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Anno

Squadra

Serie PT RT
1973-74 Roma
A
1
-
1974-75 Roma
A
3
-
1975-76 Genoa
B
36
3
1976-77 Roma
A
29
2
1977-78 Roma
A
17
2
1978-79 Genoa
B
32
1
1979-80 Roma
A
28
3
1980-81 Roma
A
27
5
1981-82 Roma
A
26
8
1982-83 Roma
A
26
3
1983-84 Roma
A
27
7
1984-85 Roma
A
22
1
1985-86 Roma
A
24
2
1986-87 Roma
A
23
1
1987-88 Roma
A
16
-
1988-89 Roma
A
14
1
1989-90 Roma
A
21
2
1990-91 Roma
A
-
-
Dati anagrafici
Cognome Conti Nome Bruno
Nato a Nettuno (Roma) Data 13/03/1955
Altezza 1,69 Peso 65
Esordio 10/2/74, Roma-Torino 0-0 Ruolo Ala
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 47
 5
11/10/80
Italia-Lussemburgo 2-0

 

E' uno dei più straordinari fuoriclasse che abbiano vestito la maglia della Roma, tanto da essere soprannominato, ai tempi in cui fa furore con i giallorossi e in azzurro, Marazico, quasi a sottolineare la eccezionale miscela di tecnica ed estro che ne caratterizza il modo di giocare. Il grande Gianni Brera, a sua volta, gli inventa un altro nomignolo anche esso azzeccato, Pelasgio, a sottolinearne i tratti somatici inconfondibili. Fa il suo esordio in una Rometta perennemente in difficoltà, ma si notano subito numeri di alta scuola caratteristici di chi ha il calcio nel sangue. Per averlo, la Roma deve strapparlo al baseball, altro sport nel quale potrebbe eccellere, e non dovrà mai pentirsene. Nel 1975, viene mandato a farsi le ossa a Genova, coi grifoni, ove disputa un ottimo torneo di serie B, nel quale  funge da rampa di lancio per O' Rey di Crocefieschi, al secolo Roberto Pruzzo. Il "Barone", Liedholm, decide di riportarlo a casa, e lui ripaga la fiducia giostrando con grande autorità nella Roma dei giovani, nella quale si sta segnalando anche un certo Agostino Di Bartolomei. Quando però, il Genoa lo richiede nell'ambito dell'operazione che porta Pruzzo nella capitale, Anzalone lo sacrifica. Un nuovo campionato di serie B, nel quale però non brilla particolarmente e poi il ritorno alla Roma. Che sta diventando uno squadrone sotto l'accorta guida di Liedholm e nella quale diventa elemento insostituibile. Tecnica brasiliana, ma anche tanta corsa, che ne fanno un tornante inimitabile, capace di giostrare lungo tutta la fascia senza mai perdere di lucidità. Le sue serpentine, le finte con cui si libera dell'avversario e la capacità di sacrificarsi a beneficio della squadra colpiscono enormemente l'immaginario dei tifosi. Anche Bearzot si accorge di lui, tanto da farne un punto fermo della squadra azzurra. E ai mondiali di Spagna, stupisce il mondo intero, tanto che Pelè lo indica come il miglior giocatore della kermesse mondiale. Agli occhi del mondo calcistico, rimane la sua corsa per settanta metri palla al piede, prima di consegnare la stessa ad Altobelli, per la terza rete. In quella giocata c'è la sua essenza di giocatore completo, capace di correre e mantenere al contempo una capacità tecnica eccezionale. E nell'anno successivo al Mondiale, arriva anche lo scudetto con la Roma, anche se per lui, a livello di rendimento, è una annata in tono minore, nella quale risente più di altri delle fatiche del Mondiale. Poi la grande delusione della finale di Coppa dei Campioni persa all'Olimpico contro il Liverpool. Quella maledetta sera sbaglia un rigore decisivo, ma nessuno glielo farà mai pesare. In giallorosso, dopo la partenza di Liedholm e il cambio di impostazioni del gioco portato da Sven Goran Eriksson, ha qualche difficoltà, ma accetta ogni decisione del tecnico svedese senza mai polemizzare. Compreso il ritiro della fascia di capitano, dopo la maxi squalifica presa a Milano dopo aver letteralmente camminato sopra un avversario rimasto a terra. Sono episodi che il calcio italiano gli perdona facilmente, perchè non è certo un giocatore cattivo, anzi. Gioca con la sua Roma sino al 1990, per poi entrare a far parte dello staff tecnico della società, del quale fa tuttora parte, tanto da essere considerato una vera istituzione.

 

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