ARCHIVIO STORICO
 HOME

 STORIE

 SQUADRE

 CAMPIONATI

 GIOCATORI

 COPPA ITALIA

 MONDIALI

 BIG MATCH

 COMMUNITY

 LINKS

 CREDITS

 CONTATTI

 

LA FONDAZIONE - PRIMI PASSI - IL PRIMO DOPOGUERRA - DALL'ADDIO DI BERNARDINI AL RITORNO DI SCLAVI - NASCE IL DERBY - IL GIRONE UNICO - DA SCLAVI A PIOLA - IL REGNO DI ZENOBI - I FRATELLI SENTIMENTI - L'ERA TESSAROLO - VERSO IL BARATRO - LA PRIMA RETROCESSIONE - IL RITORNO IN A - L'ERA LENZINI - ARRIVANO CHINAGLIA E MAESTRELLI - ILTRIONFO - INIZIA L'ODISSEA - IL CALCIOSCOMMESSE - IL FIGLIOL PRODIGO - IL SECONDO CALCIOSCOMMESSE - DALL'HANDICAP ALLA RISCOSSA - L'AVVENTO DI CRAGNOTTI - LA SFIDA - ZEMANLANDIA - SVEN GORAN ERIKSSON - LA BEFFA - UNA STAGIONE INDIMENTICABILE- LAZIO OGGI

UN MECCANISMO PERFETTO

La Lazio non è un fuoco di paglia. La prima sconfitta col Milan. La vittoria col Napoli lascia strascichi. Le otto vittorie consecutive. La vittoria col Milan lancia la Lazio al primo posto. Tre in lotta. La Lazio cade a Napoli e non approfitta della sconfitta del Milan nella "Fatal" Verona.

Probabilmente qualcino pensava ancora ad un fuoco di paglia e naturalmente aspettava con ansia la prima caduta degli uomini di Maestrelli per veder confermata la propria teoria. Prima caduta che arrivò solo alla undicesima giornata, quando il Milan vinse a San Siro per 3-1 quello che soltanto in seguito si sarebbe rivelato uno dei big match dell'anno. La sconfitta contro gli uomini di Rocco lasciò qualche scoria sul morale della Lazio, che infatti nelle tre giornate successive rallentò un poco inanellando tre pareggi. All'ultima giornata del girone d'andata la Lazio trionfò contro il Napoli, ma qualche giocatore si lasciò scappare delle parole di troppo e questo fatto si sarebbe riverberato pesantemente sul futuro, ipotecando in pratica la vittoria finale e non a vantaggio della Lazio.
Il girone di ritorno si aprì con un nuovo brillantissimo pareggio a Milano contro i nerazzurri e con un altro pareggio, stavolta a reti bianche contro la Fiorentina, che introdusse la brigata di Maestrelli al big match con la Juventus, perso con il minimo scarto. La sconfitta di Torino, invece di demoralizzare la Lazio dette ulteriore slancio ai giocatori biancocelesti che da quel momento inanellarono una spettacolare serie di otto vittorie consecutive, compresa quella nel sabato di Pasqua contro il Milan che scatenò grandi polemiche a causa di un arbitraggio pesantemente contestato dai rossoneri e, in particolare, dal loro capitano, Rivera. La vittoria contro il Milan aveva lanciato la Lazio in testa alla classifica, ma i due pareggi successivi contro Torino e Bologna consentirono in pratica alla Juventus, che solo qualche settimana prima sembrava tagliata fuori dalla lotta per il titolo, di rientrare e di trasformare il duello con il Milan in un vero e proprio triello. Alla penultima giornata la Lazio sconfisse il Verona, mettendo gli scaligeri nella posizione di dover per forza vincere contro il Milan per poter salvarsi, mentre la Juventus si sarebbe recata a Roma contro i giallorossi. La situazione di classifica vedeva a novanta minuti dal termine la seguente situazione: Milan 44 punti, Lazio e Juventus 43. A sua volta la Lazio doveva recarsi a Napoli e qui bisogna fare un passo indietro, alla famigerata partita di andata nella quale qualche giocatore della Lazio non aveva saputo tenere la bocca a freno, facendo in modo che i partenopei non aspettassero proprio con piglio pacifico lo scontro finale. E le conseguenze di tutto ciò furono devastanti. Il Milan infatti, sin dal primo tempo vide crollare nella "fatal" Verona ogni sogno di vittoria, mentre la Lazio chiuse sullo 0-0. In contemporanea, la Roma dava luogo ad un primo tempo strepitoso, nel corso del quale metteva a segno una rete con Spadoni che era un premio molto magro per il dominio manifestato. A quarantacinque minuti dalla fine, gli uomini di Maestrelli vedevano perciò il titolo a portata di mano. Nel secondo tempo successe però di tutto. Mentre il Verona finiva di passeggiare sui resti del grande Milan, il Napoli segnava la rete dell'1-0 e la Juventus prima pareggiava con Altafini e poi metteva a segno la rete della vittoria con Cuccureddu, vincendo l'ennesimo rocambolesco titolo!

