di portiere e proprio in questo ruolo fece il suo esordio in maglia biancoceleste il 19 ottobre del 1919 in una partita del torneo Canalini contro l'Audace. Sin dal primo momento le sue grandi doti emersero agli occhi di dirigenti e tifosi, anche se nessuno poteva allora immaginare la carriera che avrebbe fatto il ragazzo e soprattutto che la avrebbe fatta in ben altro ruolo. 
Il giovanissimo Fulvio fu una delle poche note liete del periodo, in quanto la Lazio aveva ormai perso la supremazia cittadina a vantaggio della forte Fortitudo che poteva annoverare in quel lasso di tempo giocatori di grande qualitÓ come i fratelli Sansoni (la famosa linea del Piave), Alessandroni, Degni e Corbjons e che proprio in virt¨ della presenza di questi ottimi atleti era vista come una possibile minaccia dalle varie Juventus, Inter, Bologna, Pro Vercelli e compagnia calciante.
Altro motivo di consolazione, in un periodo non proprio esaltante, fu l'erezione della societÓ fondata da Bigiarelli a Ente Morale, avvenuta per effetto delle altissime benemerenze di carattere culturale, ricreativo e sportivo che la societÓ guidata da Ballerini aveva accumulato negli anni precedenti, proponendosi come vero e proprio punto di raccolta per i tanti giovani che volevano stare insieme e che nella Lazio avevano trovato il modo migliore per poterlo fare. Una grande parte nella vicenda fu giocata da Enrico Boselli, uomo politico di grandissimo rilievo nazionale (era stato pi¨ volte Ministro e aveva guidato il Governo di UnitÓ Nazionale durante la guerra) e socio emerito della Lazio, oltre che grande protettore di Ballerini. Come vedremo in seguito proprio l'erezione ad Ente Morale avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella sopravvivenza futura della societÓ biancoceleste.

COMINCIA L'EPOPEA DI SCLAVI

Botte da orbi nelle infuocate stracittadine. Baccani sposta Bernardini in avanti per le insistenze della famiglia. L'arrivo di Sclavi preludio alla riconquista della supremazia cittadina. La finalissima del 1922/23 contro il Genoa del grandissimo De Vecchi. Il doloroso addio di Fortunato Ballerini.

Il torneo del 1921 ebbe grande importanza per il calcio italiano, che si spacc˛ in due tronconi: da una parte chi voleva una naturale selezione di merito, dall'altra chi invece voleva che tutti potessero concorrere prescindendo dal livello qualitativo raggiunto, con conseguente disputa di due campionati, e per quello romano in quanto proprio in quell'anno l'allenatore Baccani decise di spostare Bernardini in attacco a seguito delle insistenze della famiglia di questi, preoccupata dalla violenza del gioco che metteva spesso e volentieri a rischio l'incolumitÓ fisica dei portieri. I risultati dell'avanzamento furono strepitosi tanto che il giovane Fuffo si mise subito in luce come uomo di qualitÓ superiori e soprattutto in possesso di margini di miglioramento ampissimi. Sotto la spinta del giovanissimo asso, la Lazio nel torneo 1922-23 riuscý a ripristinare la sua supremazia cittadina, anche perchŔ nel frattempo erano emersi altri elementi di buon valore come Saraceni. Non solo, perchŔ sulle ali dell'entusiasmo i biancocelesti riuscirono a vincere il titolo centromeridionale e a fregiarsi del diritto di giocare la finalissima nazionale col Genoa. Naturalmente i grifoni ebbero facilmente la meglio (4-1 e 2-0), ma alla fine della partita il capitano dei rossobl¨, il mitico "Figlio di Dio" De Vecchi, colpito dall'autoritÓ con la quale Bernardini aveva giostrato in campo pur in una situazione resa difficilissima dal divario esistente tra le due compagini, avvicin˛ il giovanissimo condottiero laziale per complimentarlo e predirgli un grande futuro.
La finale col Genoa fu importante anche per un altro motivo. Proprio in quel giorno infatti ci fu il primo contatto con Ezio Sclavi, un portiere di Stradella che stava espletando il servizio di leva a Roma e che si era presentato per un provino, ricevendo un parere negativo che sembrava la pietra tombale di ogni possibile suo rapporto con la squadra romana. Poi per fortuna della Lazio, nel corso di un torneo estivo egli fu notato da un dirigente biancoceleste il quale si attiv˛ per rimediare al primo errore di valutazione e la conseguenza di questo ravvedimento fu che Sclavi fu chiamato a difendere la porta della Lazio sin dal campionato successivo. Nella Lazio 1923-24 c'era per˛ un'altra grossa novitÓ, quella di Vojak, un attaccante istriano di grande levatura che avrebbe raggiunto in seguito la maglia della Nazionale e il cui apporto non bast˛ per˛ per portare la Lazio alla finale nazionale, cui approd˛ invece il Savoia di Torre Annunziata. La cosa peggiore fu per˛ il dissidio ormai arrivato alla superficie tra coloro che restavano fedeli all'ideale olimpico e chi invece, come Olindo Bitetti, aveva compreso che invece il calcio andava vero il professionismo e che attardarsi sui romanticismi di un'epoca ormai sorpassata avrebbe condannato la Lazio a ritrovarsi nelle retrovie dello sport calcistico. Di fronte all'avanzare di una concezione che lui non condivideva e ritenendo probabilmente di non poter essere un uomo per tutte le stagioni, Ballerini decise di passare la mano a Giorgio Guglielmi.

