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INIZIA L'ODISSEA

Clamorosi errori di valutazione da parte di Vinicio. La cessione di Pulici. Subito fuori dalla Coppa Italia. La Lazio non va. La frattura tra i giocatori e Vinicio è ormai insanabile. Garellik non ne azzecca una. Subentra Bob Lovati che centra una sofferta salvezza.

La morte di Maestrelli e quella di Re Cecconi , oltre alla partenza di Chinaglia avevano in pratica posto la pietra tombale sulla squadra che aveva portato la Lazio in paradiso. Alle tragedie umane e all'addio forzato di Long John, purtroppo, si andarono ad aggiungere anche i clamorosi errori di valutazione da parte della società. Infatti, un altro grande protagonista di quella squadra, il portiere Pulici, fu ceduto al Monza per far posto a Garella, espressamente richiesto da Vinicio come pure Boccolini e Clerici, due giocatori che aveva avuto al Napoli e che conosceva bene, che però avevano ormai abbondantemente imboccato il viale del tramonto.
Già la Coppa Italia dette il primo responso sulla pochezza della squadra, che non riuscì a vincere un girone tutto sommato facile con Bologna, Ternana, Varese e Monza. Il campanello d'allarme suonato in estate fu ben presto confermato dal campionato, ove la Lazio non riuscì mai a sollevarsi dalla mediocrità, nonostante le sollecitazioni dell'allenatore, anche a causa di una serie prestaazioni molto negative da parte di Garella, finito ben presto nel mirino dei contestatori. Il problema maggiore era derivante dal fatto che lo stesso Vinicio ormai non aveva più il controllo della squadra, che non sopportava i suoi metodi autoritari e non vedeva l'ora che il brasiliano togliesse il disturbo. Cosa che puntualmente avvenne, poichè Vinicio non riuscì a terminare la stagione 1977-78. Lo rilevò ancora una volta Bob Lovati, una vera e propria istituzione in casa Lazio, dopo la sconfitta per 3-1 col Foggia, il quale dovette ricostruire soprattutto dal punto di vista psicologico una squadra che usciva a pezzi dal periodo precedente. Il lavoro di Lovati ebbe successo e la Lazio riuscì ad ottenere la salvezza per un solo punto sulle retrocesse Foggia e Genoa.
La salvezza ottenuta in un finale così difficile valse all'ex portiere la conferma per la stagione successiva, in vista della quale la Lazio cedette proprio gli uomini che erano stati fortemente voluti da Vinicio, Boccolini, Clerici e Garella, sostituiti da Cacciatori, Nicoli e Cantarutti. L'aver allontanato il partito dei fedelissimi dell'ex allenatore fu una mossa saggia, che contribuì a riportare la calma nello spogliatoio e a consentire una navigazione tranquilla alla Lazio che terminò la stagione con un discreto ottavo posto. Ad impreziosire l'annata furono soprattutto i 19 goal di Giordano che vinse la classifica cannonieri, confermando di essere l'uomo nuovo del calcio italiano. Altra nota lieta della stagione fu l'esordio di un giovanissimo terzino dagli straordinari mezzi tecnici, Tassotti, che avrebbe fatto molto parlare di sè in futuro.

L'ANNO PIU' BRUTTO

Lenzini conferma i "gioielli", ma non rafforza la squadra. La Lazio parte piano. Arriva il derby più drammatico della storia del calcio italiano. Guerra di stupidità tra gli ultras laziali e quelli romanisti. Parte un razzo dalla curva romanista e centra Vincenzo Paparelli.

