ARCHIVIO STORICO
 HOME

 STORIE

 SQUADRE

 CAMPIONATI

 GIOCATORI

 COPPA ITALIA

 MONDIALI

 BIG MATCH

 COMMUNITY

 LINKS

 CREDITS

 CONTATTI

 

LA SQUADRA DEL DECENNIO

Anche i questo caso la scelta è abbastanza facile: il Grande Torino dei cinque scudetti, è infatti la più grande squadra mai espressa dal calcio italiano nel corso della sua lunga storia. Costruito con grande abilità da Novo, il team granata è il vero e proprio simbolo dell'Italia in via di ricostruzione dopo i lutti e le gravi distruzioni operate dalla guerra.

1939-40. Torna finalmente alla vittoria l'Ambrosiana del balilla Meazza. In un paese ormai preoccupato per la guerra scoppiata nel resto d'Europa e che si appresta ad entrare nel conflitto, il calcio non si ferma, anche per la sua valenza propagandistica. Il torneo si decide solo all'ultimo turno, nello socntro diretto tra le due squadre di testa, quando i nerazzurri superano il Bologna che ha guidato il campionato per buona parte del suo svolgimento, grazie ad una rete di Ferraris II.

1940-41. Continua il calcio pur tra le difficoltà derivanti dall'entrata in guerra dell'Italia. Stavolta si invertono le parti col Bologna che, immesso nell'organico il grande Giovanni Ferrari, trascinata da un grande Biavati e da "testina d'oro" Puricelli, cannoniere principe del torneo, finisce il torneo davanti all'Inter e al Milan. E proprio le milanesi sono le protagoniste del colpo più clamoroso del calciomercato: infatti i nerazzurri cedono il loro uomo simbolo, Peppino Meazza ai dirimpettai, tra le grandi rimostranze della tifoseria. Il titolo ottenuto, è' un pò il canto del cigno del favoloso squadrone felsineo che, dopo la guerra darà luogo ad un netto declino e dovrà aspettare quasi tre decenni per tornare a lottare per il vertice.

1941-42. In una Italia ormai interessata in pieno dalla guerra, è la Roma di Masetti e del fornaretto Amadei, che vince a sorpresa il primo titolo della sua storia, prima squadra del centrosud a riuscire in una impresa che porta praticamente a compimento l'unificazione calcistica del nostro paese. I giallorossi approfittano dello scivolone del Torino a Venezia, nella grande giornata della coppia Mazzola-Loik, per sorpassare i granata ed involarsi verso uno storico scudetto. Da questo momento la Roma dovrà aspettare oltre 40 anni per assaporare di nuovo la gioia del successo in campionato.


IL GIOCATORE DEL DECENNIO

Se il Grande Torino è la squadra del decennio, il suo profeta, Valentino Mazzola, ne è il giocatore simbolo. Mezzala dotata di grande potenza atletica, il fuoriclasse granata costituisce il prototipo del giocatore completo, capace di offendere, ma anche di farsi notare in fase di ripiegamento. Insieme ad Ezio Loik la migliore, coppie di mezzali mai espresse dal nostro calcio.

1942-43. Tra le macerie e i lutti provocati da un conflitto ormai generalizzato, trionfa il Torino, ai danni del coraggioso Livorno superato solo all'ultimo turno grazie ad una rete di Valentino Mazzola che condanna il Bari alla serie B. E' un anno estremamente importante nella storia del nostro calcio, perchè proprio in quel campionato, il Torino decide di adottare il Sistema. Da questo momento comincia una diatriba interminabile tra i sostenitori dell'uno e dell'altro modulo, che vedrà Novo capeggiare la fazione dei sistemisti. Con il successo in questione comincia l'epopea della squadra di Ferruccio Novo.

1943-44. Anche il calcio si arrende alla guerra. Al posto del campionato, vengono disputati tornei di carattere regionale, col solo scopo di tirare avanti sino al termine del conflitto. L'attività così faticosamente portata avanti trova tra l'altro la benedizione del Regime che può sfruttarla dal punto di vista propagandistico per poter affermare che sul fronte di guerra tutto va per il meglio. Purtroppo non è così e le distruzioni operate dalla guerra peseranno a lungo sulla pelle degli Italiani.

1944-45. In una Italia praticamente spaccata in due all'altezza della Linea Gotica, e divenuta campo di battaglia tra gli Alleati e i nazisti, l'attività è ormai ridotta al minimo, tra le ovvie difficoltà causate da un conflitto in via di chiusura che però continua a seminare lutti anche nelle nostre contrade. Al Nord la Federazione organizza uno stranissimo torneo, che si risolverà con la più classica delle sorprese: i Vigili del Fuoco di La Spezia, approfittando anche di una serie di eventi molto particolari, riescono a battere il Grande Torino e ad aggiudicarsi un torneo per il quale ancora oggi reclamano l'assegnazione dello scudetto.

 

L'ALLENATORE DEL DECENNIO

Anche questo riconoscimento spetta ad un granata, Anton "Egri" Erbstein, l'uomo che capisce il valore aggiunto che il Sistema può apportare ad una squadra come il Torino. La disputa tra i fautori dei due moduli volge ben presto a favore dei sistemisti, proprio per i risultati ottenuti sul dal Torino. Il pressochè definitivo declino del Metodo apre la strada ad una nuova epoca del nostro sport più popolare.

1945-46. E' il momento della ripresa, anche se la guerra fa sentire ancora i suoi effetti sulla vita quotidiana degli italiani. Un torneo disputato in gironi a seguito della presa d'atto da parte federale delle difficoltà derivanti dalla ricostruzione ancora parziale, vede il nuovo trionfo del Torino, nel quale si mette in grande evidenza, tra gli altri (capitanati naturalmente da Mazzola), Eusebio Castigliano, capace di segnare 19 reti e di fornire il solito grande contributo in mezzo al campo.

1946-47. Continua imperiosa la cavalcata dello squadrone creato da Ferruccio Novo. Stavolta il Torino, per il quale si comincia a usare l'aggettivo "grande" distanzia i cugini della Juve di ben 10 punti, segnando oltre 100 reti! In questo vero e proprio festival granata, la parte del leone spetta ad un Mazzola incontenibile, capace di infilare ben 29 volte il pallone nella rete avversaria. Di fronte alle prodezze dello straripante capitano granata, alla Juventus, che pure guida la danza nel corso dei primi 20 turni, non resta che inchinarsi e riconoscerne la grandezza.

1947-48. E' il quarto sigillo di un Torino sempre più grande. Gli uomini di Mazzola annichiliscono la concorrenza vincendo il torneo con 16 punti di vantaggio sul Milan e scrivono una nuova luminosa pagina della loro storia. Ormai il calcio italiano può soltanto inchinarsi di fronte alla schiacciante prova di forza offerta dalla squadra costruita da Novo ed Erbstein.

1948-49. Termina l'epopea del Grande Torino sul colle di Superga. Nella più grave disgrazia che il calcio italiano ricordi, periscono tutti i componenti della squadra granata lasciando un vuoto pressochè incolmabile. La disgrazia di Superga lascia il segno non solo sul Torino, che da questo momento scompare per un lungo periodo dal calcio di vertice, ma anche sul calcio italiano che tarda a riprendersi dal terribile schianto dell'aereo granata e va incontro al periodo più buio della sua storia.