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Forma
una splendida coppia con Vinicio nel Botafogo,
sulla quale si appuntano gli occhi della
Roma. Che vorrebbe portarla all'ombra del Colosseo. Purtroppo, non è possibile, poichè
su Vinicio piomba il Napoli, per cui la
dirigenza romanista si deve
"accontentare" di Da Costa. Che è un
interno atipico per il calcio brasiliano. Il suo
gioco, infatti, è privo di fronzoli e bada più
all'essenziale che alla bellezza del gesto
tecnico. A differenza di molti connazionali,
preferisce la manovra impostata per linee
verticali e in profondità. Molto rapido, ha nel
tiro la sua caratteristica fondamentale: quando
colpisce la palla, partono delle bordate da far
paura, che il più delle volte finiscono la loro
corsa in fondo alla rete. Il suo gioco, riflette
per molti versi il suo carattere: schivo,
introverso, dedito alla professione più che
alle feste. Certo, non ricorda l'Adriano che ha
impazzato dalle nostre parti sino a poco tempo
fa. L'altra sua caratteristica che fa impazzire
i tifosi romanisti, è l'implacabile puntualità
con la quale segna alla Lazio ogni volta che si
trova di fronte il povero Lovati. Nel 1956/57,
al secondo anno italiano, vince la classifica
dei cannonieri. E' un oriundo e in questa veste
papabile per la Nazionale. Con la quale gioca
una sola partita, quella con l'Irlanda che
praticamente esclude la nostra selezione dai
mondiali svedesi del 1958: anche in quella
occasione, Da Costa non smentisce il suo fiuto
del goal, ma non basta poichè l'Italia perde la
partita e il passaporto per la
kermesse iridata. |