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Anno

Squadra

Serie PT RT
1952-53 Modena
B
1
-
1953-54 Modena
B
-
-
1954-55 Modena
B
-
-
1955-56 Modena
B
30
13
1956-57 Roma
A
17
2
1957-58 Inter
A
-
-
Nov. 57 Modena
B
33
8
1958-59 Modena
B
32
6
1959-60 Padova
A
16
-
1960-61 Padova
A
32
1
1961-62 Padova
A
19
1
1962-63 Padova
B
32
2
1963-64 Padova
B
26
1
1964-65 Padova
B
31
-
1965-66 Padova
B
29
-
1966-67 Padova
B
37
3
1967-68 Padova
B
10
-
Dati anagrafici
Cognome Barbolini Nome Giorgio
Nato a Vittorio Veneto (Treviso) Data 30/04/1934
Altezza 1,74 Peso 70
Esordio 14/10/56, Lazio-Roma 0-3 Ruolo Jolly
Nazionale
Pt
Rt
 Esordio
 -
 -
-

 

Cresce nel Modena, come attaccante, e gioca un ottimo campionato di serie B nel 1955-56, che lo segnala tra i giovani più promettenti del nostro calcio. Ala molto dotata dal punto di vista tecnico, dispone di sostanza atletica e fisica, superiore alla media e riesce a mettersi sempre in evidenza, grazie alla proprietà di palleggio. Lo acquista la Roma, ma in giallorosso non riesce mai a convincere appieno sulle sue doti, giocando diciassette partite e mettendo a segno due reti. Sono gli anni di Ghiggia e Lojodice, che garantiscono goal e rendimento, e lui non è il tipo da alzare la voce. A Modena, lo chiamavano "il tacito", per la sua abitudine a tenersi tutto dentro, e questa sua ritrosia, alla fine diventa un neo, per cui la società decide di lasciarlo partire alla fine dell'anno, cedendolo all'Inter. A Milano perde praticamente una stagione, senza mai riuscire a mettere piede in campo e alla fine dell'anno il suo ritorno a Modena, è inevitabile. Per Barbolini è una fortuna: tornato ove si era affermato, riprende il discorso interrotto due anni prima, ricominciando a giocare con frequenza e ottimo rendimento. Si tratta di uno di quei giocatori che riescono a giocare con buon profitto in vari ruoli: non fortissimo tecnicamente, dispone però di buon senso tattico e intelligenza, per cui un posto in squadra riesce sempre a trovarlo. Le due ottime stagioni passate coi canarini, lo rilanciano in serie A, nel Padova di Rocco. Col Paron il rapporto comincia in modo molto conflittuale: quando si trova di fronte questo giocatore, pulito tecnicamente, ma non molto portato al contrasto e all'interdizione, Rocco comincia a dire che non vuole nemmeno vederlo, costringendolo ad impegnarsi moltissimo in allenamento e a dare intensità al suo gioco. Barbolini da parte sua, ci mette una cattiveria inusitata, tanto che in più di un allenamento desta le perplessità dei compagni, che non lo avevano mai visto così aggressivo. In tal modo convince però Rocco, il quale decide di impiegarlo un po' dappertutto, ma soprattutto come ala tornante, dedita soprattutto alla copertura e alla ricucitura tra i reparti. Gli anni di Padova, iniziati in sordina diventano così i migliori della sua carriera: è per molti anni uno dei beniamini dell'Appiani e una colonna della squadra patavina, con la quale chiude una carriera più che discreta.

 

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