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INIZIA L'ODISSEA

La Lazio non cambia nulla della squadra vincente. Fuori dalla Coppa Italia per mano della Roma. Un ottimo inizio sembra il preludio al secondo scudetto. Un primo campanello d'allarme. La sconfitta nel primo derby. E quella nel secondo. Arriva la notizia della malattia di Maestrelli: La Lazio crolla.

La stagione 1974-75 naturalmente non poteva che vedere ai nastri di partenza la stessa Lazio che tanto bene aveva fatto negli ultimi due anni. A parte la validità del complesso, Lenzini era stato praticamente costretto a lasciare invariata la rosa dalle difficoltà di carattere finanziario che continuavano ad essere una costante della società biancoceleste nonostante i grossi incassi della stagione appena conclusa e il parziale sollievo che essi avevano portato alle casse sociali. Tra l'altro ad alleviare tali difficoltà non potevano neanche essere gli incassi della Coppa dei Campioni, visto che la Lazio era stata estromessa dalle competizioni internazionali a causa dei gravi incidenti di un anno prima contro l'Ipswich, in una notte di follia che era stata pagata a duro prezzo, ragion per cui si nel corso della campagna di rafforzamento estiva si registrò solo l'arrivo di Badiani, un motorino di centrocampo prelevato dalla Sampdoria e che avrebbe potuto fungere da rincalzo per i titolari in caso di un loro calo di rendimento.
La Coppa Italia, primo torneo stagionale, dimostrò subito che qualcosa era cambiato rispetto all'anno precedente. Oltre a non passare il turno, la squadra di Maestrelli perse la prima stracittadina della stagione, permettendo alla Roma di tornare alla vittoria dopo quattro vittorie laziali. Naturalmente la sconfitta in questione fu accolta come un episodio dovuto anche alla mancanza di preparazione da parte della squadra e nessuno pensò che poteva essere un primo segno di crisi. A fugare le nuvole pensò un ottimo inizio di campionato, con la Lazio capace di fare subito sette punti nelle prime quattro partite e di issarsi in testa alla classifica, tanto da far intravedere ad una stupefatta tifoseria la possibilità di un clamoroso bis. Un primo campanello d'allarme suonò però alla quinta giornata contro l'Inter, capace di rimontare la rete iniziale della Lazio e di violare l'Olimpico anche grazie all'annullamento della rete del 2-0 che avrebbe probabilmente chiuso la contesa. Questa sconfitta avrebbe potuto comunque essere considerata il classico incidente di percorso se non fosse arrivata la sconfitta nel primo derby stagionale, ad opera di una Roma che era arrivata alla stracittadina in piena crisi a confermare che qualcosa non andava e da quel momento il giocattolo creato da Maestrelli cominciò ad incepparsi per poi rompersi del tutto quando si seppe della grave malattia che ormai aveva colpito Maestrelli. La squadra fu tenuta all'oscuro di tutto sino alla partita interna col Torino, quando non fu più possibile tenere nascosta la verità. Il crollo psicologico fu fragoroso, tanto che quel giorno la Lazio, col pensiero rivolto da tutt'altra parte perse per 5-1, senza dar luogo ad alcun segno di reazione. La stagione fu terminata con Lovati in panchina e con un comunque buon quarto posto che confermava ancora una volta la forza della squadra.

SE NE VA LONG JOHN

Senza il Maestro la Grande Lazio non esiste più. Corsini sulla panchina. La cessione sciagurata di Frustalupi accelera la crisi. Chinaglia decide di andarsene: è la fine di un'epoca. La Lazio perde quota nonostante un grande Giordano. Ritorna Maestrelli e salva la Lazio.

