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Anno

Squadra

Serie PT RT
1922-23 Fortitudo 1°D 8 -
1923-24 Fortitudo 1°D 10 -
1924-25 Fortitudo 1°D 7 1
1925-26 Fortitudo
1°D
18
1
1926-27 Fortitudo
DN
18
1
1927-28 Roma
DN
20
-
1928-29 Roma
DN
29
1
1929-30 Roma
A
34
-
1930-31 Roma
A
34
-
1931-32 Roma
A
33
1
1932-33 Roma
A
27
-
1933-34 Roma
A
21
1
1934-35 Lazio
A
30
-
1935-36 Lazio
A
9
-
1936-37 Bari
A
29
-
1937-38 Bari
A
25
-
1938-39 Roma
A
12
-
1939-40 Catania
B
15
-
Dati anagrafici
Cognome Ferraris IV Nome Attilio
Nato a Roma Data 26/03/1904
Altezza ND Peso ND
Esordio 6/10/29, Alessandria-Roma 3-1 Ruolo Mediano
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 28
 3
09/05/1926
Italia-Svizzera 3-2

 

Attilio Ferraris IV, ovvero il Leone di Highbury. Il giocatore di Borgo è il vero e proprio simbolo della Roma testaccina e il grande beniamino di una tifoseria che in lui vede incarnato il furore agonistico che permea la squadra giallorossa quando gioca tra le mura amiche. Dopo essersi formato alla Fortitudo, si rifiuta alla Juventus, pronta a ricoprirlo d'oro e confluisce nella società appena nata per dare uno squadrone anche alla Città Eterna, dimostrandosi subito un campione. Con il "Dottore" Bernardini, forma una formidabile accoppiata di centrocampo, nella quale le doti dell'uno vanno a completare al meglio quelle dell'altro. Il grande vigore col quale usa affrontare gli avversari fa dimenticare a dirigenza e tifoseria gli stravizi che ne caratterizzano la vita privata, in particolare fumo e biliardo. Nonostante una vita non proprio da atleta, il borghigiano alla domenica fa sempre valere una vigoria fisica al limite del regolamento. Due gare in particolare rimangono a perenne simbolo della sua grande carriera: quella contro la Juventus del 1931, vinta dalla Roma 5-0, e quella disputata ad Highbury con l'Italia, persa contro i Maestri inglesi per 3-2. Nella prima occasione Ferraris IV annichilisce il suo compagno di azzurro Mumo Orsi, facendo valere la sua fisicità nei confronti di un giocatore che non è un cuor di leone e trascina i compagni alla straordinaria vittoria che, oltre a riaprire il campionato, fornisce ispirazione ad un famoso film dell'epoca. Al termine della contesa, dirigenti e giocatori bianconeri accusano Ferraris IV di aver oltrepassato il limite tra agonismo e scorrettezza, ma la polemica si smorza ben presto, essendo chiaro che il modo di giocare del forte mediano romanista è quello e non può certo cambiare di punto in bianco. Ed è lo stesso modo di giocare, lo stesso furore agonistico che il Commissario Tecnico della Nazionale, Vittorio Pozzo, gradisce enormemente, tanto da convocare Ferraris IV per il Mondiale del 1934, nonostante i vistosi segni di cedimento messi in mostra dall'atleta nei mesi che precedono la kermesse iridata. Tirato a lucido e restituito ad una vita da atleta, il grande Attilio fornisce il suo apporto alla vittoria degli azzurri e dimostra di essere tutt'altro che finito. Nell'estate del 1934, il suo passaggio alla Lazio provoca grandi polemiche all'interno della tifoseria giallorossa, ma la scelta della dirigenza è motivata anche dal fatto che la carriera agonistica di Ferraris IV sta ormai volgendo al termine, perlomeno ad alti livelli di rendimento. Il suo canto del cigno è la straordinaria partita sciorinata ad Highbury contro l'Inghilterra, il 14 novembre del 1934, quando, con l'Italia ridotta in dieci uomini e in svantaggio di tre reti dopo soli dodici minuti, si rimbocca le maniche e decuplica gli sforzi per impedire agli avversari di straripare. Il suo esempio rinvigorisce la nostra selezione che riesce addirittura a portarsi sul 3-2. E' l'ultimo ruggito del leone, o meglio del Leone di Highbury, come sarà chiamato da quel giorno. Il suo evidente calo, infatti, ha già spinto la Roma a lasciarlo andare alla Lazio, un passaggio clamoroso visto come una sorta di tradimento. I dirigenti giallorossi hanno però compreso come il borghigiano sia ormai alla fine di un luminoso ciclo agonistico. Due anni in biancoceleste, deludenti, poi un biennio a Bari, ove uno come lui fa sempre comodo e il ritorno alla base, prima di una annata a Catania ove chiude la carriera. Muore qualche anno dopo, nel corso di una gara tra vecchie glorie, stramazzando al suolo dopo un contrasto aereo. Tutta Roma lo piange.

 

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