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LA SQUADRA DEL DECENNIO

Non può che essere la Juventus dei cinque scudetti consecutivi, formata da una nutrita schiera di fuoriclasse del calibro di Orsi, Monti e Cesarini, forte di un trio difensivo leggendario, composto da Combi-Rosetta-Caligaris e da "comprimari" di grande livello come i fratelli Varglien o "Farfallino" Borel. Solo il Grande Torino riuscirà a eguagliarne l'impresa.

1929-30. Trionfa l'Inter (denominata in quel lasso di tempo Ambrosiana) che annovera in attacco un fuoriclasse come il "balilla" Meazza, oltre ad altri assi capaci di segnare un'epoca del nostro calcio come il difensore Allemandi e la mezzala Serantoni, futuri campioni del mondo. La squadra milanese precede sul filo di lana il forte Genoa di De Prà e Levratto, tornato ad alti livelli dopo un periodo non esaltante.

1930-31. Comincia il ciclo della Juventus, che vince il primo dei cinque scudetti di fila del suo quinquennio magico. I bianconeri trionfano al termine di una lunga e appassionante lotta con la fiera Roma testaccina capeggiata da Bernardini, Masetti e Ferraris IV che, tra l'altro, riesce a rifilare ai bianconeri uno storico 5-0 che sarà anche oggetto di un celebre film dell'epoca. Il finale del torneo è reso incandescente dalle polemiche che fanno seguito al derby romano, nel corso del quale debbono addirittura intervenire i carabinieri a cavallo.

1931-32. Secondo scudetto di fila per la Juventus, al termine di un lungo ed esaltante duello con il Bologna, che guida la classifica sino alla venticinquesima giornata, per poi cedere al prepotente rush finale dei bianconeri dopo una rocambolesca sconfitta a Milan contro l'Ambrosiana. Al Bologna di Lelovich, in cui si fanno notare per la straordinaria classe gli uruguaiani Sansone e Fedullo non bastano le reti di uno scatenato Angiolino Schiavio per scalzare le zebrette di Carlo Carcano dal vertice della classifica.

IL GIOCATORE DEL DECENNIO

Non è facile la scelta, ma l'ago della bilancia non può che pendere dalla parte di Giuseppe Meazza, uno dei più grandi attaccanti che la storia del nostro calcio possa annoverare. A decidere in suo favore è soprattutto il doppio trionfo azzurro ai Mondiali del 1934 e 1938, che lo vede in entrambi i casi in qualità di vero e proprio trascinatore della nostra massima rappresentativa.

1932-33. La cavalcata della Juventus verso il terzo titolo di seguito, è agevolata dalle imprese di uno strepitoso "Farfallino" Borel (autore di 28 reti in 29 gare!). Il forte attaccante si dimostra il terminale perfetto per un complesso ormai rodatissimo che dimostra di non perdere un colpo e nel quale l'unico ritocco di un certo rilievo è quello del brasiliano Sernagiotto (detto Ministrinho in patria), funambolica ala che prende il posto dell'argentino Maglio. Alla concorrenza, Inter in primis, non resta che inchinarsi alla forza dei bianconeri e cercare di accorciare distanze che nel corso dell'anno si sono dimostrate abissali.

1933-34. Quarto titolo di fila per una Juve che si appresta a fornire l'ossatura dell'Italia in procinto di diventare campione del mondo nel torneo iridato disputato nel nostro paese. E proprio l'imminente Mondiale, che si disputa in Italia, stravolge il calendario del campionato, senza comunque danneggiare la regolarità di un torneo estremamente appassionante e sempre più seguito da folle enormi. La vittoria dei bianconeri avviene dopo una lotta serrata con l'Internazionale di Meazza che si risolve soltanto nelle ultime giornate in seguito al clamoroso ed imprevisto crollo dei nerazzurri, che pure hanno condotto buona parte del torneo, pagando probabilmente proprio lo sforzo fatto nella parte iniziale.

1934-35. Incredibile ripetizione del torneo precedente. Il quinto sigillo della Juve, è infatti ancora una beffa ai danni dell'Ambrosiana che dopo aver a lungo guidato la classifica, cede proprio nel corso della giornata di chiusura per la gioia dei bianconeri. L'altra grande protagonista del torneo è la solidissima Fiorentina, che dopo aver a lungo illuso i suoi tifosi, si fa clamorosamente battere a domicilio dal pericolante Livorno e deve abbandonare i sogni di gloria a lungo coltivati.

 

L'ALLENATORE DEL DECENNIO

E' Vittorio Pozzo, tecnico della Nazionale italiana che vince i Mondiali del 1934 e del 1938, grazie soprattutto ad un intuito sopraffino che lo porta a rivalutare giocatori quasi in disarmo come Ferraris IV o considerati non di altissimo livello come Seantoni. Con il doppio trionfo degli azzurri trova la sua massima realizzazione il Metodo, modulo di gioco che sta per essere soppiantato dal Sistema del Grande Torino.

1935-36. E' il Bologna a cogliere i frutti del cedimento della Juve, vincendo il suo quarto titolo. Nell'anno in cui Mumo Orsi e compagni vedono declinare il loro dominio, l'undici felsineo si dimostra la squadra più continua, anche grazie alla improvvisa defezione del trio argentino della Roma (Guaita, Scopelli e Stagnaro) che solo nel finale riesce a superare le difficoltà che ne derivano. Troppo tardi per superare il Bologna.

1936-37. Lo "squadrone che tremare il mondo fa", bissa il titolo dell'anno prima, a danno di Torino e Lazio, soprattutto grazie ad una solidità di squadra sconosciuta alle rivali. Sia il Torino che la Lazio (trascinata da un grandissimo Piola) infatti mostrano a tratti grandi potenzialità e brillantezza di gioco, senza però mai raggiungere la continuità dei felsinei che dominano infine la concorrenza.

1937-38. Torna alla vittoria una Ambrosiana Inter forte di un attacco in cui il balilla Meazza, in procintto di guidare l'Italia al bis mondiale in terra di Francia, fa la parte del leone vincendo la speciale classifica riservata ai marcatori con 20 centri. I nerazzurri, che godono degli ultimi lampi di classe del grande Giovanni Ferrari, riescono a centrare il traguardo precedendo sul traguardo la Juventus e un Milan tornato a livelli di ottima efficienza dopo un periodo non proprio esaltante.

1938-39. Il Bologna dei grandi sudamericani (Andreolo, Sansone, Fedullo e Puricelli), piega la resistenza di un Torino non ancora arrivato ai livelli del decennio successivo e di un'Ambrosiana che non riesce a ripetere se non in parte le imprese dell'anno precedente. E' un pò il canto del cigno del favoloso squadrone felsineo che, a partire da questo momento, dovrà aspettare quasi tre decenni per tornare in vetta.