Erano però gli ultimi attimi di quiete prima della tempesta che avrebbe spazzato la navicella biancoceleste già duramente provata negli anni precedenti dai ripetuti lutti. La conferma, doverosa, di Lovati sulla panchina introdusse la Lazio ad una stagione che sarebbe a lungo rimasta negli incubi della tifoseria. La squadra presieduta da Lenzini, dopo l'ennesima campagna acquisti in tono minore, nella quale l'unica cosa buona era stata probabilmente la conferma dei gioielli (Giordano, Manfredonia, Agostinelli e D'Amico) ormai apertamente concupiti dagli squadroni, andava infatti ad iniziare la sua annata più drammatica, quella 1978-79 nella quale si verificava uno degli episodi più incredibili mai avvenuti dentro uno stadio. Nel corso del derby di andata infatti, dopo che gli ultrà della Lazio avevano esposto un terribile striscione nel quale auguravano a Rocca di fare la fine del presidente yugoslavo Tito (morto da poco), un razzo partito dalla curva romanista prima dell'inizio della gara terminò il suo tragitto colpendo a morte un tifoso laziale, Vincenzo Paparelli che sedeva tranquillamente nella curva Nord riservata ai tifosi laziali e stava aspettando l'inizio della partita. Nel corso degli ultimi anni si era assistito ad una escalation della violenza negli stadi che aveva allontanato le famiglie dagli stessi e ne aveva fatto un luogo ove qualsiasi scorreria era permessa, ma mai, o perlomeno non ancora, la stupidità e la brutalità degli ultras calcistici aveva assunto tinte così rutilanti. Il calcio aveva purtroppo cessato di essere un'isola felice e si avviava a vivere gli stessi problemi di una società civile vittima di una violenza politica e sociale endemica e che considerava la vita umana non più sacra. L'episodio in questione scatenava una lunga serie di incidenti tra i tifosi laziali, che avrebbero voluto la sospensione della partita e le forze dell'ordine che, obbedendo ad ordini delle autorità di sicurezza, erano intervenute per cercare di porre argine ad una situazione che rischiava di degenerare ulteriormente, con conseguenze devastanti e imprevedibili. La partita fu poi giocata, ma chiaramente pro forma, tanto che le due squadre dettero luogo ad un pareggio quasi sicuramente concordato in modo da non far rialzare una tensione che nelle ore successive era sensibilmente scemata.

IL PRIMO CALCIOSCOMMESSE

Al peggio non c'è mai fine. Scoppia lo scandalo del primo calcioscommesse. La Lazio è pesantemente coinvolta. Giordano, Manfredonia, Wilson e Cacciatori tra i sospettati. Salvezza sul campo coi ragazzini, ma la giustizia sportiva non perdona: la Lazio è condannata alla serie cadetta

Ma se la morte di Paparelli rientrava in un quadro che vedeva gli stadi italiani trasformarsi in una sorta di terra di nessuno, v'era un altro episodio che andava a colpire ancora più profondamente la Lazio e che ne avrebbe ipotecato in maniera pesantissima il futuro, portando la Lazio ad un passo dalla più ingloriosa delle fini. Nel corso di una maramaldesca operazione di polizia infatti venivano arrestati dopo la partita giocata a Pescara, Wilson, Manfredonia, Giordano e Cacciatori, implicati in una storiaccia di partite accomodate che interessava, mal comune nessun gaudio, praticamente tutto il calcio italiano. 
Ad ideare il tutto erano stati due commercianti romani, Trinca e Cruciani, e la loro idea aveva trovato terreno fertile in moltissimi calciatori italiani che, non contenti della situazione di privilegio di cui godevano, avevano pensato per questa via di garantirsi altre risorse oltre a quelle già ingenti assicurategli dalle società. A far scoppiare il caso, lo scandalo più grande dalla nascita dello sport pedatorio nel nostro paese, fu proprio un giocatore della Lazio, quel Montesi che vistosi stroncare la carriera da una frattura alla gamba, non era riuscito a tenersi dentro il rovello costituito da quello che aveva visto accadere sotto i suoi occhi e che per lui, persona integra e aliena dai compromessi, era qualcosa di impensabile. Confidatosi con amici giornalisti, contribuì a far venire a galla tutto il marcio che ormai aveva appestato il mondo del calcio italiano. 
La Lazio, che annaspava sin dalle prime giornate di quel drammatico campionato nelle parti basse della classifica, fu colpita nella maniera più dura vedendosi privare di mezza squadra proprio nel momento più delicato della stagione e dovette ricorrere ai ragazzi delle minori (Cenci, Labonia, Ferretti, Perrone, Budoni ed altri) che riuscirono infine ad ottenere una sofferta salvezza che, considerando le condizioni in cui era maturata e la depressione che aveva colto l'ambiente, aveva del miracoloso. Purtroppo, l'impresa dei ragazzi si rivelò completamente inutile e la stessa Lazio che era riuscita a stento a salvarsi sul campo, pagò un conto salatissimo alla giustizia sportiva, venendo retrocessa d'ufficio in serie B e vedendosi squalificare a vita Wilson, per cinque anni Cacciatori e per tre Giordano e Manfredonia. Questo episodio era la conferma più lampante di quanto ormai da anni succedeva ai margini della società biancoceleste e della disorganizzazione che ormai regnava in casa Lazio ove il paternalismo di Lenzini era del tutto inadeguato a fronteggiare una situazione che rischiava di distruggere la società.