La lontananza di Maestrelli ebbe però effetti nefasti sulla squadra, per la quale l'allenatore era molto di più di una semplice guida tecnica. In particolare fu Chinaglia a risentire della mancanza di quello che considerava un secondo padre, soprattutto a causa dei dissidi che ebbe sin dal primo momento col nuovo allenatore Corsini, un sergente di ferro che però non era riuscito a rendersi conto del fatto che i suoi metodi, che aveva applicato al Cesena con successo, oltre ad inasprire Long John, stavano portando la squadra ad una rapida crisi di rigetto. Purtroppo per la Lazio, Long John covava propositi di addio, che gli erano stati instillati dalla moglie, di origine americana e desiderosa di tornare in patria, la quale ben presto, con le sue ripetute pressioni aveva convinto il forte centravanti e la coppia aveva in pratica già preso la decisione di lasciare l'Italia. Quando si inasprì il contrasto con Corsini, Chinaglia decise di andare ai Cosmos negli USA coi quali aveva già preso contatti in precedenza, spinto anche dalla constatazione che una volta venuto a mancare Maestrelli, l'unico che sapeva capirlo e calmarne il carattere irruento, la sua permanenza diventava quasi pleonastica. Tra l'altro a rinforzare Chinaglia nella sua decisione, v'erano anche i fischi che le tifoserie di tutta Italia erano solite riservargli dopo il clamoroso screzio col Commissario Tecnico della Nazionale Valcareggi, nel corso dei Mondiali di Germania, allorchè il centravanti, sostituito, non aveva trovato di meglio che mandare a quel paese il tecnico, attirandosi critiche furibonde e diventando il comodo capro espiatorio della clamorosa eliminazione dell'Italia.
Corsini non durò molto, ma il giocattolo era ormai rotto. E a contribuire fortemente al ridimensionamento contribuì la sciagurata decisione di cedere Frustalupi al Cesena in cambio di Brignani, decisione che aveva privato la squadra del suo faro. Alla prima giornata, la LAzio passò a Genova contro la Sampdoria, e la vittoria fu ottenuta per effetto della rete di Giordano, un nuovo grande prodotto del vivaio laziale, che dimostrò sin dai suoi esordi una classe immensa e le stimmate del fuoriclasse, quel fuoriclasse che non sarebbe diventato per motivi extracalcistici. Nonostante le reti di Giordano, la Lazio si trovò ben presto impantanata sul fondo della classifica, tanto che fu necessario il ritorno di un sofferente Maestrelli sulla panchina per ridare un minimo di slancio ad una squadra che stava perdendo drammaticamente quota, senza mostrare segni di reazione. Il buon Tommaso riuscì a restituire un minimo di slancio ai suoi ragazzi e la conseguente spinta emotiva che ne derivò portò la Lazio a rimediare la salvezza all'ultima giornata a Como in un drammatico spareggio per evitare la serie B. La Grande Lazio non esisteva più.

COMINCIANO I LUTTI

Da Maestrelli a Vinicio. Il clamoroso arrivo di Cordova dalla Roma. Dal vivaio escono altri gioielli: Manfredonia e Agostinelli. Comincia l'epoca dei lutti: muoiono Maestrelli e Re Cecconi. Un ambiente sotto shock. La squadra reagisce e chiude con un buon quinto posto.

Lenzini cercò a questo punto di aprire un nuovo ciclo chiamando sulla panchina Luis Vinicio, che col Napoli aveva fatto grandi cose e che, sul piano tecnico, sembrava il degno erede di Maestrelli, essendo fautore di un gioco che rifuggiva dal catenaccio di italica memoria e mutuava schemi di grande modernità da altre scuole "O' lione", come era conosciuto nell'ambiente il brasiliano, approdava a Roma, proprio mentre Lenzini strappava Cordova alla Roma approfittando del dissidio tra questi e il presidente giallorosso Anzalone. Era un acquisto clamoroso, che se non poteva fare da contraltare ai passaggi di Selmosson e Lorenzo alla Roma, costituiva comunque una bella beffa per i giallorossi, visto il prestigio di cui godeva il centrocampista. A rimpolpare una rosa ormai usurata arrivavano altri due prodotti del vivaio, il centrale difensivo Manfredonia e il mediano Agostinelli che, insieme a Giordano e a D'Amico, divennero ben presto obiettivo nemmeno nascosto della mire delle squadre che andavano per la maggiore. Era una grande fortuna per la Lazio poter usufruire dell'ottimo lavoro del vivaio in un momento in cui il deficit societario ricominciava a mostrare livelli allarmanti e Lenzini non poteva fare molto per rimediare al logorio del materiale tecnico messo a dura prova dagli eventi dell'ultimo anno.
La partenza fu abbastanza traumatica per la Lazio, sconfitta all'Olimpico dalla Juventus, ma già alla seconda giornata gli uomini di Vinicio risposero alla grande violando il campo di Firenze con un roboante 4-1. Il successivo 3-0 al Bologna e i quattro punti strappati nelle successive tre giornate, portarono la Lazio in vista della prima stracittadina annuale in una forma mentale ideale. La partita fu dominata dalla Roma, ma il muro eretto da Pulici impedì ai giallorossi di trarre frutto da questo dominio, mentre sull'altra sponda una prodezza di Giordano regalava la vittoria alla Lazio, per la gioia di una tifoseria messa a dura prova dagli ultimi eventi. A poco a poco la Lazio rallentò la sua corsa, tanto da perdere il derby di ritorno, ma un ottimo rush finale le consentì di strappare un buon quinto posto che però era messo in sottordine dalla morte di Maestrelli e, soprattutto, da quella tragica di Re Cecconi seguita a soli cinquanta giorni di distanza dalla prima. Se però la morte dell'allenatore non poteva sorprendere (nonostante un certo miglioramento le sue condizioni erano state sempre allarmanti), destando comunque una grande commozione non solo nell'ambiente laziale, quella del biondo cursore di centrocampo ebbe dell'incredibile in quanto arrivò al termine di uno scherzo, una finta rapina, che vide il giocatore fulminato da un colpo di pistola. Era iniziata l'era più tragica della storia laziale.