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Anno

Squadra

Serie PT RT
1948-49 Metz D1 35 11
1949-50 Metz D1 35 11
1950-51 Palermo
A
35
11
1951-52 Palermo
A
35
11
1952-53 Roma
A
32
6
1953-54 Roma
A
19
6
1954-55 Juventus
A
29
11
1955-56 Novara
A
27
10
1954-55 Juventus
A
29
11
1955-56 Novara
A
27
10
1954-55 Juventus
A
29
11
Dati anagrafici
Cognome Broneè Nome Helge
Nato a Nobolle (Danimarca) Data 28/03/1922
Altezza ND Peso ND
Esordio 10/9/50, Palermo-Atalanta 2-0 Ruolo Interno
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 -
 -
-


 

Pazzia allo stato puro. Se qualcuno pensa che Cassano sia folle, non ha mai sentito parlare di Helge Broneč, interno danese di squisita grana tecnica degli anni '50. Arriva in Italia grazie a Gipo Viani, cui il Principe Lanza di Trabia, presidente del Palermo chiede di portare "il pił forte giocatore del mondo". Il tecnico indica proprio Broneč, di cui conosce la fama, ma del quale evidentemente ignora gli eccessi. Mal gliene incoglie, e vedremo perchč. Sbarca a Palermo e subito fa innamorare il pubblico rosanero. E' un giocatore capace di fare da vero uomo squadra, imposta al meglio il gioco e sa concluderlo nel migliore dei modi. Se perņ gli gira storta, la squadra si ritrova con un uomo in meno. E' capace di mettersi a giocare sul lato di campo all'ombra, se ritiene che il sole sia troppo forte, oppure di rifiutarsi di accorrere in difesa se la squadra deve difendere il risultato. In una partita, riesce addirittura a buttarsi il pallone in porta per interrompere la difesa ad oltranza del golletto di vantaggio, che evidentemente ritiene un affronto alla sua arte, tanto che Viani lo aggredisce imbufalito. Lui gliela giura e appena puņ, si vendica. Accade quando la Roma, appena tornata in serie A, intavola una trattativa per garantirsi le sue prestazioni. Lui accetta, ma pone come condizione che venga allontanato dalla guida tecnica giallorossa il tecnico. Che, guarda caso, č proprio Gipo Viani. Sacerdoti, non si sa se a malincuore, si adegua e la sua vendetta č servita su un piatto d'argento. A Roma, le sue pazzie assumono le tinte di una pochade. A Montalbieri, ove la squadra sta ultimando il suo ritiro, un dirigente romanista, mandato a vedere se tutto procede per il meglio, si ritrova davanti ad un vero e proprio teatro diretto dal danese, tediato dalla seriositą della chiusura claustrale imposta ai giocatori. Per non parlare dello scarpino che colpisce Campilli nel corso di un alterco tra Broneč e un compagno, che porta alla sospensione del giocatore. Tutti si aspettano che lui vada a Canossa, ma non hanno ben compreso il suo carattere, poichč non si smuove dalle sue decisioni. Alla fine, si decide di non rinunciare alla sua classe e si pone la parola fine ad una vicenda che sta tramutandosi in farsa. E poi, alla Roma, trova il sostegno di un altro pazzo scatenato come Bepi Moro, col quale la sintonia č assoluta. Nel corso di una partita che vede la Roma soccombere di una rete, Broneč chiama l'amico a dare una mano al serrate finale dei giallorossi e il bello č che Moro non si fa pregare per farlo! Due anni di questa fattura, non possono che provocare una certa nausea in una societą che vorrebbe vedere ripagati i forti investimenti fatti per riportare in alto la squadra dopo la caduta in serie B e, quando nell'estate del 1954 la Juventus si presenta all'uscio di Sacerdoti, il Banchiere di Testaccio č ben felice di aderire all'offerta economica bianconera, liberandosi di quello che ormai č chiaramente un elemento di disturbo. Broneč giocherą ancora due stagioni in Italia, l'ultima a Novara, prima di lasciare orfana quella stampa sportiva che aveva fatto di lui un mito e alla quale aveva offerto materiale in abbondanza col quale ovviare ai periodi di magra.

 

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