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LA SECONDA COMPETIZIONE NAZIONALE PRENDE PIEDE

Dopo l'edizione del 1922, vinta dal Vado, la Coppa Italia torna nel 1935-36 ed acquista subito il giusto ruolo di seconda competizione nazionale. Aperta anche alle squadre delle categorie semiprofessionistiche, sull'esempio inglese, si trasforma ben presto in una degna rivincita del campionato, come del resto si capisce dando uno sguardo alle squadre vincenti a partire dal Torino, che vince la prima edizione vera del torneo.

1935-36 Torna il secondo trofeo nazionale dopo l'esperimento del 1922, vinto dal Vado e torna in grande stile. Stavolta il cartellone del torneo è al completo e nessuno lo prende sotto gamba. Il Bologna tricolore vede il suo cammino interrompersi già agli ottavi, per mano del Milan, mentre la Roma, seconda forza del campionato, si vede sbarrato il cammino dalla Lazio nel solito infuocato derby. Ne approfitta il Torino, squadra formata da tanti giovani e capitanata dal vecchio Emilio Janni, che nella finalissima di Genova domina una sorprendente Alessandria, andando a vincere la prima Coppa Italia della sua storia, secondo trionfo in assoluto dopo il titolo del 1927-28.

1936-37 La terza edizione del secondo trofeo nazionale, dà ancora una volta luogo a molte sorprese. A partire dalla prematura eliminazione del Bologna tricolore, che conferma di fronte alla Sampierdarenese la sua scarsa attitudine alla competizione. E non va meglio alla seconda forza del campionato, la Lazio di Silvio Piola, letteralmente distrutta dal Genoa. E' proprio il grifone, a tornare al successo, dopo i nove titoli dei decenni passati: la squadra allenata da Felsner, da poco tornata in serie A, batte nella finalissima di Firenze la Roma e conferma la bontà della sua intelaiatura, nella quale spiccano tanti validissimi comprimari come Genta, Bigogno, Arcari III, Perazzolo e Marchionneschi. 

1937-38 La quarta edizione del secondo trofeo nazionale, vede il primo successo della Juventus, che si consola così del secondo posto in campionato, alle spalle dell'Ambrosiana di Peppino Meazza. I bianconeri, guidati da un giovanissimo, ma già grande Gugliemo Gabetto, e dalla grande coppia di terzini Foni-Rava (che si consacrerà di lì a poco ai vittoriosi Mondiali di Francia), hanno la meglio nel doppio derby della finale sul Torino. E' il degno epilogo di un torneo che sta acquistando sempre maggior importanza e che continua a produrre sorprese in serie, grazie a squadre di categoria inferiore che non si fanno eccessivamente intimorire dal blasone delle grandi.

GRANDI SORPRESE

La formula adottata dalla Federazione, sul modello della Coppa d'Inghilterra, rende subito la Coppa Italia una vera fucina di sorprese. Le squadre meno blasonate, indipendentemente dalla categoria, non si fanno pregare per rendere difficile la vita alle grandi. Basti pensare allo splendido Novara del 1938-39, capace di arrivare alla finalissima, per capire lo spirito con cui le piccole affrontano la competizione.

1938-39 Ancora una edizione piena di sorprese. La più clamorosa è quella rappresentata dalla eliminazione del Bologna, che conferma la sua idiosincrasia alla Coppa Italia facendosi estromettere dalla Triestina in una rocambolesca partita che i giuliani vincono in otto contro undici, grazie ad una grande rete di Colaussi in contropiede. E sorprendente è anche il Novara neopromosso che, guidato da Mattea, arriva sino alla finale di Roma con l'Ambrosiana di Peppino Meazza, perdendo con onore di fronte alla più blasonata avversaria, dopo una partita generosissima che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, la bontà del calcio della provincia piemontese.

