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LA SQUALIFICA DI AMADEI

Quando non c'era la moviola succedeva comunque di tutto. Come in quel famoso Torino-Roma di Coppa Italia del 1943, quando i giallorossi contestarono ferocemente la rete del vantaggio granata. Nel corso del parapiglia conseguente, l'arbitro fu colpito da un calcio e del gesto fu ritenuto responsabile Amadei, che fu squalificato a vita. La verità sarebbe venuta fuori solo nel dopoguerra.

Se ci fosse stata la moviola, all'epoca dei fatti, probabilmente il can can successivo non ci sarebbe stato e il povero Amadeo Amadei non si sarebbe roso il fegato nel pensare e ripensare all'ingiustizia costruita dalla Federazione ai suoi danni. Il fattaccio successe nel corso della semifinale di Coppa Italia edizione 1942-43, che aveva messo di fronte i campioni d'Italia uscenti della Roma e il Torino, non ancora Grande, ma in marcia per diventarlo. La squadra romana veniva da un campionato deludentissimo, nel corso del quale aveva presto abdicato dalla lotta per la difesa del titolo conquistato un anno prima. La semifinale contro la squadra capitanata da Valentino Mazzola, arrivava però a fagiolo per dimostrare che il titolo 1941-42 non era stato un fulmine a ciel sereno. La vigilia della gara, era stata contrassegnata da una beffa combinata dai tifosi torinisti ai danni dei giallorossi, che si erano visti recapitare all'albergo ove alloggiavano un paio di forbici accompagnate da un biglietto che spiegava l'uso da farne: tagliare dalle maglie lo scudetto, visto che all'indomani si sarebbero trovati di fronte i loro successori! Questo fatto dette ulteriore sale ad una partita che sul campo si trasformò presto in una battaglia (calcistica naturalmente, visto che le battaglie vere, in quel lasso di tempo, si combattevano sui fronti di mezza Europa e mietevano vittime), con una Roma orgogliosa e all'altezza della grande rivale. Sul punteggio di 1-1 successe però il fattaccio. All' 83' Ossola, scattato sul filo del fuorigioco, e probabilmente ben oltre la linea dell'ultimo difensore, insaccò la rete del vantaggio torinista, scatenando le proteste dei giallorossi. L'arbitro, Pizziolo di Firenze, fu circondato dai giocatori romanisti furenti e, nel parapiglia che si creò, qualcuno approfittò per colpire l'arbitro con un calcio. Furono espulsi Mornese e Amadei per la Roma, e Ferraris per il Torino. Ci volle molto tempo per ristabilire un minimo di calma sul campo e, alla ripresa del gioco, i romanisti cominciarono a buttare fuori dal campo tutti i palloni a disposizione, oltre a consentire ad Ossola di segnare anche la terza rete, senza opporre resistenza alcuna. Gli strali della Federazione si abbatterono sul povero Amadei, il quale si vide squalificato a vita, in quanto capitano della squadra, squalifica che sarebbe stata tolta solo se il vero responsabile dell'accaduto, fosse venuto fuori. La verità sarebbe venuta fuori solo alla fine della guerra e dopo che una amnistia aveva riportato sul campo il fuoriclasse giallorosso: a colpire Pizziolo era stato Dagianti.

RETE O NO?

Nel campionato 1961-62, il duello tra Lazio e Napoli per ritornare in serie A, fu risolto da un clamoroso svarione dell'arbitro Rigato. Che non si accorse del buco della rete che aveva sospinto fuori dalla stessa il pallone scagliato da un giocatore biancoceleste. La rete in questione alla fine dell'anno si rivelò decisiva, poichè per un solo punto i partenopei riuscirono a precedere la squadra capitolina. 