FUFFO IN NAZIONALE

Desiderio Koszegy, il primo allenatore professionista della storia laziale, intuisce le potenzialitÓ di Bernardini e lo sposta in mezzo al campo. Fuffo esordisce in Nazionale e strabilia tutti per la sua straordinaria classe. Gli ultimi attimi di quiete prima della grande tempesta.

Nel frattempo comunque la Lazio aveva assunto il primo allenatore professionista della sua storia, l'ungherese Desiderio Koszegy e si era considerevolmente rinforzata con gli arrivi di ottimi atleti come Pardini e Cattaneo, proponendosi di nuovo come squadra da battere nell'ambito del calcio centromeridionale. 
Il nuovo allenatore non era certo uno sprovveduto e il suo merito principale fu quello di capire che le grandi doti di Bernardini, e in modo particolare la straordinaria intelligenza che lo portava ad interpretare al meglio la partita, potevano brillare con maggior fulgore proprio in mezzo al campo, affidandogli perci˛ quello che era il ruolo chiave nel modulo che allora andava per la maggiore, il Metodo. E nel nuovo ruolo di centromediano metodista, Bernardini spopol˛ immediatamente, confermando nel modo migliore l'intuizione di Koszegy. Inanellando una serie di straordinarie prestazioni, quello che ad onta della giovane etÓ era ormai considerato il leader della squadra biancoceleste riuscý nell'impresa di raggiungere la convocazione di in Nazionale, in vista della partita con la Francia del 22 marzo 1925. La convocazione era anche dovuta alle insistenze con le quali Baccani, che faceva parte della Commissione Tecnica della stessa, aveva decantato le doti di Bernardini e che erano dovute non tanto ad uno sciatto provincialismo quanto ad una esatta valutazione del bagaglio tecnico di un giocatore che avrebbe segnato un'epoca del calcio italiano e romano. A rimarcare l'importanza dell'avvenimento, bisogna aggiungere che Fuffo era il primo atleta di una squadra centromeridionale a riuscire nell'impresa. A conferma di quanto detto, basterebbe ricordare le reazioni ingenerate dalla prestazione dell'atleta romano. L'esordio del giovanissimo fuoriclasse infatti, lasci˛ tutti a bocca aperta per la naturalezza con la quale Bernardini disbrig˛ la pratica contribuendo alla goleada azzurra ai danni dei malcapitati francesi, travolti da un esplosivo 7-0. Purtroppo, se da un lato le grandi prestazioni di Bernardini non potevano che far piacere ai tifosi laziali, dall'altro le doti non comuni palesate in quegli esordi avevano fatto convergere su di lui gli appetiti delle squadre che andavano per la maggiore e che non si facevano scrupolo di usare la leva economica per assicurarsi le prestazioni degli atleti migliori. L'entusiasmo destato nell'ambiente laziale dal grande esordio azzurro di Bernardini si tramut˛ negli ultimi attimi di quiete prima della tempesta che nei mesi successivi avrebbe squassato la navicella biancoceleste.