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LA NASCITA DI UNA GRANDE

Il torneo 1930-31, vide la grande crescita della Roma, prima squadra centromeridionale ad incrinare il sino ad allora totale dominio delle grandi del Nord sul resto del lotto. Una crescita che era sostenuta da ambizioni poderose e che aveva messo in allarme i vertici di chi era abituato a dettare il bello e il cattivo tempo. Con relative polemiche riguardanti la protezione di cui godevano le grandi tradizionali.

Nel campionato 1930-31 si verificò una vera e propria svolta nell'ambito del calcio italiano. Per la prima volta infatti, una squadra del centrosud riuscì ad inserirsi nella lotta per lo scudetto, che sino ad allora era stata esclusivo terreno di caccia delle squadre settentrionali. Fu la Roma, nata appena quattro anni prima, a riuscire in una impresa che segna un vero e proprio spartiacque nella storia del nostro sport più popolare, allargando in maniera estremamente significativa i confini dello stesso, sino ad allora circoscritti a poche squadre lombarde, emiliane e venete. Del resto proprio la Roma era nata con il chiaro intento di spezzare il predominio in questione, mostrando da subito le sue ambizioni che l'avevano spinta ad ingaggiare grandi campioni come Ferraris IV, Bernardini e Volk in modo da poter subito colmare il gap che sino a quel momento aveva diviso il calcio romano da quello di vertice. Più di una volta, infatti, Lazio, Roman e Fortitudo erano riuscite a prevalere nella parte centromeridionale del tabellone, squagliandosi come neve al sole nell'impatto coi poderosi squadroni settentrionali e proprio per questo motivo i più illuminati dirigenti capitolini avevano varato un piano che avrebbe dovuto portare al varo di una unica, grande squadra, in grado di reggere l'urto. E una volta nata, la Roma aveva dimostrato le proprie ambizioni con acquisti di rango. Questi acquisti, però, avevano provocato la piccata reazione degli squadroni nordisti, i quali avevano cercato di ostacolare il cammino della neonata società capitolina senza capire che le fortune della stessa avrebbero avuto benefici enormi per tutto il movimento, amplificando a dismisura la popolarità già cospicua di cui godeva il movimento.
La grande ascesa della Roma fu vissuta con grande apprensione in un calcio che sino ad allora aveva visto lo strapotere delle squadre settentrionali, in quanto andava ad intaccare equilibri ormai consolidati. Una serie di episodi non del tutto chiari avvenuti nello svolgersi dell'annata (addirittura nel corso del secondo derby capitolino era stato necessario l'intervento della forza pubblica per placare l'ira dei tifosi romanisti per le decisioni arbitrali contrarie ai giallorossi) fecero parlare sin da allora di una certa protezione arbitrale verso le squadre del Nord, ipotesi forse non del tutto campata per aria se si considera che le alte sfere federali erano egemonica espressione delle società settentrionali...

IL GLADIATORE

Il protagonista della partita tra Roma e Juventus, fu Attilio Ferraris IV, il quale dominò a centrocampo, aiutato da un grandissimo Fulvio Bernardini, imponendo le doti agonistiche che già lo avevano fatto apprezzare da Vittorio Pozzo. Il forte giocatore di Borgo, tra l'altro, era stato a lungo oggetto del desiderio bianconero, tanto che poco prima che nascesse la Roma, emissari della Juventus avevano provato a convincere il padre a farlo trasferire a Torino.

