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Anno

Squadra

Serie PT RT
1929-30 Institucion (Uruguay)
1930-31 Bologna
A
30
5
1931-32 Bologna
A
33
9
1932-33 Bologna
A
30
5
1933-34 Bologna
A
34
14
1934-35 Bologna
A
21
7
1935-36 Bologna
A
27
4
1936-37 Bologna
A
30
4
1937-38 Bologna
A
25
5
1938-39 Bologna
A
23
1
Dati anagrafici
Cognome Fedullo Nome Francisco
Nato a Montevideo (Uruguay) Data 27/05/1905
Altezza ND Peso ND
Esordio 28/9/30, Bologna-Triestina 6-1 Ruolo Interno
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 2
 3
14/02/1932
Italia-Svizzera 3-0

 

E' il primo oriundo che veste la maglia del Bologna dopo la chiusura delle frontiere voluta dal regime. Ai felsinei, è stato segnalato da Ivo Fiorentini, un osservatore che poi diventerà allenatore e condurrà il Livorno al clamoroso secondo posto del 1942-43. In patria gioca nell'Institucion, un club di secondo piano, che però non gli impedisce di far vedere tutta la sua classe, sino ad entrare nell'orbita della Celeste. Nella selezione nazionale uruguagia conta solo cinque presenze, ma bisogna considerare che nel 1929 è riuscito a farsi squalificare a vita per aver colpito un arbitro nel corso di una partita. Per sua fortuna, l'Uruguay, nel 1930 riesce a vincere il Mondiale e la federazione, in segno di giubilo, emana una amnistia che, nel suo caso, può essere sfruttata solo tramite l'espatrio. Lui coglie al volo la possibilità e si presenta a Bologna, ove capiscono subito di aver ingaggiato un campione. Non è veloce, ma fa correre la palla. Ha tecnica sopraffina e dispone di un bel tiro dalla distanza, col quale riesce a mettere insieme un bel numero di reti, ogni anno. Inoltre, sa disegnare meravigliosamente il gioco della usa squadra, anche se quando la contesa si fa aspra, tende ad appartarsi, per non prendere troppi calci. Con il connazionale Sansone, forma una coppia strepitosa, al servizio di Schiavio, una rampa di lancio ideale che trasforma il Bologna nello "squadrone che tremare il mondo fa". Inoltre, può vantare un altro merito da non poco: nel 1935, infatti, decide di seguire l'esempio di altri fuggitivi illustri (i romanisti Guaita, Scopelli e Stagnaro sono i casi più eclatanti) e rientra in patria temendo di essere chiamato a prestare servizio militare e di essere coinvolto nella guerra d'Etiopia. Al suo rientro, propiziato dagli argomenti convincenti di Dall'Ara, porta con sé Andreolo, un altro giocatore che diventerà un pezzo di storia del Bologna. Anche Pozzo si accorge della sua bravura, tanto da farlo esordire in azzurro. Poi, però, i rapporti tra i due si guastano a causa di un malinteso: Pozzo, infatti, gli chiede una intervista e lui, pensando che il Commissario Tecnico lo stia prendendo in giro, gli risponde in maniera poco garbata, non essendo a conoscenza del fatto che il tecnico è anche giornalista della Stampa. Quando le polemiche per l'uso degli oriundi si fanno pressanti, Pozzo, privilegia perciò altri giocatori dal carattere più accomodante e per Fedullo la strada della Nazionale si chiude. Continua però a sciorinare i suoi numeri di alta classe nel Bologna, ove rimane sino al 1938-39, quando comincia a mostrare i segni di una attività logorante. Alla fine di quella stagione, prende atto dell'avanzata dell'età e per non finire in maniera patetica una grande carriera, decide di appendere gli scarpini al chiodo.

 

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