1939-40 Clamorosa la vittoria della Fiorentina, in una edizione che vede le grandi storiche del calcio italiano d'epoca messe ben presto in ombra da squadre sulla carta inferiori. La squadra gigliata, appena tornata in serie A, e dopo un campionato che la vede sull'orlo dell'ingloriosa retrocessione, si trasforma in Coppa Italia, dando luogo ad un cammino segnato dalla grande autorevolezza. Dopo aver superato il Milan, i toscani travolgono la Lazio e la Juventus e si presentano alla finale contro il Genoa con il fiero proposito di portare a casa il primo trofeo della loro storia. Proposito rispettato, visto che a Campo di Marte, Menti e compagni regolano anche il roccioso Genoa con una rete di Celoria. 

1940-41 E' l'anno della prima ed unica vittoria del Venezia. I lagunari, strappano la Coppa alla Roma che sembrava averla saldamente in mano dopo soli venti minuti della finale, per effetto di una travolgente tripletta del "fornaretto" Amadei. L'orgoglio della formidabile coppia di interni formata da Mazzola e Loik, che di lì a poco andranno a Torino a costruire la propria leggenda, produce però il miracolo di una rimonta che sembrava impossibile e consegna al Venezia la possibilità di rigiocarsi le proprie carte sei giorni dopo. Al meglio, visto che proprio Loik, quando sta per scoccare la mezzora della ripresa, mette a segno la rete che consegna il trofeo alla sua squadra. 

 

LA COPPA VA IN NAFTALINA

L'entrata dell'Italia in guerra, non porta mutamenti nel calcio nazionale, poichè il Regime usa lo sport più popolare come strumento di propaganda. Poi, però, la guerra arriva anche sul suolo italico e la Coppa Italia segue le sorti del campionato, venendo sospesa. Non prima però di aver sortito la prima doppietta della storia, grazie al Torino di Valentino Mazzola, che inizia il suo cammino verso la leggenda.

1941-42 In una edizione limitata, per ragioni di carattere bellico, alle squadre professionistiche, è la Juventus che vince la sua seconda Coppa Italia. La squadra bianconera, ormai lontana parente di quella che aveva dominato la prima metà degli anni '30, dopo un campionato in tono minore, si riscatta nella doppia finale contro il Milan, grazie alla giornata di grazia dell'albanese Lushta nel ritorno. Il secondo trofeo nazionale conferma la sua caratteristica di fondo, le sorprese che ne costellano il cammino, favorite anche dalla particolarità di un calcio ormai vissuto alla giornata per effetto della guerra che ormai da due anni ha trasformato l'Europa in un campo di battaglia.

1942-43 E' l'anno che vede il Grande Torino cominciare la costruzione della sua leggenda. La squadra di Valentino Mazzola, dopo aver vinto il campionato, concede il bis in Coppa Italia contro il Venezia, travolto nella finalissima per 4-0. Il maggior ostacolo per i granata è la Roma, che dopo una deludentissima annata, si presenta alla sfida con il Torino con fieri propositi di rivalsa, dando luogo ad una grande prova. Che termina però male, a causa di un controverso arbitraggio che provoca la piccata reazione dei giallorossi e una serie infinita di incidenti, a seguito dei quali la Federazione decide incredibilmente di squalificare a vita Amadeo Amadei, che poi risulterà totalmente estraneo ai fatti addebitatigli.

1958 Nella prima edizione del secondo dopoguerra, arriva il primo successo della Lazio, il primo in assoluto della storia societaria. La squadra biancoceleste, guidata dal grande Fulvio Bernardini, al ritorno nella società che lo aveva visto crescere, riesce a far suo il trofeo nel bel mezzo della tempesta scatenata dalla cessione di Arne Selmosson alla Roma, battendo nella finalissima di Roma la Fiorentina. E' in pratica l'ultimo bagliore emanato dalla grande Lazio degli anni '50, che sta per inaugurare una delle epoche più oscure della sua storia, al termine della quale si ritroverà per la prima volta in serie B, pagando a prezzo salatissimo gli sprechi della faraonica gestione di Tessarolo.