Attilio Ferraris IV fu uno dei grandi attori della partita contro la Juventus. Nel corso della stessa contesa il giocatore di Borgo mise ancora una volta in mostra le straordinarie doti agonistiche che lo avrebbero poi fatto diventare il "leone di Highbury" e che facevano passare in secondo piano alcune lacune di carattere tecnico, in particolare quelle dovute ad un uso imperfetto del piede sinistro. Il vigore col quale affrontò la contesa, fece saltare i nervi a molti bianconeri e, soprattutto, annichilì il povero Mumo Orsi, poco aduso all'agonismo. A centrocampo Ferraris IV e Bernardini vinsero alla grande il duello con la mediana juventina formata da Barale, Varglien e Vollono, travolgendo col loro impeto e carisma, quello che era il punto debole della squadra bianconera.
E proprio Ferraris IV, tre anni prima della partita in questione era stato vanamente inseguito dalla Juventus, pronta a fare ponti d'oro al fortissimo giocatore di Borgo, qualora avesse optato per la squadra torinese. Un emissario torinese aveva cercato di convincere il padre del giocatore (che era di origini piemontesi) a spingere il figlio a vestire la casacca bianconera, facendogli balenare la prospettiva dei lauti guadagni che sarebbero derivati da questa opzione. La risposta del padre di Ferraris IV fu un secco no, motivato anche dal fatto che stava appunto per nascere anche a Roma una grande squadra, la Roma appunto, della quale il mediano sarebbe diventato uno dei punti di forza. La previsione del padre di Ferraris IV si era poi mostrata veritiera e il forte giocatore non si era dovuto pentire del diniego opposto alle sontuose offerte provenienti dal capoluogo sabaudo, riuscendo ad affermarsi anche in Nazionale grazie all'apprezzamento del Commissario Tecnico, Vittorio Pozzo, per le monumentali doti caratteriali dello stesso.

PARTITA A SENSO UNICO

Il 5-0 col quale la Roma maramaldeggiò sugli attoniti bianconeri, sarebbe rimasto memorabile, tanto da diventare oggetto di un film d'epoca. Mai si era vista la Juventus subire in tal modo e, soprattutto, mai si era avuta l'impressione che i rapporti di forza a favore delle squadre del Nord, stessero per essere ribaltati. Alla fine della contesa, in molti accusarono Ferraris IV di aver esagerato in agonismo, a partire da Mumo Orsi.

La partita fu a senso unico. La Roma infatti, ampiamente cosciente del fatto che un pareggio o, peggio ancora, una sconfitta, l'avrebbe praticamente estromessa in maniera irrimediabile dal discorso scudetto, si buttò a corpo morto nella contesa cogliendo di sorpresa i bianconeri che, con ogni probabilità, non si aspettavano un simile approccio alla partita da parte dei giallorossi capitolini. L'intensità con la quale la Roma partì sin dai primi minuti, mandò nel pallone gran parte dei bianconeri, incapaci di opporre una valida reazione al turbinare delle azioni romaniste. In particolare fu Ferraris IV a scompaginare i piani della Juventus, aggredendo letteralmente il povero Mumo Orsi al quale non fece praticamente toccare palla per tutta la partita e dando in tal modo l'esempio ai compagni che, esaltati da tanto agonismo, stritolarono la fortissima capolista. Il primo tempo si chiuse sull'1-0 firmato da Lombardo, dando l'illusoria impressione che nella ripresa le cose potessero cambiare in meglio per la Juventus. Non fu così, anzi, il peggio doveva ancora arrivare. "Sigghefrido" Volk, Fasanelli e due volte Fulvio Bernardini fissarono il punteggio su un clamoroso 5-0 che, oltre a ribadire il pieno diritto della Roma a lottare sino alla fine per lo scudetto dette lo spunto per un famoso film dell'epoca.
Molti giocatori della Juventus, Orsi in primis, dopo la partita accusarono Attilio Ferraris IV di eccessiva vis pugnandi, tanta fu la carica che il forte mediano della Roma mise in mostra quel giorno contro i bianconeri piemontesi. Nella foga polemica dovuta anche ad un risultato cui non erano abituati, i bianconeri dimenticarono forse che proprio la combattività aveva fatto la fortuna del popolare giocatore di Borgo, futuro Leone di Highbury e della stessa nazionale di Pozzo e che non a caso il Commissario Tecnico aveva chiamato il forte romanista per innervare una squadra che di lì a qualche anno sarebbe diventata un blocco di cemento. I rapporti tra Orsi e Ferraris IV furono comunque prontamente ristabiliti, soprattutto grazie alle rivincite che l'ala argentina usava prendersi al tavolo da ping pong durante i raduni della Nazionale e con le quali il popolare Mumo usava vendicarsi delle sofferenze che doveva patire ogni volta che si trovava ad incrociare la Roma.