ARCHIVIO STORICO
 HOME

 STORIE

 SQUADRE

 CAMPIONATI

 GIOCATORI

 COPPA ITALIA

 MONDIALI

 BIG MATCH

 COMMUNITY

 LINKS

 CREDITS

 CONTATTI

 

LA FONDAZIONE - PRIMI PASSI - IL PRIMO DOPOGUERRA - DALL'ADDIO DI BERNARDINI AL RITORNO DI SCLAVI - NASCE IL DERBY - IL GIRONE UNICO - DA SCLAVI A PIOLA - IL REGNO DI ZENOBI - I FRATELLI SENTIMENTI - L'ERA TESSAROLO - VERSO IL BARATRO - LA PRIMA RETROCESSIONE - IL RITORNO IN A - L'ERA LENZINI - ARRIVANO CHINAGLIA E MAESTRELLI - ILTRIONFO - INIZIA L'ODISSEA - IL CALCIOSCOMMESSE - IL FIGLIOL PRODIGO - IL SECONDO CALCIOSCOMMESSE - DALL'HANDICAP ALLA RISCOSSA - L'AVVENTO DI CRAGNOTTI - LA SFIDA - ZEMANLANDIA - SVEN GORAN ERIKSSON - LA BEFFA - UNA STAGIONE INDIMENTICABILE- LAZIO OGGI

A UN PASSO DALLA SERIE C

Lenzini forma un sodalizio con Fiore. Gei alla guida tecnica. Dal sogno della A all'incubo di una nuova retrocessione. Lovati al posto di Gei. Morrone positivo all'antidoping. Gli incidenti col Livorno costano molto cari. Il ritorno di Lorenzo. Una sofferta salvezza.

Di fronte alla nuova caduta Lenzini decise di affrontare di petto la situazione societaria, promuovendo un sodalizio con l'ex presidente napoletano Fiore, il quale, come prima mossa, impose la sostituzione di Neri con Gei, allenatore che già conosceva la cadetteria ove aveva ottenuto ottimi risultati. Gei però, per quanto molto dotato dal punto di vista tecnico, era uomo troppo freddo e distaccato, alieno da quegli atteggiamenti che avevano fatto la fortuna ad esempio di Lorenzo e che tanto piacevano alle tifoserie di una piazza calda come quella romana. Uomo dall'aria dottorale, portato più al ragionamento che all'invettiva, egli non riuscì mai ad entrare in sintonia con l'ambiente e di conseguenza, una stagione nata con l'unico intento di tornare in serie A, prese ben presto una piega inaspettata, portando la squadra biancoceleste in piena lotta per evitare una nuova caduta. Per evitare la serie C fu necessario ricorrere a Lovati che però si trovò di fronte ad un compito impròbo, reso ancora più difficile dall'accavallarsi degli avvenimenti. Il 25 febbraio 1968, dopo la partita col Genoa, scoppiò infatti il caso Morrone, che vide il giocatore argentino risultare positivo all'antidoping. E neanche una settimana dopo la CAF ripristinò l'originario 1-1 col quale si era chiusa la partita di Lecco e che, causa le intemperanze del pubblico, era stato tramutato in un 2-0 per la Lazio. Il risultato a tavolino punì invece la Lazio nella partita interna col Livorno, con la squalifica del campo per tre turni, poi ridotti ad uno. A questo punto Lenzini decise di ricorrere di nuovo a Lorenzo che, dopo la fallimentare esperienza con la Roma aveva guidato la nazionale del suo paese ai Mondiali del 1966 e proprio in concomitanza con l'uscita di scena di Fiore, Lorenzo ripagò la fiducia di Lenzini portando la squadra verso la salvezza.
L'unica luce in una annata che più buia non avrebbe potuto essere, fu l'esordio di Peppiniello Massa, un'ala giovanissima che si mise subito in evidenza come una delle maggiori promesse del calcio italiano, finendo immediatamente sui taccuini degli osservatori più attenti e smaliziati. Il deciso rimescolamento operato in sede di campagna acquisti, con gli arrivi di Rinero, Facco, Onor, Fontana, Mazzola (era Ferruccio, fratello minore del più famoso Sandro) e Ghio, presentò ai nastri di partenza della stagione successiva una squadra completamente diversa che, sotto la sapiente guida di Lorenzo, alla fine dell'anno riuscì a rientrare trionfalmente in serie A, con due domeniche d'anticipo, riconsegnando alla società fondata all'inizio del secolo da Bigiarelli la sua dimensione naturale.

ARRIVA CHINAGLIA...

Finalmente la svolta con l'arrivo di  Giorgione Chinaglia. Un centravanti anomalo. Le perplessità iniziali sono fugate da Lorenzo che garantisce per lui. Insieme a Chinaglia arriva un certo Pino Wilson. Un'altra annata terrificante spinge di nuovo la Lazio in serie B.

