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LE GRANDI PARTITE

Chi non ricorda la mitica partita tra Italia e Germania che segnò in maniera indelebile i mondiali messicani del 1970? La storia dello sport pedatorio è soprattutto la storia di grandi match, partite che hanno fatto epoca. Come il 5-0 tra Roma e Juventus, che dette lo spunto per un famoso film d'epoca, o il derby milanese del 1950 terminato con un fragoroso 6-5. Andiamo a rivivere alcune di queste sfide, analizzandole nel dettaglio. 

Il 5-0 che divenne un film Nel 1931, si verificò un fatto straordinario per il calcio italiano dell'epoca: per la prima volta, infatti, una squadra centromeridionale andò ad insidiare in maniera decisa la supremazia degli squadroni nordici. Fu la Roma, nata pochi anni prima proprio per dar luogo ad una sola, forte squadra capitolina, in grado di entrare permanentemente nell'area dello scudetto, a riuscire in una impresa epocale, che portava a compimento l'unificazione dell'Italia calcistica. E proprio nella primavera del 1931, la Roma sconfisse la Juventus, sua rivale nella lotta al titolo, con un 5-0 che fece scalpore, provocando grandi polemiche riguardanti Attilio Ferraris IV e che divenne oggetto di una pellicola dell'epoca.

Il primo derby romano Nel 1929, si giocò il primo derby romano della storia. La Roma, nata nel 1927, aveva cercato di inglobare anche la Lazio, senza però riuscirvi. Per fortuna. Perchè in tal modo nacque la più accesa rivalità cittadina, capace di intrigare anche coloro che non sono romani. La prima stracittadina fu preceduta da una settimana densa di preoccupazioni, nel ricordo dei clamorosi incidenti che avevano sempre caratterizzato le sfide tra la Lazio e le squadre che si erano riunite per dar vita alla Roma. Timori che per fortuna svanirono del tutto nel corso della gara. Andiamo a rivivere quella prima, straordinaria partita, per cercare di capire le ragioni di una rivalità così accesa.

Italia-Germania 4-3 Quando si parla di Italia-Germania, il pensiero non può che andare lì, a Citta del Messico. Dove, nel giugno del 1970, fu giocata la partita forse più bella della storia del calcio. Una partita che nei canonici 90 minuti regolamentari non aveva dato grandi emozioni e che sembrava dovesse chiudersi con la vittoria degli azzurri. All'ultimo minuto, però, Schnellinger infilò Albertosi, dando inizio ad una vera e propria sarabanda di emozioni. I tempi supplementari, infatti, videro saltare ogni logica e si tramutarono in una sfida all'ultimo sangue, il cui ultimo colpo fu sparato da Gianni Rivera, donando all'Italia una finale aspettata da ben 32 anni. Ancora oggi, allo Stadio Azteca di Città del Messico, campeggia una targa che ricorda la partita che segnò in maniera indelebile i ricordi di milioni e milioni di tifosi in tutto il mondo.
 

L'Italia ruggisce ad Highbury Si può perdere una partita, ma trionfare nell'immaginario collettivo. Come successe all'Italia di Vittorio Pozzo nel 1934. Gli azzurri, appena laureatisi campioni del mondo nella kermesse iridata disputata nel nostro paese, si videro recapitare il canonico guanto di sfida degli altezzosi maestri inglesi, gli stessi che non partecipavano alla massima competizione in quanto si ritenevano i migliori. E la sfida che ne seguì, cominciò come peggio non poteva, con Meazza e compagni sotto di tre reti dopo pochi minuti. Poi si fece male Monti e, incredibilmente, la partita cambiò del tutto. Gli uomini di Pozzo, rimasti in dieci, si rimboccarono le maniche e, guidati da uno strepitoso Ferraris IV, riuscirono non solo a resistere agli incessanti assalti inglesi, ma anche a ridurre le distanze ad un 2-3 che suonava come una vittoria morale.

I Maestri umiliati dall'Ungheria Il 25 novembre del 1953 rappresenta una pietra miliare nella storia del calcio mondiale. Quel giorno, la grande Ungheria di Puskas e Hidegkuti umilia i superbi ed ormai ex Maestri britannici in casa loro, a Wembley, evento che non si era mai verificato sino ad allora e che assume valore di vero e proprio spartiacque nella storia dello sport pedatorio. Il terrificante 6-3 con cui l'Ungheria demolisce i britannici, rappresenta il logico epilogo dello splendido isolamento cui si sono votati per decenni gli inventori dello sport calcistico e che sta ormai dando i suoi, logici, frutti avvelenati. E l'ironia dell'evento, sta nel fatto che proprio un inglese, Jimmy Hogan, è alla base della grande crescita dei danubiani, mentre i supponenti connazionali sono ormai fermi dal punto di vista tattico e vedono del tutto compromessa la loro supposta supremazia sul resto del lotto, come dimostreranno i decenni successivi.

Quell'incredibile 6-5 del 6 novembre 1949 Il 6 novembre del 1949 si gioca il più incredibile derby meneghino della storia. La partita, infatti, finisce con un pirotecnico 6-5 che non ha precedenti e rimarrà a lungo impressa negli occhi di chi vi assiste come classico caso di non sense applicato al gioco del calcio. Dopo soli diciannove minuti, infatti, il Milan conduce 4-1 e sembra aver in tasca i due punti. Non è così, perchè la reazione dell'Inter porta le squadre al 4-4 negli spogliatoi, per il riposo. Ormai, però, la partita ha preso una piega favorevole ai nerazzurri, come si incarica di dimostrare il secondo atto della sfida. Che sancisce il clamoroso sorpasso dell'Inter ai danni dei cugini, nonostante la reazione finale di Nordhal e compagni che frutta solo una traversa di Candiani e una bloccata di Franzosi probabilmente effettuata quando la palla ha già oltrepassato la fatidica linea bianca. Rimane un risultato clamoroso e una partita fuori da ogni logica, che non a caso è spesso accostata alla famosa italia-Germania di Messico '70...