SI RIPARTE

Bilanci di fine anno. L'amarezza lascia il posto alla consapevolezza della forza della Lazio. Il modello è quello della grande Olanda. Il ruolo fondamentale svolto da Re Cecconi. Lenzini decide di non toccare nulla e dà luogo ad una campagna acquisti minimale. Una promessa chiamata D'Amico.

La beffa di Napoli, pur lasciando l'amaro in bocca ad una tifoseria che aveva a lungo cullato il sogno del primo scudetto, non poteva certo mettere in sottordine gli straordinari meriti acquisiti dalla Lazio nel corso di una stagione che aveva rinverdito fasti ormai persi nella notte dei tempi. E non solo per i risultati, che nessuno poteva prevedere all'inizio del torneo da parte di quella che comunque era pur sempre una neopromossa, ma anche e soprattutto per il gioco bellissimo che la squadra aveva sciorinato per tutto il campionato, un gioco bellissimo e moderno, che aveva sorpreso e affascinato tutti gli osservatori. 
Dopo una annata così esaltante, non erano in molti nell'ambiente calcistico nazionale ad aspettarsi una conferma della Lazio, poichè non era la prima volta che una squadra non eccelsa sorprendeva tutti e dava luogo ad annate straordinarie. Quello di cui in pochi si erano accorti era però che la Lazio era realmente una squadra straordinaria che Maestrelli aveva forgiato su un modello di cui ancora pochi erano a conoscenza in quel momento, quello dell'Olanda. Gli incursori di fascia Martini e Petrelli, capaci di difendere e di ripartire a tutta birra senza dare agli avversari la possibilità di prendere le necessarie contromisure, erano una novità assoluta per il calcio italiano, così come il pressing dettato dai centrocampisti e il simultaneo movimento senza palla di tutti i giocatori e gli incroci cui davano luogo in continuazione centrocampisti e attaccanti, facendo in tal modo mancare agli avversari punti di riferimento preziosi. Naturalmente per poter sciorinare questo gioco, era necessaria una grande preparazione fisica ed atletica, e proprio in tal senso risaltava un giocatore come Re Cecconi, capace di macinare chilometri su chilometri e di scaricare il contachilometri accoppiando alla vigoria atletica una tecnica di primo ordine. 
Quando fu il momento di fare le necessarie valutazioni su quanto era successo, Lenzini e Maestrelli capirono che un meccanismo così perfetto, non doveva essere smontato, bensì ritoccato in alcuni minimi particolari capaci di portarlo alla pratica perfezione. La rosa che tanto bene s'era comportata nell'anno precedente fu ritoccata solo marginalmente con l'innesto di Inselvini e Franzoni, segno evidente che Maestrelli non voleva cambiare nulla nel suo disegno tattico, nel timore di far svanire l'equilibrio miracolosamente raggiunto. Altra novità era rappresentata da un giovanissimo aggregato alla prima prima squadra, Vincenzo D'Amico, mezzala dotata di grandissime doti tecniche che avrebbe costituito la maggiore sorpresa della stagione, candidandosi ad uomo nuovo del calcio italiano. 

FINALMENTE IL TITOLO! 

Una partenza bruciante. Il collettivo la fa da padrone. La sconfitta di Torino non smonta la Lazio. Un derby infuocato. Una folle corsa. La vittoria contro la Juventus lancia la Lazio. La Lazio supera gli ultimi ostacoli. Un rigore di Chinaglia dona il titolo ai biancocelesti.

