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LA SQUADRA DEL DECENNIO

E' il Milan di Fabio Capello, formato da una messe incredibile di campioni e capace di dominare in Italia e in campo internazionale. Forte di un gruppo straordinario di italiani, tra i quali spiccano Franco Baresi e Maldini, il team rossonero può godere dei servigi veri e propri fuoriclasse stranieri come Van Basten, Rijkaard, Gullit, Savicevic e Papin che lo rendono praticamente imbattibile.

1989-90. Nell'anno che culmina nel mondiale di Roma, è il Napoli di Maradona a vincere il secondo scudetto della sua storia. E' un campionato costellato dalle polemiche che fanno seguito alla vittoria a tavolino ottenuta dai partenopei a Bergamo e nel quale il Milan stellare degli olandesi si complica non poco la vita con una flessione finale che consente il ritorno di Maradona e compagni. Ai rossoneri rimane la generosa consolazione della Coppa dei Campioni vinta al Prater di Vienna contro il Benfica, che fa seguito alla Coppa Intercontinentale e alla Supercoppa europea.

1990-91. Ancora una sorpresa, che conferma la vitalità del calcio italiano. Stavolta è la Sampdoria di Vialli e Mancini a coronare il miglior periodo della sua storia, vincendo il suo primo ed unico scudetto, trascinata da una coppia straordinaria di attaccanti attorno alla quale ruota un magnifico gruppo di comprimari, costruito con grande sapienza dal presidente Mantovani. I vari Pagliuca, Vierchowood, Mannini e Cerezo, regalano nerbo e classe ad una squadra che mostra di non avere punti deboli. Anche stavolta il Milan deve accontentarsi del secondo posto, confermando però la bontà dell'insieme con un campionato sempre ad ottimi livelli di rendimento.

1991-92. Il Milan passa da Sacchi a Capello, il quale comincia la costruzione della sua leggenda vincendo alla sua prima esperienza il titolo. I rossoneri dominano il campionato da cima a fondo, senza perdere neanche una partita e lasciano a distanza siderale la Juventus, mai in lotta per il titolo e costretta ad accontentarsi di regolare il gruppo delle inseguitrici. Il simbolo del Milan è uno straordinario Van Basten, autore di 25 reti e capace di mettersi al servizio della squadra non solo come finalizzatore, ma anche come costruttore di gioco, mentre la difesa, capeggiata da Baresi, si rivela praticamente imbattibile.

IL GIOCATORE DEL DECENNIO

I
l migliore del decennio è Roberto Baggio. Il fantasista vicentino è uno dei talenti più puri mai apparsi sui nostri campi, anche se probabilmente sbaglia epoca. Le sue giocate fatte di pura classe incantano infatti le folle, ma non gli allenatori, che molto spesso gli preferiscono giocatori meno classici, ma più dediti al sacrificio in favore della squadra.

1992-93. Il Milan conferma la sua supremazia sul resto del lotto, nonostante la perdita di Van Basten. L'olandese, infatti, si infortuna presto alla caviglia e rientra solo nelle ultime giornate, per quello che sarà l'epilogo della sua grande, ma breve carriera. Capello riesce però ad ovviare da par suo all'inconveniente e traghetta i suoi uomini all'ennesimo trionfo che segna anche un clamoroso record: ben 58 partite d'imbattibilità, record infranto solo da una rete di Asprilla nella gara col Parma. Ai cugini dell'Inter resta solo la platonica soddisfazione di essere la prima delle squadre normali...

1993-94. Capello completa la terna, vincendo anche questo torneo, nonostante la fine del ciclo degli olandesi. Se ne vanno Gullit e Rijkard, ma il tecnico friulano non fa una piega e inventa Massaro attaccante, lanciando al contempo un giovane Panucci, che si rivela subito all'altezza. Non contento di ciò, Capello porta la sua squadra all'accoppiata con la Coppa dei Campioni, conquistata travolgendo il Barcellona ad Atene con una prestazione straordinaria. Agli altri restano le briciole, nonostante la Juventus di Baggio provi a disturbare il cammino imperioso dei rossoneri.