L'annata successiva può tranquillamente essere considerata una stagione chiave nella lunga e travagliata storia della Lazio. Essa infatti vide soprattutto una novità in casa biancoceleste, l'arrivo di Giorgio Chinaglia dall'Internapoli. Figlio di emigranti, Chinaglia si era formato nel calcio britannico, per poi trasferirsi in Italia quando i dirigenti dello Swansea avevano deciso, in maniera abbastanza sorprendente, che non era adatto al calcio professionistico. Nella Massese prima e nell'Internapoli poi, si era messo in mostra tanto da essere convocato per l'Under 21 e da essere messo sotto osservazione dalla Fiorentina. Era stato invece l'Internapoli ad acquistarlo per 100 milioni, una cifra enorme per una squadra di serie C, che però Chinaglia aveva immediatamente giustificato con le sue prestazioni. E dall'Internapoli alla Lazio il passo era stato breve. Accolto da un certo scetticismo (tanto che Lorenzo, che aveva capito lo scarso entusiasmo che circondava il nuovo acquisto, si premurò di dire che Chinaglia in serie A avrebbe segnato più che in C) il centravanti italo-inglese dimostrò subito di essere un campione trascinando la Lazio ad una salvezza tranquilla. Lorenzo nel presentarlo, aveva avuto buon gioco nel dire che nella massima serie Chinaglia avrebbe lasciato una traccia profonda grazie ad una potenza fisica devastante e così fu. Fisisco dirompente, leggermente ingobbito, il giovane centravanti fece subito capire la pasta di cui era fatto, resistendo grazie alla mole fisica alle cariche robuste che i difensori italiani usavano riservare agli attaccanti più temuti e imponendosi come uno dei centravanti più forti del nostro calcio. Oltre al fiuto del goal, Chinaglia si segnalò subito anche per una certa indocilità di carattere che lo spinse spesso nell'occhio del ciclone.
Ma la campagna acquisti di quell'anno si sarebbe rivelata estremamente produttiva, perchè insieme se Chinaglia si era rivelato la classica ciliegina sulla torta, insieme a lui era arrivato un altro giocatore che negli anni a seguire avrebbe avuto un ruolo importante, Pino Wilson, anche lui dalla squadra campana, un libero dotato di straordinario senso dell'anticipo e di doti acrobatiche fuori dal comune ad onta di un fisico non proprio da granatiere. Nonostante la scoperta di Chinaglia e Wilson però la Lazio edizione 1970-71 non riuscì mai ad assumere una rotta tranquilla, tanto che la prima vittoria arrivò solo alla decima giornata contro la Sampdoria e risultò la sola del girone di andata. Ma se la parte ascendente del torneo era stata negativa, il comportamento della Lazio non migliorò di molto nel girone di ritorno tanto che alla fine dell''annata, i soli 22 punti raggranellati significarono una nuova, traumatica caduta in B.

...E MAESTRELLI

Finalmente la svolta nella conduzione tecnica della squadra. Arriva Tommaso Maestrelli dal Foggia, alfiere di un calcio del tutto nuovo. La immediata risalita in serie A. Arrivano Frustalupi, Pulici, Re Cecconi e Frustalupi a completare il mosaico. Ad un passo dal titolo.

Ancora una volta perciò, l'ambiente biancoceleste si trovava nella condizione di dover raccattare i cocci per cercare di ripartire. Paradossalmente però, la nuova retrocessione si trasformò in una fortuna per la Lazio. Lenzini infatti, decise di dare una sterzata nella conduzione tecnica della squadra e di affidarsi a Tommaso Maestrelli, uno degli allenatori più in spolvero in quel momento, il quale si era messo in grande evidenza negli anni precedenti col Foggia, portato in serie A e retrocesso soltanto per una serie di episodi arbitrali che avevano favorito la Fiorentina ai danni di una squadra che aveva giocato un calcio bellissimo e che era stata costretta a pagar dazio al maggior blasone dei toscani. I risultati della scelta del presidente furono straordinari. Portata la Lazio in serie A nella stagione successiva, nonostante le difficoltà di carattere ambientale frapposte dal partito degli orfani di Lorenzo (e anche da un certo scetticismo che aveva trovato nella squadra, ad opera soprattutto di Chinaglia che dall'addio al tecnico argentino si era sentito dolorosamente colpito dal punto di vista umano) Maestrelli mise su una macchina perfetta grazie anche ad una serie di fortunate operazioni di mercato innescate dalla cessione di Massa all'Inter che portarono a Roma giocatori come Garlaschelli, Frustalupi, Pulici, Re Cecconi e Martini. Nel precampionato, la Lazio si vide messa in discussione per una serie di risultati non esaltanti, a fronte dei quali non pochi furono i tifosi che storsero la bocca, immaginando un immediato ritorno nella cadetteria. In effetti nessuno aveva capito che per poter fare risultato, la Lazio, proprio per effetto della rivoluzionarietà del proprio sistema di gioco aveva bisogno di entrare nella condizione fisica ottimale. E infatti, gli uomini di Maestrelli, una volta terminato il laborioso rodaggio, misero in mostra un calcio che raramente si era visto sui campi italiani e che riusciva anche a superare la non straordinaria caratura tecnica di alcuni uomini dell'organico e si tramutarono in una squadra pressochè perfetta. I primi segnali di ciò che andava maturando si ebbero sin dalla prima giornata contro l'Inter, in una partita che ebbe proprio nella squadra di Maestrelli il vincitore morale. Dopo aver violato il campo della Fiorentina, la Lazio fu chiamata ad un altro impegno da far tremare i polsi ad una neopromossa, quello contro la Juventus, che però vide ancora una volta i biancocelesti reggere alal grande l'urto. Le due vittorie contro Vicenza e Ternana, introdussero la Lazio al primo derby dell'anno, che si risolse a suo vantaggio grazie ad una poderosa bordata di Nanni che si andò ad infilare sotto l'incrocio della porta difesa da Ginulfi. A questo punto l'opinione pubblica cominciò ad interrogarsi sulla reale portata del miracolo Lazio.