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Anno

Squadra

Serie PT RT
1934-35 Juventus
A
6 -
1935-36 Juventus
A
22 20
1936-37 Juventus
A
30 17
1937-38 Juventus
A
22 9
1938-39 Juventus
A
27 10
1939-40 Juventus
A
29 12
1940-41 Juventus
A
28 16
1941-42 Torino
A
27 16
1942-43 Torino
A
26 14
1944 Torino
A
26 18
1945-46 Torino
A
35 22
1946-47 Torino
A
35 9
1947-48 Torino
A
36 23
1948-49 Torino
A
34 8
Dati anagrafici
Cognome Gabetto Nome Guglielmo
Nato a Torino Data 24/02/1916
Altezza ND Peso ND
Esordio 27/01/1935 P.Vercelli-Juve 0-1 Ruolo Centravanti
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 6
 5
05/04/1942
Italia-Croazia 4-0

 

Cresce nella Juventus, ove si mette in evidenza come uno dei migliori attaccanti centrali del calcio italiano. In sei stagioni mette a segno la bellezza di 84 reti, ma soprattutto mostra numeri da assoluto fuoriclasse. A sorpresa, però, nell'estate del 1941 Novo lo strappa alla società bianconera insieme a Bodoira. La tifoseria juventina non riesce a capacitarsi della cessione e ne ha ben donde, visto che da quel momento comincia la costruzione del Grande Torino. E' difficile comprendere cosa sia passato nella testa della dirigenza bianconera, per acconsentire ad un affare così incomprensibile, fatto sta che Gabetto ci si mette di buzzo buono per far capire alla sua ex squadra l'errore compiuto. E' un attaccante difficilissimo da marcare, soprattutto per la sua imprevedibilità. Il suo avversario diretto non sa mai cosa stia per estrarre dal suo cilindro magico, ma può essere sicuro che si tratterà di un colpo ad effetto. E poi, ha uno scatto bruciante, col quale lascia sul posto chi prova ad opporsi. In un attacco supportato da due interni come Mazzola e Loik, e nel quale può avvalersi della collaborazione di due ali del calibro di Menti e Ferraris II, a lui rimane solo da contare anno dopo anno i centri raccolti. E sono sempre tanti. Ma oltre alle reti, bisogna anche considerare l'assistenza che riesce a fornire ai compagni che si avventurano in avanti. Il tutto all'insegna di quella imprevedibilità che è il suo marchio di fabbrica e che fa impazzire di rabbia i difensori avversari. Nel 1946-47 la sua produzione di reti cala e Novo comincia a guardarsi intorno per trovargli un sostituto. Anche in questo, però, dimostra la sua imprevedibilità e torna a impazzare nel cuore delle difese avversarie. Scrivendo così la sua condanna. Novo, infatti lo conferma e quando la comitiva granata parte per Lisbona, anche lui è coi compagni come sempre. E ne condividerà il terribile destino che li porta a schiantarsi sul muraglione della Basilica di Superga.

 

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