In questa inquadratura la Lazio cominciò il suo cammino stagionale andando a vincere a Vicenza, grazie alle reti di Chinaglia, Re Cecconi e Garlaschelli, per poi bissare con la Sampdoria, per effetto di una rete di Wilson. Proprio la facilità con cui difensori e centrocampisti apponevano il loro nome sul tabellino dei marcatori era un'altra lampante dimostrazione della validità del meccanismo messo su da Maestrelli e della coralità di una manovra che non puntava sulle qualità dei singoli (o meglio non soltanto, perchè era indubbio che quando Chinaglia era in giornata per gli avversari tutto diventava più difficile). Il primo stop stagionale si ebbe a Torino contro la Juventus alla terza giornata, quando la rete di Chinaglia servì soltanto a rendere meno amaro il risultato. Chiamata ad un pronto riscatto nella domenica successiva contro la Fiorentina, la Lazio non riuscì nel compito e la squadra gigliata riuscì ad uscire indenne dall'Olimpico grazie ad un rigore sbagliato da Chinaglia. Il momento di difficoltà fu confermato dai successivi pareggi con Cesena e Inter, ma poi la vittoria di Cagliari introdusse la brigata di Maestrelli alla prima stracittadina stagionale, che vedeva la rivale cittadina arrivare con l'acqua alla gola e un cambio appena avvenuto sulla panchina, ove Niels Liedholm aveva sostituito Scopigno. La stracittadina fu veramente infuocata e vide la Roma scatenata nel primo tempo con Rocca ad imperversare sulla fascia, senza che D'Amico riuscisse a raccapezzarsi di fronte allo strapotere atletico dell'avversario. Nel secondo tempo fu giocoforza lasciare il golden boy ormai in preda ad una crisi di nervi negli spogliatoi, ma questa fu proprio la mossa decisiva della gara. Il suo sostituto infatti, Franzoni, appena un minuto dopo il suo ingresso in campo segnò la rete del pareggio. Inoltre la sua maggior propensione offensiva costituì un valido contrappeso allo straripante Rocca, che spinse la Lazio a guadagnare metri su metri sino alla rete decisiva di Chinaglia. La partita si chiuse con le furibonde proteste dei giallorossi contro l'arbitro Lo Bello, reo secondo loro di aver convalidato il secondo goal irregolare e di aver negato un paio di rigori, ma intanto la Lazio prendeva il volo definitivamente dando il via ad una serie di vittorie consecutive che la lanciarono in testa alla classifica. La serie magica fu interrotta dal Torino che vinse a Roma alla tredicesima giornata grazie ad una rete di Ciccio Graziani, proprio nel giorno in cui si infortunava Re Cecconi che però nelle partite successive veniva ben sostituito da Inselvini. La corsa della Lazio riprese comunque ad andatura sostenuta fermandosi soltanto a Genova contro la Sampdoria, nella domenica che precedette il match-clou contro la Juventus. Il successo netto (3-1) ottenuto contro i bianconeri, in una partita che aveva visto l'arbitro Panzino assegnare due rigori alla Vecchia Signora, dette la conferma che la Lazio era la squadra più forte e da questo momento la marcia della squadra di Maestrelli osservò solo qualche incertezza come quella derivante dalla sconfitta di Milano con l'Inter. Nel corso di questo periodo l'ostacolo maggiore fu ancora una volta rappresentato dalla Roma che si presentò alla stracittadina di ritorno in condizioni di classifica e di morale assai diversi da quelle dell'andata e, soprattutto col supporto di un pubblico straripante che lasciò soltanto uno spicchio di Curva Nord ai sostenitori biancocelesti. La partita confermò subito tutte le sue difficoltà, tanto che già al primo minuto la Roma si trovò in vantaggio, grazie ad una papera di Pulici che entrò in porta con la palla su uno spiovente proveniente da centrocampo. La Lazio decise di gettarsi con tutto il suo furore agonistico nella contesa, tanto che Chinaglia mise fuori gioco Orazi, e nel secondo tempo, come già era successo all'andata, riuscì a ribaltare il risultato con reti di D'Amico e Chinaglia, in un Olimpico reso irrespirabile dal fumo dei lacrimogeni, usati dalla forza pubblica per arginare la furia dei sostenitori giallorossi che, per protestare contro l'arbitraggio secondo loro scandalosamente pro-Lazio, avevano dato luogo ad una invasione di campo che costò due giornate di squalifica all'Olimpico stesso. L'ultimo sussulto si ebbe alla tredicesima giornata di ritorno quando i biancocelesti persero a Torino contro i granata, ma fu proprio la Roma, che aveva deciso probabilmente di farsi perdonare l'arrendevolezza dimostrata un anno prima contro la squadra torinese all'ultima giornata, a fornire un'insperato aiuto fermando in contemporanea la Juventus con uno spettacolare 3-2. L'apoteosi arrivò il 12 maggio del 1974, giorno nel quale la Lazio, battendo il Foggia per 1-0 con rete di Chinaglia su rigore, divenne per la prima volta nella sua storia Campione d'Italia, a settantaquattro anni da quella fredda mattinata di gennaio in cui un gruppo di ragazzi romani aveva deciso di formare una società sportiva chiamata Lazio.