1994-95. Arriva finalmente il momento della rivincita per la Juventus, messa in ombra negli anni precedenti da un Milan stellare. I bianconeri provvedono ad affidare la panchina ad un giovane allenatore, Marcello Lippi, il quale riesce a forgiare una squadra fortissima atleticamente, capace di sopperire ad alcune lacune tecniche con la classe di Roberto Baggio e la vitalità di Vialli. La Juventus domina il torneo da cima a fondo, lasciando la seconda classificata, la Lazio di Zeman, a ben dieci punti di distacco, mentre il Milan si prende una pausa dopo i ripetuti trionfi degli anni passati. 

L'ALLENATORE DEL DECENNIO

E' Fabio Capello, ovvero Don Fabio come lo chiamano in Spagna. Prima vince tutto quello che c'è da vincere a Milano, sponda rossonera, poi, a causa di un conflitto con Galliani se ne va al Real Madrid, a vincere naturalmente. Poi torna nel nostro paese e comincia l'ennesimo ciclo che lo porterà a vincere uno storico terzo scudetto con la Roma di Totti e Sensi.

1995-96. Che fosse solo una pausa, lo conferma il torneo in questione. Con l'arrivo di George Weah e di Roberto Baggio, il Milan ritrova terminali offensivi all'altezza e dimostra sin dall'inizio di non aver smarrito la fame di vittoria mostrata negli anni passati. La fuga dei rossoneri prende corpo sin dalle prime giornate, senza che nessuno riesca a frapporre ostacoli apprezzabili ad una squadra che forse ha perso brillantezza rispetto all'era degli olandesi, ma che ha acquisito una compattezza granitica. Alla Juventus, rimane ancora una volta la parziale consolazione del secondo posto, senza però mai riuscire a mettere in serio dubbio il primato rossonero.

1996-97. Capello lascia il Milan per la panchina del Real Madrid e i rossoneri crollano letteralmente. A rilevare la loro eredità, è la Juventus di Marcello Lippi, squadra operaia che mette in mostra una straordinaria efficienza atletica e un fuoriclasse asoluto come Zineddine Zidane, regista attorno al quale ruota in maniera mirabile tutto il complesso. A fare da contraltare ai bianconeri è il Parma, provinciale di lusso che non lesina in investimenti e mette in mostra una squadra nella quale splendono le stelle di un giovanissimo Buffon e di due difensori di grande classe come Cannavaro e Thuram. Solo due punti, alla fine separano i ducali dai bianconeri campioni d'Italia.

1997-98. La Juventus si conferma sul trono, andando a vincere l'ennesimo titolo della sua storia, precedendo stavolta l'Inter di Ronaldo nel mezzo di infuocate polemiche provocate dagli ennesimi pasticci arbitrali che stanno diventando l'imbarazzante marchio di fabbrica del nostro massimo torneo. Proprio nella sfida decisiva di Torino, la squadra di Lippi batte i nerazzurri che si vedono negare un solare rigore sul loro centravanti e lasciano il campo letteralmente imbufaliti. Sta per cominciare la stagione più nera del nostro calcio, quella che culminerà nello scandalo di Calciopoli.

1998-99. Torna in vetta il Milan, allenato dalla meteora Zaccheroni, che fa perno su uno straordinario Paolo Maldini e batte la concorrenza della Lazio di Eriksson. La squadra biancoceleste, capeggiata da Vieri, parte piano, ma poi tra la fine del girone di andata e l'inizio di quello di ritorno, fa il vuoto alle sue spalle e sembra ormai mettere le mani sul titolo. Il Milan, però, non demorde e riesce a restare in scia, profittando proprio sul finire del torneo di una serie di battute a vuoto di Vieri e compagni, portando a casa l'ennesimo, sorprendente, titolo della sua gloriosa storia.