E anche nel caso che distinse il campionato cadetto del 1961-62, una moviola in campo avrebbe potuto evitare una figura barbina all'arbitro, il signor Rigato di Mestre. In quell'anno infatti, i biancocelesti di Roma e di Napoli, avevano ingaggiato un furioso duello per poter tornare immediatamente in quella serie superiore che reputavano il teatro più consono alle proprie gesta calcistiche e al blasone di cui si ritenevano portatrici. Dopo un inizio un poco stentato, dovuto alla mancata conoscenza delle insidie che caratterizzavano la cadetteria, le due squadre avevano ingranato e si erano portate nel gruppo di testa. A metà torneo, però, il responsabile della società laziale, Giovannini, aveva clamorosamente deciso di esautorare l'allenatore Todeschini, sostituendolo prima con il segretario Ricciardi e poi con Facchini. La squadra aveva comunque saputo sopperire al marasma societario e aveva continuato a fare il proprio dovere sul campo. Alla sesta giornata di ritorno, era previsto il redde rationem tra le due antagoniste, partita che, presumibilmente, avrebbe avuto grande incidenza nella lotta al vertice e, in vista della quale, la Federazione decise di cautelarsi, designando per la direzione della stessa uno degli arbitri più esperti e capaci del nostro calcio, il signor Rigato di Mestre. Neanche l'esperienza dell'arbitro, però, servì ad evitare il fattaccio. Nel corso del secondo tempo di una partita disputata sotto la pioggia battente, una cannonata di Seghedoni su punizione entrò nella rete napoletana, uscendone però immediatamente per effetto di un buco presente nella stessa e del quale nessuno si era accorto. I giocatori della Lazio accerchiarono l'arbitro che, incredibilmente, aveva disposto per la rimessa dal fondo, senza però riuscire a fargli cambiare idea e senza che qualcuno riuscisse a convincerlo della palese ingiustizia che stava compiendo ai danni della Lazio. Ingiustizia che si sarebbe riverberata nel modo più pesante possibile sul destino della compagine capitolina. Alla fine dell'anno, infatti, il Napoli riuscì a precedere la stessa Lazio di un solo misero punticino, quello stesso che un buco della rete aveva trasferito indebitamente dal carniere laziale a quello napoletano. 

QUEL GOAL DI TURONE...

Ancora oggi, e sono passati 26 anni, si parla di quel famoso goal di Turone che scatenò grandi polemiche tra Roma e Juventus e accese la miccia per una delle più fiere rivalità del nostro calcio. La moviola dimostrò in maniera abbastanza netta la regolarità di quella rete, ma le discussioni non si sono mai placate. Se la moviola quel giorno fosse stata sul campo, avrebbe risolto ogni problema?

Sono ormai passati 26 anni da quella famosa partita tra Juventus e Roma, ma le polemiche non si sono mai placate. E, soprattutto, quella rete di Turone, nel corso di questi decenni, si è trasformata nell'emblema della crociata contro lo strapotere arbitrale della Vecchia Signora, arricchitosi poi di tanti e tanti capitoli che, probabilmente, la presenza della moviola in campo avrebbe risparmiato.
Era la primavera del 1980 quando la Roma si presentò al Comunale di Torino con una intera curva al seguito, per cercare di rimediare al punto di svantaggio che la vedeva sopperire in quel momento alla Juventus e continuare ad inseguire il sogno del secondo scudetto, dopo quello ormai vecchio di quasi quattro decenni conquistato nel 1941-42. La squadra allenata da Liedholm e capeggiata da quello straordinario fuoriclasse che era Paulo Roberto Falcao, aveva guidato a lungo la graduatoria, dopo aver girato in testa la parte ascendente del torneo. Poi però, la Juventus, era rinvenuta fortissima e la aveva sorpassata, senza però riuscire a staccarla in maniera determinante. Alla ventottesima giornata, il calendario metteva di fronte le due squadre, per un duello che, in caso di vittoria dell'una o dell'altra, poteva diventare decisivo. La partita divenne subito molto cattiva. La Roma cercò di buttare sul campo la sua maggiore tecnica, cui la Vecchia Signora rispose con la cattiveria agonistica che tutti le riconoscevano. Per rabbia agonistica, e forse anche qualcosa di più, si distinse quel giorno il mediano bianconero Furino, il quale cominciò a randellare senza pietà le preziose gambe di Falcao. Al quarto d'ora della ripresa, però, Furino esagerò, provocando con una entrata durissima uno squarcio nella gamba del brasiliano e costringendo l'arbitro, il livornese Bergamo, ad estrarre il secondo cartellino giallo. Con la Juventus ridotta in dieci, la Roma trasformò l'assalto alla porta di Zoff in un vero assedio, accompagnato dall'incessante sostegno delle migliaia di tifosi convenuti al Comunale. Alla mezzora, finalmente, il libero Turone, spostatosi anche lui in avanti a sostegno della manovra, riuscì ad insaccare il pallone nella porta bianconera, dando concretezza al sogno romanista. L'urlo di gioia di giocatori e tifosi romanisti fu però strozzato da Bergamo che, fidandosi della segnalazione del suo guardialinee, decise di annullare la rete. La moviola, alla sera, dimostrò in modo abbastanza inequivocabile, che la rete di Turone era buona, innescando una polemica infinita che da quel momento avrebbe creato una rivalità mai spentasi nel corso dei decenni.