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Anno

Squadra

Serie PT RT
1929-30 Pro Vercelli
A
22
3
1930-31 Pro Vercelli
A
30
11
1931-32 Pro Vercelli
A
34
5
1932-33 Napoli
A
32
4
1933-34 Napoli
A
27
3
1934-35 Napoli
A
23
6
1935-36 Napoli
A
1
-
1936-37 Ambrosiana
A
26
3
1937-38 Ambrosiana
A
30
14
1938-39 Ambrosiana
A
25
10
1939-40 Ambrosiana
A
28
7
1940-41 Ambrosiana
A
30
9
1941-42 Torino
A
24
5
1942-43 Torino
A
30
12
1944 Torino
A
26
15
1945-46 Torino
A
38
12
1946-47 Torino
A
34
8
1947-48 Torino
A
16
3
1948-49 Novara
A
29
10
Dati anagrafici
Cognome Ferraris II Nome Pietro
Nato a Vercelli Data 15/02/1912
Altezza ND Peso ND
Esordio 10/11/29, Triestina-P.Vercelli 3-1 Ruolo Ala
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 14
 3
17/02/1935
Italia-Francia 2-1

 

Caratterizza a suon di reti e grandi prestazioni tutta l'epoca che porta il calcio italiano dalla istituzione del girone unico alla tragedia di Superga. Ala dotata di tecnica sopraffina, ha la rande virtù di non abusare della sua bravura, preferendo puntare ad una essenzialità che risulta preziosissima per le squadre che hanno la fortuna di poterlo schierare nel corso di una carriera lunghissima e sempre ad altissimi livelli. Inizia alla Pro Vercelli, la squadra della città che gli ha dato i natali, che però è ormai entrata nella fase di ripiegamento che la porterà presto fuori dal grande calcio, a causa della impossibilità di reggere il passo con il professionismo che sta stravolgendo i rapporti di forza nel calcio tricolore. Dopo tre stagioni che lo hanno messo in luce come una delle giovani speranze sulla rampa di lancio, è il Napoli ad assicurarsene le prestazioni. Sotto il Vesuvio rimane per quattro anni, confermando largamente quanto si sa di lui. Bravo nel trattare la palla, rapido, furbo, possiede tiro da media e corta distanza e la capacità di dosare traversoni per i propri compagni di reparto, anche se nel corso della sua esperienza napoletana pecca un poco di continuità, anche a causa della ancora giovanissima età. Che comunque non gli impedisce di essere chiamato anche dalla Nazionale, con cui fa l'esordio in una gara con la Francia. Nell'estate del 1936, passa alla Ambrosiana, ove si mette al servizio di Meazza e ripaga egregiamente l'investimento. Nei cinque anni a Milano, la sua maturazione è evidente, come de resto testimoniano le 43 segnature, cui vanno aggiunte le tante cui partecipa in veste di assistente. Ormai la fascia di competenza è diventata il suo regno e per i difensori avversari, trovarselo di fronte è il preludio ad un pomeriggio non certo di riposo. Intanto, mette nel suo personale carniere i primi due scudetti di una lunga serie. Nell'estate del 1941, arriva anche per lui la chiamata di Ferruccio Novo, il quale sta costruendo pezzo per pezzo il Grande Torino, lo squadrone che segnerà una intera epoca del nostro calcio. In maglia granata, arriva forte di una maturazione che aggiunge anche l'esperienza al suo già ricco bagaglio. Nonostante la concorrenza di Ossola e Menti, una maglia alla domenica riesce sempre a strapparla e il suo ruolo all'interno delle gerarchie è praticamente inattaccabile. E' uno dei tanti tasselli di un meccanismo che non conosce intoppi e proprio in granata fornisce il meglio del suo repertorio, aggiungendo altri quattro titoli al bottino personale, oltre a 40 reti, spesso di pregevole fattura. Poi, e qui sarebbe il caso di dire per fortuna, l'età si fa sentire. Ormai gli anni sono trentasei e alla fine della stagione 1947-48, Novo decide di cederlo al Novara, ove la sua esperienza e la sua classe possono ancora fare la differenza. Grazie alla decisione del presidente granata, non fa così parte della spedizione che, nel maggio del 1949, vedrà l'aereo che riporta il Grande Torino a casa, dopo la trasferta di Lisbona, andare ad infrangersi sul muraglione di Superga. A lui, non rimane che da piangere i vecchi compagni di squadra, prima di ritirarsi dall'attività. 

 

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