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LA SQUADRA DEL DECENNIO

E' senza alcun dubbio la Juventus. La Vecchia Signora caratterizza il decennio vincendo ben sei scudetti e mettendo in luce una serie di campioni che scriveranno alcune delle pagine più belle del nostro calcio come Zoff, Bettega, Capello, Cabrini, Gentile. A presiedere un ciclo così luminoso è Giampiero Boniperti, mentre sulla panchina inizia la sua straordinaria carriera Giovanni Trapattoni.

1969-70. E' l'anno del Cagliari di un grande Gigi Riva. Il bomber di Leggiuno, uno dei giocatori più potenti che la storia del nostro calcio abbia mai prodotto, trascina infatti al titolo per la prima e unica volta la squadra isolana, portando il Cagliari ad un'impresa tra le più clamorose ed entusiasmanti che la storia del nostro calcio ricordi. Lo stesso Riva è poi protagonista dei mondiali messicani che vedono l'Italia arrivare in finale, dove viene battuta dal Brasile di Pelè dopo aver vinto la battaglia in semifinale coi tedeschi in una delle più belle partite di tutti i tempi.

1970-71. Nell'anno successivo ai mondiali messicani, sono le squadre di Milano a dare luogo ad una serrata battaglia per il titolo. Dopo l'iniziale predominio del Milan, è l'Inter (sulla cui panchina Heriberto Herrera è avvicendato da Giovanni Invernizzi) a cogliere il meritato scudetto, grazie soprattutto ad un ritorno portentoso. In grande spolvero sono soprattutto gli anziani della squadra, a partire da Lido Vieri, per finire con Roberto Boninsegna autore di ben 24 centri.

1971-72. La Juventus della linea verde, che sta per inaugurare un ciclo strepitoso, supera Milan e Torino in un finale di torneo appassionante e reso rovente dalle polemiche sugli arbitraggi favorevoli alla "Vecchia Signora", che vede tre squadre separate da un solo punto. Da rimarcare il ritorno tra le grandi del Torino, dopo la sciagura di Superga e a pochi anni di distanza dalla tragica morte di Gigi Meroni, che sembrava ancora una volta aver tarpato le ali ai granata.


IL GIOCATORE DEL DECENNIO

E'
Gianni Rivera. Regista classico, Rivera unisce alle doti tecniche una intelligenza straordinaria che ne fa il vero erede di Pepe Schiaffino, diventando la mente sia del Milan che di una Nazionale che sta ritornando agli antichi splendori dopo la tragedia di Superga. Gli si rimprovera una certa neghittosità al sacrificio atletico. Ma perchè sacrificare tanto talento quando sono stati inventati i mediani?

1972-73. La Juventus, che a poche giornate dalla fine sembrava irrimediabilmente fuori dalla lotta per il titolo, bissa il successo dell'anno precedente superando proprio all'ultima giornata e grazie ad una rete di Cuccureddu nel finale della partita dell'Olimpico con la Roma, nel modo più rocambolesco, il Milan, sconfitto clamorosamente a Verona in una delle giornate più nere della sua storia, e la Lazio di Maestrelli, che proprio a pochi minuti dal termine viene battuta a Napoli da una squadra che si era legati al dito i fatti dell'andata.

1973-74. La Lazio di Maestrelli e Lenzini vince il suo primo scudetto, trascinata da "Long John" Chinaglia, autore di ben 24 reti stagionali, ad appena due anni dal ritorno in serie A. E' una delle maggiori sorprese di tutte le epoche e viene ad opera di una squadra che gioca un calcio bellissimo, mai visto sui nostri campi e in linea coi dettami della scuola che ormai detta legge in Europa, l'Olanda. La squadra di Maestrelli riesce a rifarsi della beffa dell'anno prima e domina lungo tutto l'arco del torneo, issando finalmente il vessillo biancoceleste sulla vetta d'Italia.

1974-75. Ancora la Juve, a conferma dell'eccellenza del team bianconero ad alti livelli. Nell'anno successivo al disastro dei mondiali tedeschi, che vede la nostra Nazionale uscire fuori addirittura al primo turno dopo essersi presentata tra le favoritissime, la Juventus vince il titolo davanti ad un folto drappello costituito dalle squadre del centrosud, Napoli, Roma e Lazio in una edizione del nostro torneo bellissima e finalmente non ridotta alla solita lotta tra gli squadroni del nord. 

L'ALLENATORE DEL DECENNIO

E' Tommaso Maestrelli. Dopo essersi messo in evidenza nel Foggia, costruisce la Lazio miracolo che, nel 1973-74, vince il suo primo scudetto. Alfiere di un gioco bellissimo, che ricorda molto quello della grande Olanda di Cruyff che sta salendo al proscenio internazionale, Maestrelli viene stroncato proprio nel momento più bello, quando sta per essere chiamato alla guida degli azzurri, da un male incurabile

1975-76. Per la gioia degli appassionati italiani ancora legati alla leggenda dello squadrone cancellato dalla sciagura del 1949 e al ricordo struggente degli uomini capitanati da Valentino Mazzola, torna in cima il Torino dei "gemelli del goal" Pulici e Graziani e del "Poeta del goal" Claudio Sala. A distanza di 27 anni dal terribile schianto di Superga lo stendardo del club più sfortunato d'Italia torna a garrire sul gradino più alto del podio restituendo il sorriso alla tifoseria più sfortunata d'Italia.

1976-77. E' il vero e proprio festival del calcio torinese. Un torneo incredibile, giocato in pratica senza alcuna concorrenza da parte delle altre grandi, presto cancellate dalla lotta di vertice, vede alfine la Juventus superare il Torino di un solo punto, al termine di una volata che dura praticamente tutto l'anno e che vede le due compagini piemontesi infrangere tutti i primati. Le altre squadre, a cominciare dalle milanesi, sono costrette ad assistere senza colpo ferire alla lotta senza quartiere tra Juventus e Torino senza poter far altro che applaudire vincitori e vinti.

1977-78. Ancora la Juve, stavolta con ampio margine, vince il titolo e lo fa annichilendo la concorrenza di un Torino in calando che appaia al secondo posto la grande sorpresa dell'annata, il Vicenza di Paolo Rossi, allenato da G.B. Fabbri. Lo stesso Paolo Rossi, nell'estate, guida gli azzurri nella sfortunata spedizione argentina che vede la nostra selezione chiudere ad un quarto posto che è del tutto al di sotto dei meriti di una squadra che gioca il miglior calcio della manifestazione e che viene punita oltremodo dagli svarioni di uno stralunato Dino Zoff.

1978-79. Chiude in bellezza il decennio il Milan che riesce finalmente a a cingere l'agognata stella. Guidato dal vecchio Gianni Rivera e dal giovanissimo Franco Baresi, la squadra rossonera domina il torneo grazie ad un calcio forse non eccessivamente spettacolare, ma molto redditizio, imposto da Niels Liedholm. Alle sue spalle sgomita, conquistando tra la sorpresa generale la seconda piazza, il Perugia di Ilario Castagner, che chiude addirittura senza sconfitte l'annata più luminosa della sua storia.